Riaprire le scuole ai tempi del Covid-19: «Una questione aperta»

La lettera aperta del segretario del Partito Democratico di Villorba, Pasquale Scarcia

La chiesa di Villorba

La pandemia causata dal virus SARS-COV2 ha riproposto il valore della sanità e della scuola all’interno del nostro concetto di comunità occidentale. Molti sono stati i tentativi di spiegare come le competenze debbano ricoprire un ruolo fondamentale per il sostegno della società moderna. Le competenze che anche per un progetto di sanità e ricerca sono un caposaldo da sostenere e da valorizzare. Non vi è infatti alcuna possibilità di avere una società rivolta verso il progresso, nel rispetto della sostenibilità e della sicurezza della salute, senza garantire alla scuola e alla formazione delle competenze un ruolo fondamentale e riconosciuto come essenziale. Ci viene chiesto come si intenda riaprire la scuola in una fase di pandemia virale che ha congelato tutte le manifestazioni di interazione all’interno della comunità. Dal lavoro al tempo libero, tutto è collegato al rischio di contagio e alla necessità di mettere la salute al primo posto per riorganizzare la vita quotidiana di tutti noi.

Ritengo doveroso condividere con voi alcune considerazioni legate alla scuola proprio per il suo ruolo fondamentale di formatore di educazione e di istruzione per le generazioni future. Tutti noi ci poniamo la domanda di come si possa concepire una riapertura delle scuole, a tutti i livelli, in sicurezza e in libera e ordinaria gestione del percorso pedagogico e formativo degli alunni. Mi preme esporre un mio convincimento, peraltro condiviso da esponenti ben più conoscitori dell’ambiente scuola.

Le riforme della scuola negli anni hanno visto un percorso di creazione delle famose “classi pollaio” e di istituti scolastici sempre più accentrai in pochi plessi di grandi dimensioni per perseguire una scelta politica di ridurre i costi della scuola e di efficientare la logistica e la struttura del servizio scolastico. In realtà si commetteva un errore strategico in vista di quello che sarebbe accaduto, parlando dell’Italia. Calo demografico di intensità non programmabile e fuga dei cervelli verso l’estero. Tralasciando questi ultimi due aspetti e restando concentrati sulla pandemia covid-19, resta la questione di come permettere la riapertura delle scuole garantendo la sicurezza della comunità. Qui si aprono due scenari. Il primo legato alla convinzione che i ragazzi non si ammalano. Ho letto e ascoltato questo tipo di commenti che mi lasciano alquanto interdetto. I giovani probabilmente non si ammalano ma sicuramente si infettano come gli adulti. Partendo da questo dato di fatto, la scuola diventa una bomba epidemica potenziale per il numero di alunni, insegnanti, corpo amministrativo e corpo ausiliario che tutto insieme diventa un elemento di rischio molto alto. La gestione degli alunni con la creazione di classi “pollaio”, media di 27 o 28 alunni per classe, rende infatti impossibile la riapertura delle scuole mantenendo i requisiti di sicurezza in ciascuna classe e nei locali ad uso comune. Inoltre, le disponibilità di locali scolastici dove poter svolgere il normale lavoro scolastico, sono sempre più contenuti, proprio in virtù dell’indirizzo di accorpamento delle vaie scuole in strutture accentrate. Da questa ricostruzione si evincono due considerazioni.

La prima riguarda la questione della sicurezza: non si può pensare di riaprire le scuole tralasciando la questione della sicurezza e salute di tutti i soggetti che sono quotidianamente coinvolti nel suo svolgimento. È fondamentale trovare le soluzioni e le procedure ad esse collegate per poter garantire la salute e la sicurezza a tutti coloro che sono coinvolti nel quotidianità scolastica. La seconda riguarda la pedagogia scolastica e la continuità didattica, permettendo a tutti gli alunni di godere dello stesso livello formativo e soprattutto del ruolo fondamentale che la scuola ricopre, al di là della nozionistica, le esperienze.

La soluzione della formazione a distanza, passaggio necessario in una situazione di distanziamento sociale come quello applicato gli scorsi marzo e aprile, non può sostituire la formazione e l’educazione come esperienza di appartenenza ad una comunità che in termini ristretti rappresenta la classe, in termini più ampi, rappresenta l’istituto scolastico e la formazione che esso garantisce in un ambiente di condivisione di esperienze.

Vedo con molta perplessità il futuro prossimo all’interno della scuola, baluardo e supporto al mantenimento dello spirito democratico e di cultura civica all’interno della nostra nazione che vedrà un momento di ricordo il prossimo 2 giugno. La festa della Repubblica “res publica” cosa che appartiene a tutti in una traduzione alquanto libera ma efficace. Ribadisco il mio personale convincimento che la politica non debba mai dimenticare questo principio trasferitoci nei secoli. Un ruolo di politica e di repubblica che spesso lascia il passo a personalismo e “leadership” nel contesto di una catena del comando che spesso si trasforma in inefficienza, incapacità e semplice opportunismo. Rivendico lo spirito di servizio alla comunità, di atto di onore verso il proprio paese, sacrificando tempo ed energie per portare avanti quei valori democratici che possano essere riconosciuti come esempio per le generazioni future e per le quali si dovrebbe lottare sempre e incondizionatamente. L’esempio di Falcone e Borsellino e di tutti coloro che hanno combattuto contro le mafie, mi spinge nella modestia della mia posizione a rivendicare questo valore di azione politica e di rispetto per la nostra nazione e la nostra repubblica. Viva l’Italia e viva la Repubblica Italiana!

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Il Segretario del Partito Democratico di Villorba, Pasquale Scarcia

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