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Martedì, 30 Novembre 2021
Salute

Distretto di Asolo, due cyclette speciali per i centri di emodialisi

A donarle è stata l'associazione nazionale emodializzati (Aned) per aumentare la possibilità di praticare esercizio fisico durante le cure negli ospedali di Montebelluna e Castelfranco

Venerdì mattina, 26 marzo, sono state donate agli ospedali di Montebelluna e Castelfranco Veneto due cyclette speciali per pazienti dializzati. La donazione ai Centri di Emodialisi del Distretto Asolo è stata voluta dall'Associazione Nazionale Emodializzati, una associazione costituita dai pazienti, familiari e operatori sanitari, che si occupa dei bisogni e dei diritti dei pazienti cronici oltre a svolgere insieme ad Aido ed al altre associazioni un instancabile lavoro nella sensibilizzazione alla donazione degli organi ed al trapianto.

Alla consegna delle nuove attrezzature il direttore generale dell’Ulss 2 Benazzi, Alessandra Cappelletto, direttore medico dell’Ospedale San Giacomo, Cataldo Abaterusso, primario di Nefrologia, Laura Bragagnolo, infermiera professionale del servizio dialisi, Valeria Robazza, educatrice del servizio Dialisi e Alessandro Nardini, segretario regionale Aned. «Ringrazio di cuore l’Aned regionale per aver dimostrato una grande attenzione per tutti gli ospedali della provincia di Treviso - sottolinea Benazzi, direttore generale dell’Ulss 2 Marca trevigiana -  il primo dono è la loro vicinanza e sensibilità. Inoltre, grazie per queste cyclette che permettono la pratica benefica dell’attività fisica dolce da parte delle persone che si sottopongono a terapia emodialitica». Cyclette già in uso nel Distretto Asolo e che con questa implementazione potranno intensificare l’attività di più pazienti contemporaneamente. Oggi nella Marca si sottopongono al trattamento di emodialisi nei centri di dialisi dei nostri ospedali circa 450 persone, mentre altre 100 eseguono autonomamente la dialisi peritoneale a domicilio. Nel distretto di Asolo i pazienti in dialisi sono in generale circa 130 dividendosi nei due presidi ospedalieri di Montebelluna e Castelfranco Veneto.

«Per i pazienti emodializzati, in attesa di trapianto o no, la vita è scandita e condizionata anche dal ritmo della terapia dialitica: 4 ore attaccati ad una macchina (rene artificiale) che depura il sangue per 3 giorni alla settimana, per tutte le settimane dell’anno. Senza pausa, senza eccezioni - spiega Cataldo Abaterusso, direttore della Uoc di Nefrologia del Distretto Asolo - Se uno facesse il conto delle ore trascorse in ospedale attaccato a tubi che portano il sangue dalle vene del braccio al rene artificiale, nel quale avviene la depurazione, si renderebbe conto che sarebbe un impegno di poco inferiore ad un lavoro part-time: 624 ore all’anno, senza festivi e senza vacanze.  Il tempo di un trattamento emodialitico, un tempo sospeso, una parentesi di vita obbligata, odiata ed allo stesso tempo necessaria per vivere, può divenire, per qualcuno, una risorsa, una riserva di ore per sé.  Ad esempio facendo attività fisica. E’ possibile praticare attività fisica anche distesi nel letto della dialisi. Uno strumento molto utile per la pratica di attività fisica dolce nel corso del trattamento emodialitico è la tipologia di cyclette donata da Aned che può essere posizionata sul letto dell’atleta dializzato. Una persona adulta su dieci potrebbe avere una malattia renale e potrebbe non saperlo. I reni sono organi grandi come in nostro pugno e lavorano silenziosamente depurando l’organismo dalle scorie e consentendo di mantenere il buon funzionamento di molti se non addirittura tutti gli organi ed apparati. Così silenziosamente come lavorano, altrettanto silenziosamente si possono ammalare» conclude il dottor Abaterusso.

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