Zanoni (PD): “Da Zaia e da Conte messaggi contraddittori. Il Veneto non è lo Zaianistan”

Il consigliere regionale: «Non si capisce altrimenti la ‘concessione’ di ordinanze soft e le immediate minacce di misure più dure, come se stessero parlando ai bambini dell’asilo»

«In un momento così difficile, con le persone chiuse in casa da oltre un mese occorrono equilibrio e chiarezza comunicativa, cosa di cui evidentemente difettano il sindaco di Treviso Conte e il presidente Zaia. Non si capisce altrimenti la ‘concessione’ di ordinanze soft e le immediate minacce di misure più dure, come se stessero parlando ai bambini dell’asilo». A dirlo è Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico che interviene sulle conseguenze della nuova ordinanza del governatore, sposata in pieno dal primo cittadino trevigiano.

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«C’è questa continua voglia di distinguersi dal resto d’Italia, anche laddove non serve, come se il Veneto fosse una repubblica a parte, lo Zaianistan. Le ‘piccole riaperture’, per esempio non sono atti di fiducia, perché la Regione non può assumere provvedimenti meno restrittivi rispetto a quelli del Governo. Si tratta semmai di un adeguamento, ma con dei distinguo che creano solo confusione. Ha senso mettere un limite di 200 metri per fare attività motoria per poi toglierlo e subito dopo dire che entro 24 ore valuterà di reintrodurlo perché ci sono troppe persone in giro? Ma non era stato proprio Zaia a dire che ‘in prossimità della propria abitazione’ non era chiaro e i veneti sono persone precise quindi serviva un limite definito? In ogni caso consiglio al sindaco di Treviso Conte anziché lamentarsi sui giornali dei runner sulle mura, nei parchi e lungo la Restera, di avvisare Zaia che crea confusione a favore di telecamera. La confusione fa male ai cittadini che per la stragrande maggioranza hanno dimostrato di rispettare le regole ma fa male anche alle forze dell’ordine, ai tanti carabinieri, agenti di polizia di Stato e municipali che avevano un parametro preciso da far rispettare. In una situazione tanto drammatica sarebbe bene mandare ai cittadini messaggi chiari e univoci, senza straparlare. Anche a costo di rinunciare a un’intervista o ad una comparsata in tv».

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