Ca' Foncello, nuova macchina per i tamponi: «Ci prepariamo al ritorno del virus»

Superata quota 100mila tamponi nell'Ulss 2. Il dottor Roberto Rigoli, responsabile della Microbiologia di Treviso, ha presentato lunedì 15 giugno il piano dell'Ulss 2

In foto il dottor Roberto Rigoli

Arriverà tra 10/15 giorni all'ospedale Ca' Foncello di Treviso un nuovo macchinario per l'analisi di test e tamponi utili non solo per l'emergenza Coronavirus ma per tutto il reparto di Microbiologia diretto dal dottor Roberto Rigoli.

L'annuncio arriva nel giorno in cui è stata superata la soglia dei 100mila tamponi nell’Ulss 2 con una media giornaliera che si aggira attualmente sui 2mila test così suddivisi: 500 su personale sanitario, 250 su pazienti ricoverati, 350 su pazienti che accedono in pronto soccorso, 50 su richiesta dei medici di famiglia e 50 su richiesta del Dipartimento di Prevenzione e 800 su richiesta task force Rsa. «La macchina dei tamponi nell’Ulss 2 è in costante incremento - sottolinea il direttore generale, Francesco Benazzi - eravamo partiti da circa 900 al giorno e contiamo di arrivare a 3mila». «Si tratta di un macchinario all'avanguardia - spiega il dottor Rigoli ai nostri microfoni - che ci permetterà di fare fino a 3mila tamponi al giorno nel solo ospedale di Treviso. Non si tratta di un macchinario come quello del professor Crisanti a Padova ma di uno strumento che servirà ad analizzare tutti i tipi di test di cui si occupa l'unità operativa di Microbiologia. Ci stiamo preparando, in sostanza, a un eventuale ritorno del Coronavirus nei prossimi mesi». L'analisi del dottor Rigoli inizia proprio dai tamponi effettuati finora nell'Ulss2: «I dati parlano chiaro: nelle prime settimane di marzo facevamo 3mila e 200 tamponi a settimana e i positivi erano in media 446, un numero altissimo. Nel mese di aprile abbiamo portato i tamponi settimanali a 6mila 482 a settimana. In questo caso i positivi al test erano 239. A maggio abbiamo avuto il crollo verticale dei contagi: su 9mila tamponi settimanali solo 17 persone sono risultate positive e, nella prima settimana di giugno, la media dei tamponi fatti è rimasta stabile a quota 9mila mentre le persone positive sono diventate solo 5. Il piano tamponi del nostro distretto - precisa Rigoli - non è affatto diminuito ma, anzi, è stato intensificato sempre di più in questi mesi, anche grazie all'uso delle analisi in "pool" ovvero raccogliendo fino a 5 test in un'unica provetta, ottimizzando costi e tempi di analisi. Per le prossime settimane il nuovo macchinario che arriverà nel reparto di Microbiologia del Ca' Foncello ci aiuterà soprattutto nel malaugurato caso di una nuova infezione in autunno».

Come funzionerà il nuovo macchinario? «Si tratta di un progetto a cui stavo lavorando già da diverso tempo per il reparto di Microbiologia del Ca' Foncello e che, con l'arrivo di quest'emergenza sanitaria, è diventato realtà per dare una risposta concreta al problema nel più breve tempo possibile. Il dispositivo avvicinerà il lavoro del reparto di Microbiologia alla rapidità e alla massima precisione dei test che solo la Biologia molecolare riusciva a fornirci fino ad ora». Quante probabilità ci sono di avere una nuova ondata di ritorno del virus in autunno? «Mettiamola così, se dovesse esserci una seconda infezione di massa il fattore rapidità sarà fondamentale. Abbiamo capito che per isolare il contagio nel minor tempo possibile bisognerà seguire il sistema messo in pratica all'ex caserma Serena negli ultimi giorni: isolare subito il paziente positivo e fare tamponi di massa nel minor tempo possibile per scoprire se ci sono altri contagiati nella sua cerchia di familiari e conoscenti. Continuando ad operare in questo modo, tenendo stabili i controlli su: personale sanitario, ospiti e lavoratori delle case di riposo e tutte le altre categorie a rischio, il contagio dovrebbe rimanere sotto controllo. Le ipotesi sul futuro del Coronavirus sono tre: la prima è che torni in autunno con la stessa intensità dello scorso marzo, la seconda è che torni ma "depotenziato" e classificabile come una normale influenza stagionale (era già accaduto per l'influenza H1N1). La terza ipotesi - conclude Rigoli - è che il virus scompaia del tutto, come successo per la Sars nel 2003/2004. Il fatto che il nome del virus sia stato modificato da Covid-19 a Sars-CoV-2 indica già che, ad oggi, c'è l'80% di similarità con quello originale della Sars, scomparsa tra il 2003 e il 2004. La speranza è che, anche in questo caso, il virus possa andarsene del tutto nei prossimi mesi». 

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