«Visentin condannato: la maggioranza gli tolga la presidenza di commissione»

L'opinione di Luigi Calesso, di Coalizione civica

La condanna in primo grado del consigliere Visentin nel processo di Pordenone per firme false a sostegno di una lista di Forza Nuova non comporta, per il momento, conseguenze giuridiche che gli impediscano di continuare a svolgere il ruolo di consigliere comunale. E’ altrettanto vero che, sotto il profilo giuridico, non essendo arrivati a una sentenza definitiva il consigliere Visentin è ancora innocente. Se tutto questo vale sotto il profilo legale, mi pare altrettanto evidente che la condanna pone alla maggioranza un problema di tipo politico, visto che i fatti a cui si riferisce il processo riguardano proprio la vita politica (e non questioni personali) e che non si può certo sostenere che il comportamento contestato (e finora accertato dai giudici) abbia a vedere con una qualche forma di “disobbedienza civile” o di perseguimento di scopi di valore etico, anche se sanzionati dalla legge. Si è trattato, semplicemente, del tentativo di favorire la presentazione della lista di una aprte politica.

La maggioranza vuole rischiare di trovarsi in un prossimo futuro con un presidente di commissione sospeso dalla carica elettorale? Se non altro per questo motivo ritengo che la maggioranza consiliare di centrodestra dovrebbe togliere a Visentin l’incarico di presidente della commissione Urbanistica che gli ha affidato, in attesa che la sua posizione giuridica venga definitivamente chiarita. Se la soluzione sarà positiva per Visentin, nulla impedirà che la presidenza gli venga riassegnata.

La maggioranza di centrodestra che si riempie continuamente la bocca di “legalità”, utilizzando questa espressione come corpo politico contundente contro i propri avversari potrebbe così dimostrare che si pone questo problema politico anche quando riguarda i propri esponenti, soprattutto di fronte a un caso in cui è esclusa qualsiasi possibilità di richiamare la disobbedienza dichiarata a leggi che si ritengono ingiuste. Poiché la revoca della presidenza di una commissione non alcun carattere “definitivo” penso che non dovrebbe essere un problema per la maggioranza di centrodestra metterla all’ordine del giorno.

Gigi Calesso

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