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Veneto a rischio zona rossa, ma il Governo pensa a divieti per tutta Italia

Un nuovo Dpcm per tutta Italia. Conte studia un provvedimento da varare nelle prossime ore per portare la zona arancione o rossa a livello nazionale fino alla metà del mese. L'alternativa è chiudere soltanto alcune regioni

Zaia sembra rassegnato: il Veneto rischia maggiori restrizioni e il ministero della Salute non ha ancora deciso sul da farsi. In un'intervista rilasciata oggi al Corriere del Veneto il governatore apre alla possibilità che il suo territorio torni nelle aree a maggiori restrizioni a partire dal 7 gennaio, quando finiranno gli effetti del decreto legge 172/2020. «Zona rossa»? Non sta a me dirlo. Gli unici titolati ad esprimersi in questo senso sono i tecnici, che redigono i piani di sanità pubblica e se ne assumono la responsabilità. Il mio compito è dare operatività alle loro indicazioni sul territorio. Se i tecnici ritengono che serva la zona rossa, lo dicano e la Regione agirà di conseguenza».

Il Veneto a rischio

I dati del Veneto continuano a preoccupare, con oltre 10mila contagiati in tre giorni e gli ospedali al limite della capienza. L'epidemia Covid-19 ora presenta il conto alla regione, dopo gli assembramenti per lo shopping natalizio. E potrebbe essere un conto salato, con un lockdown da "zona rossa". Per spostare il Veneto in questa fascia però si attendono le decisioni del governo, che intanto sta pensando a nuove restrizioni (una zona gialla "rinforzata") dopo le feste valide in tutta Italia. Ma per la chiusura è necessario cambiare i 21 parametri su cui si basa la classificazione del rischio nei report dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministro: si pensa all'introduzione dell’incidenza di riferimento di 50 casi ogni 100mila abitanti e di un Rt (indice del contagio) di 1 o 1.1 per passare in zona arancione.

Attualmente la regione ha l’Rt più alto d’Italia (1.07) e un’incidenza di 968 casi ogni 100mila abitanti, tripla rispetto ai 305 di media nazionale. Per questo Zaia rimane possibilista ma senza sbilanciarsi troppo: «Ad oggi in Veneto abbiamo patito due settimane di restrizioni arancioni e rosse, dalla mia ordinanza del 19 dicembre al successivo decreto di Natale del governo. I contagi calano? No. E i ricoveri restano sostanzialmente stabili perché le prese in carico dei pazienti continuano a ritmo sostenuto nonostante le dimissioni. E questo, attenzione, non accade solo in Italia: in Germania e Gran Bretagna, dove stanno applicando lockdown più duri dei nostri, i contagi crescono». E questo perché «I divieti servono se vengono rispettati. Il nostro contact tracing ci porta sempre, alla fin fine, ad un pranzo, una cena, un aperitivo, un luogo di lavoro dove si era abbassata la guardia. Non ci si contagia mai per caso». 

Un nuovo Dpcm, un decreto legge o un'ordinanza per tutta Italia: i divieti dal 7 al 15 gennaio

Nel frattempo - come scrive today.it - il governo Conte studia un provvedimento che proroghi le restrizioni della zona rossa, arancione e gialla in tutta Italia tra il 7 e il 15 gennaio, la data in cui scadranno rispettivamente il decreto 172/2020 e il 158/2020 con il Dpcm 3 dicembre. Si tratta di una delle ipotesi discussa nell'incontro tra il presidente del Consiglio e i capidelegazione della maggioranza che sostiene l'esecutivo. Secondo quanto si ipotizza, non si esclude che tale provvedimento contenga misure che saranno applicate a livello nazionale, ovvero superando il sistema delle fasce. Il provvedimento potrebbe essere un decreto ministeriale o un'ordinanza del ministero della Salute, oppure un altro decreto legge come quello che ha portato alle restrizioni di Natale. 

Al vertice, che si è svolto in videoconferenza, hanno partecipato anche i ministri degli Affari Regionali, Francesco Boccia e della Salute, Roberto Speranza. Il ministro della Salute dovrebbe ora vedere il Comitato Tecnico Scientifico e i membri della Cabina di Regia Benessere Italia Benessere Italia. Il nodo da sciogliere è proprio quale provvedimento legislativo varare nelle prossime ore per i nuovi divieti che resteranno in vigore fino alla scadenza del decreto n. 158/2020. In mattinata si era ipotizzata la possibilità di varare una zona gialla "rinforzata" in tutta Italia con zona rossa o arancione nel week end. Ovvero dal lunedì al venerdì mantenere le restrizioni della zona gialla e poi chiudere tutto il sabato e la domenica, mantenendo a seconda delle opzioni la possibilità di spostarsi all'interno dei comuni e i negozi (tranne bar e ristoranti) aperti negli ultimi due giorni della settimana. In ogni caso il premier Conte ha assicurato la ripartenza della didattica in presenza alle scuole superiori a partire dal 7 gennaio: rimandare la data del rientro a scuola era una richiesta delle Regioni. 

L'incontro tra il governo e i capidelegazione è cominciato poco prima delle 13 e c'erano i rappresentanti del Partito Democratico Dario Franceschini, di Italia Viva Teresa Bellanova, del MoVimento 5 Stelle Alfonso Bonafede e di Liberi e Uguali Roberto Speranza. La ministra Bellanova è andata all'attacco criticando il piano di vaccinazione e i ristori: "Ancora una volta di più oggi verifichiamo l'insufficienza del sistema sanitario, sancita dalla necessità di far scattare le Regioni arancioni o rosse con soglie di Rt più basse di quanto indicato in precedenza per evitare ulteriori criticità. E si verifica l'insufficienza e la poca chiarezza sul Piano vaccinale. Se si vuole uscire da questo stallo dando un messaggio chiaro ai cittadini c'è un solo modo: continuare puntuale tracciamento e far chiarezza sul piano vaccinale. Il solo messaggio restate in casa è evidente che psicologicamente ed economicamente ai cittadini non basta più. A fronte di un sacrificio che chiediamo alle persone, dobbiamo dare certezze. E io per i dati che leggo, ancora ne vedo poche". 

Intanto il fisico Roberto Battiston ha calcolato che l'indice di contagio Rt in Italia è ulteriormente cresciuto raggiungendo quota 0,99: "L'individuazione delle zone rosse, gialle e arancioni parte dal valore dell'indice Rt, ma non considera il grado di sviluppo dell'epidemia sul territorio", osserva Battiston."Va invece inclusa nella valutazione la quantità dei casi positivi nella regione perché sono i due valori insieme che determinano quanto rapidamente può ripartire l'epidemia con il rischio di saturare il sistema sanitario territoriale". Ricordiamo che quanto maggiore è il valore di Rt e tanto più elevato è il rischio di diffusione dell’epidemia. Se invece il valore di Rt fosse inferiore ad 1 ciò significa che l’epidemia può essere contenuta in maniera più agevole.

Le restrizioni in tutta Italia anche nelle regioni in zona gialla

L'ipotesi più probabile ad oggi è quindi quella di prorogare le restrizioni in tutta Italia. Quella alternativa è di dichiarare la zona rossa o arancione in alcune regioni: le candidate sono quelle con l'indice di contagio Rt più alto, ovvero Veneto, Liguria e Calabria, seguite da Lombardia, Puglia e Basilicata. Ma i numeri di questi territori, pur essendo in crescita, non rispecchiano quelli degli indicatori del monitoraggio dell'Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute, quindi non si capisce come potrebbe agire il ministro della Salute senza prestare il fianco a eventuali ricorsi ai tribunali amministrativi regionali che potrebbero annullare le ordinanze. L'ipotesi di cambiare i parametri di riferimento per dichiarare le aree gialla, arancione e rossa, ventilata nei giorni scorsi dai giornali, richiederebbe invece tempo e troverebbe in ogni caso l'opposizione delle Regioni. Nell'ultimo report dell'Iss si sottolineava che: 

  • l'epidemia in Italia si mantiene "grave ancora a causa di un impatto elevato sui servizi assistenziali";
  • nel periodo 8 - 21 dicembre 2020, l'indice di trasmissibilità Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,93 (range 0,89 - 1.02) in lieve aumento nelle ultime tre settimane; 
  • tre regioni/PPAA (Veneto, Liguria, Calabria) hanno un Rt puntuale maggiore di 1, compatibile quindi con uno scenario di tipo 2;
  • altre 3 (Basilicata, Lombardia e Puglia) lo superano nel valore medio;
  • altre tre lo sfiorano (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Marche);

Lo scenario di tipo 2 (in totale sono 4, spiegati qui) evoca una "situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa ma gestibile dal sistema sanitario nel breve- medio periodo, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente compresi tra Rt=1 e Rt=1,25 (ovvero con stime dell’Intervallo di confidenza al 95% - IC95% - di Rt comprese tra 1 e 1,25), nel caso in cui non si riesca a tenere completamente traccia dei nuovi focolai, inclusi quelli scolastici, ma si riesca comunque a limitare di molto il potenziale di trasmissione di SARS-CoV-2 con misure di contenimento/mitigazione ordinarie e straordinarie". Nei giorni scorsi era circolata una lista di restrizioni che sarebbe stata rinnovata dal governo a partire dal 7 gennaio, ovvero: 

  • il coprifuoco verrà rinnovato insieme all'obbligo di indossare la mascherina all'aperto e al chiuso e a mantenere il distanziamento di almeno un metro; rimarrà in vigore il divieto di assembramento e la facoltà, per i sindaci, di chiudere strade e piazze; 
  • i negozi verranno riaperti ma con orario di chiusura non più prolungato; verrà rinnovata la chiusura dei centri commerciali nei festivi e prefestivi;
  • bar e ristoranti riapriranno fino alle 18 con le regole precedenti: sedere al massimo in quattro al tavolo e indossare la mascherina quando non si mangia; resteranno consentiti l'asporto e la consegna a domicilio; 
  • la capienza su bus e metropolitane rimane fissata al 50 per cento e non si prevede di aumentare i posti dopo il 15 gennaio;

Ora questa lista di limitazioni potrebbe essere obsoleta, visto che le restrizioni della zona rossa e arancione sono più severe. Il governo deve comunque trovare una sintesi politica al suo interno prima di mettersi al lavoro sul nuovo provvedimento.

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