Turnover sull'assunzione di personale: per Conte il decreto andrà migliorato

Si calcola che dal 2010, per effetto della spending review, i Comuni abbiano perso circa 80mila dipendenti, pari al 20 per cento del totale, andati in pensione e non rimpiazzati

Lo scorso 11 dicembre è stato dato il via libera, in conferenza Stato Città, al decreto attuativo sulla nuova disciplina delle assunzioni dei Comuni a tempo indeterminato. Il decreto si riferisce alla sostituzione del personale che va in pensione, tema di primaria importanza: si calcola che dal 2010, per effetto della spending review, i Comuni abbiano perso circa 80mila dipendenti, pari al 20 per cento del totale, andati in pensione e non rimpiazzati.

Per questo il presidente di Anci Veneto, Mario Conte, considera la bozza del decreto un buon passo in avanti, seppure non priva di evidenti criticità: «Il superamento dei vincoli del turnover è una battaglia su cui i sindaci del Veneto si sono sempre fatti sentire. I contenuti del provvedimento, tuttavia, non risolvono fino in fondo le criticità e le nostre difficoltà. Quando si parla di personale, si parla di servizi da offrire ai cittadini nonché l’efficienza della macchina amministrativa. Da un primo esame, invece, la bozza del decreto rischia di penalizzare i Comuni virtuosi. E quindi quelli del Veneto».

Nello specifico, la proposta del Governo determina i valori soglia della spesa del personale sulla media degli accertamenti di competenza, riferiti alle entrate correnti degli ultimi tre rendiconti approvati. Purtroppo tale criterio non tiene conto di realtà, come quella veneta, nelle quali servizi fondamentali già da anni vengono svolte in forma associata tramite società interamente pubbliche: esempi ne sono la gestione dei rifiuti urbani, in attuazione degli obblighi previsti dalla Legge Regionale 31 dicembre 2012 n. 52, e il servizio idrico integrato, presi in carico attraverso gli ambiti ottimali anche per la gestione delle tariffe e la riscossione. Ne consegue che nei bilanci dei nostri Comuni, a differenza di gran parte del resto d'Italia, non figura la Tari tra le entrate correnti. E neppure, tra le spese correnti, il servizio di igiene urbana. Il risultato è un rapporto evidentemente iniquo per la determinazione della soglia della spesa.

Non si tiene altresì conto della gestione di altri servizi tramite soggetti pubblici che si occupano anche della riscossione diretta, per conto dei Comuni, delle tariffe e dei proventi di carattere tributario e non, che non vengono contabilizzati tra le entrate correnti (né la relativa spesa tra quelle correnti) del Comune ma che trovano riscontro nella contabilità del soggetto gestore, sottoposto a controllo pubblico. «La bozza del provvedimento in essere non tiene conto del fatto che le municipalità del Veneto –prosegue il presidente– fanno pagare meno ai cittadini, grazie a politiche di gestione virtuose che di conseguenza portano a meno entrate. Questo significa che i Comuni del Veneto paradossalmente dovrebbero tagliare personale e non assumerne. Si tratta di un meccanismo inaccettabile».

Applicando esclusivamente i criteri previsti del decreto attuativo esaminato in Conferenza Stato – Città, a fronte di un rapporto personale / popolazione pari a 5,07, come risulta dalla relazione 2019 della sezione autonomie della corte dei Conti (deliberazione n. 21/2019) di molto inferiore alla media nazionale di 5,98 e di una spesa media pro capite di Euro di 130,05, su una media nazionale di Euro 152,93, i Comuni del Veneto sarebbero obbligati nei prossimi anni, entro il 2025, a ridurre ulteriormente la spesa di personale con gravi conseguenze per i servizi.  

Tra le prossime mosse dell'Anci regionale, saranno fornite dal direttore le dovute indicazioni ai Comuni sui nuovi criteri che al momento consentono un turn over al 100 per cento. Ma soprattutto anche la richiesta di immediati correttivi ai criteri di determinazione delle soglie, tenendo conto della diversa composizione delle entrate correnti se dovute a gestioni associate dei servizi pubblici locali, su cui si sta già lavorando. Come pure far presente il rapporto dipendenti/popolazione nella determinazione delle facoltà assunzionali o la spesa media pro capite: senza i correttivi sulla determinazione delle entrate correnti, i nostri Comuni si troverebbero ulteriormente penalizzati. «L’Anci Veneto è al lavoro dunque – conclude il Presidente Conte - per raccogliere i dati e delineare un quadro della situazione regionale. Il passo successivo è di presentare proposte migliorative e ottenere a breve i doverosi correttivi, anche in occasione della prossima emanazione del decreto milleproroghe. Il superamento del turnover è per i sindaci una necessità e non un’opzione, da garantire con i premi ai virtuosi». 

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