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Lunedì, 28 Novembre 2022
Salute

Sanità, Cgil contro i Project financing: "Sono dannosi e la Regione è inerme"

"Sulla valutazione degli investimenti effettuati in edilizia sanitaria attraverso progetti di finanza, la Regione prende ancora tempo e le direzioni aziendali minimizzano" dice la Cgil

TREVISO “Ogni aspetto che coinvolge la sanità è fermo, dalle assunzioni di personale al Pssr nulla si muove, e anche la risoluta marcia indietro decisa da Zaia relativamente all’edilizia sanitaria, e che trovava sostanza nel 2010 in V Commissione con l’analisi delle tre esperienze di project financing di Asolo, Santorso e Mestre, non ha portato a niente”. Ivan Bernini, segretario generale Fp Cgil di Treviso, entra con parole molto dure nella dibattuta questione dei costi dei project financing delle strutture strutture ospedaliere trevigiane.

La Commissione, presieduta allora da Padrin, stroncò l’utilità del project financing in sanità, facendo rilevare che i benefici erano inferiori ai vantaggi - spiega il segretario generale FP CGIL di Treviso -. Da allora cos’è cambiato visto che l’assessore Coletto oggi afferma “dobbiamo capire se la finanza di progetto ha una resa positiva o implica solo spese”. Nel frattempo ad Asolo è subentrata una finanziaria inglese Equitix alla capogruppo Guerrato e, nonostante il pieno avvallo che nel 2004 venne dato dalla Conferenza dei sindaci in nome del rafforzamento degli ospedali di Castelfranco e Montebelluna, la programmazione regionale ne ha previsto un sostanziale ridimensionamento. Inoltre, nel contratto di progetto di finanza dell’ex Ulss 8 non sono previste clausole di riscatto nel caso in cui il pubblico volesse “riappropriarsi” della proprietà. A questi costi che incidono pesantemente sui bilanci della odierna Ulss 2 si aggiungerà presto quello di un altro progetto di finanza, quello per la Cittadella della Salute”.

Appaiono decisamente criptiche le parole del direttore generale Benazzi sulla diversa contabilizzazione tra l’Ulss 2 e le altre che hanno attivato progetti di finanza, quando - attacca Ivan Bernini -, oltre ad avere nei fatti la gestione diretta dei servizi per 27 anni da parte di Asolo Hospital Service, il costo annuo per il canone pagato al concessionario è passato dei 29.143.663 euro del 2004, a 44.557.040 euro nel 2010 per poi finire nel bilancio di previsione 2018 dell’Ulss 2 per un importo pari a ben 52.213.803 euro. Senza contare che, anche nella logica del risparmio che teoricamente avrebbe consentito la creazione dell’Azienda Zero, quei servizi oggi gestiti dai concessionari non stanno nella disponibilità dell’Azienda sanitaria. E ci troviamo nel paradosso - sottolinea Bernini - dove nella medesima Ulss abbiamo per lo stesso servizio proprietari diversi e costi diversi (basti pensare al servizio ristorazione-mensa o alle pulizie)”. “Conferenze dei sindaci e sindaci, compresi chi si candida ad amministrare il capoluogo nei prossimi anni, prendano in seria considerazione tale questione e il peso economico che ne comporta - fa appello Bernini -. L’impatto che queste operazioni finanziarie potranno avere sulla programmazione di salute e sulla reale capacità di investire risorse sui servizi socio-sanitari, interessa anche loro. Perché bisogna capire che ciò che avviene ad Asolo o a Pieve interessa anche Treviso. Il problema non è rinviabile o minimizzabile, alla luce del fatto che a dopo il 2010 i progetti di finanza sono andati avanti e nessuno se n’è curato”.

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