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Foto tratta da Google Immagini

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Matti di guerra: un convegno dedicato ai traumi del rientro dal fronte

Sabato 6 ottobre all'auditorium Santa Croce di Treviso sarà presentata un’interessantissima ricerca fatta nell'archivio di Sant'Artemio con il sostegno dell'Ulss 2 Marca trevigiana

TREVISO Una Grande Guerra diversa da quella raccontata con immagini di assalti, avanzate o disfatte militari. E’ quella che verrà delineata sabato 6 ottobre a Treviso con il convegno “1915-1918 Sanità militare, ospedali civile e matti di guerra”, organizzato dall’Azienda Ulss 2 nel centenario della fine del primo conflitto mondiale. L’appuntamento è per le 9.30 presso l’Auditorium Santa Croce, l’antica chiesa dell’ospedale di Santa Maria dei Battuti che in quei lontani anni vedeva ricoverati i feriti del vicino fronte.

 
Dopo l’apertura dei lavori da parte del direttore generale Francesco Benazzi, interverranno: Fabio Bruno (giornalista Ufficio Stampa Ulss 2) che tratterà il tema “Grande Guerra: la Sanità Militare, i Corpi Ausiliari e lo sforzo assistenziale generale”, lo storico Ivano Sartor su “Santa Maria dei Battuti di Treviso. Un ospedale civile sulla linea del Piave” e Gerardo Favaretto (Direttore Dipartimento di Salute Mentale) che presenterà la sua ricerca “L’Ospedale Sant’Artemio di Treviso, le malattie mentali, i soldati della prima guerra mondiale”. Una ricerca di grande valore quest’ultima, avvenuta nell’archivio del vecchio ospedale psichiatrico trevigiano, dove sono tutt’oggi conservati documenti, lettere e scritti riguardanti i soldati reduci dal fronte e ricoverati per il trauma psicologico conseguente a ferite o anche alla sola esperienza del fronte. Il convegno vuole essere quindi un momento di riflessione per capire i traumi più profondi lasciati dal conflitto ma anche per ripercorrere lo sforzo assistenziale italiano, le vicende belliche dei medici che nella Grande Guerra furono chiamati alle armi in 18.000 a partire dalla classe anagrafica 1870, lasciando pressoché sguarnito il sistema sanitario civile. Ma anche per ricordare il ruolo dell’ospedale di Treviso, a pochi chilometri dalla linea del fuoco, destinato a ospitare i militari feriti, con quelli civili cronici sfollati in varie parti della Penisola, sede della Croce Rossa Americana e Britannica, in parte gravemente bombardato dalle incursioni aeree austriache.

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