All'Oras di Motta medici e pazienti insieme per le feste di Natale

Scambio di auguri tradizionale tra i pazienti, le loro famiglie e il personale dell'ospedale mottense. Per l'occasione si è esibito il Coro Grande del Concentus Musicus Patavinus

In foto l'ingresso dell'Oras di Motta

Lunedì 23 dicembre, presso la chiesa dell’ospedale riabilitativo di alta specializzazione di Motta di Livenza, si è svolto il tradizionale scambio di auguri di Natale dell’U.O. di Recupero e Riabilitazione Funzionale–Unità Spinale, alla presenza e con la partecipazione attiva dei pazienti della struttura e dei loro familiari, impegnati in attività di tipo espressivo individuale, di coppia e di gruppo.

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Si tratta di un appuntamento molto importante nel percorso riabilitativo, fortemente promosso dal dottor Humberto Antonio Cerrel Bazo, Responsabile dell’Unità Operativa citata. L’iniziativa coinvolge l’intero reparto: medici, fisioterapisti, logopedisti, psicologi, infermieri, terapisti occupazionali e operatori socio sanitari. «Uno degli obiettivi fondamentali del percorso riabilitativo è far nascere nelle persone il germoglio di una nuova speranza - spiega la dottoressa Sara Salizzato, referente del Servizio di Psicologia dell’Unità Operativa R.R.F. – U.S. – i pazienti devono poter creare nuovi progetti di vita, alternativi a quelli che la disabilità spesso interrompe. Per questo motivo stimoliamo i pazienti ad assumere un ruolo attivo anche nella recita di Natale, creando così un ponte tra la loro vita precedente e il loro futuro fuori dalla nostra struttura». Ospite dell’allestimento 2019 il Coro Grande del Concentus Musicus Patavinus dell’Università di Padova, con la direzione del Maestro Antonio Bortolami. Il repertorio presentato lunedì scorso ha spaziato dai canti del XVII secolo alle canzoni della tradizione italiana e non solo, sconfinando addirittura nella danza. «Ci sono persone che ancora non riescono a parlare, a cui il canto offre la possibilità di cimentarsi con le prime vocalizzazioni. Quest’anno abbiamo voluto introdurre anche la danza perché rappresenta un linguaggio del corpo fatto di sguardi che si incrociano e mani che si sfiorano, emozioni in grado di restituire alle coppie una relazione intima, e di superare una volta per tutte il tabù della carrozzina», ha concluso la dottoressa Salizzato.

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