Nasce il "Repartino": accoglierà in sicurezza i pazienti a rischio Covid

All'Oras di Motta di Livenza una zona protetta per accogliere e curare in sicurezza nuovi pazienti e soggetti guariti dal Covid-19. Un modello da seguire

In foto la facciata dell'Oras di Motta di Livenza

Fin dal Dpcm dello scorso 8 marzo, e all'indomani delle disposizioni sanitarie regionali per il contenimento del contagio da Coronavirus, la preoccupazione più urgente dell’ospedale riabilitativo di alta specializzazione di Motta di Livenza è stata quella di continuare a garantire il benessere dei pazienti e dei dipendenti, adottando nuovi modelli organizzativi che hanno permesso di mettere in sicurezza l’Unità operativa di Recupero e Riabilitazione Funzionale–Unità Spinale. All’interno dell’Unità operativa di Recupero e Riabilitazione Funzionale-Unità Spinale è stato creato, in un’apposita area, un reparto con pazienti particolarmente vulnerabili: persone che arrivano all’Oras. da altri ospedali, a distanza di pochi mesi dall’acuzie, con gravi cerebrolesioni e mielolesioni, prive di autonomia e spesso con un quadro immunologico critico.

Proprio al fine di fornire loro la riabilitazione e preservando al contempo la salute di tutti gli altri degenti dell’Oras e del personale ospedaliero, è nato allora il cosiddetto “repartino”: un’area isolata ma già completamente operativa, una cache da 10 posti letto dove i nuovi pazienti che provengono da altre Terapie Intensive, compresi i soggetti post-covid (ossia negativizzati virologici) possono iniziare da subito il percorso riabilitativo, per poi essere trasferiti in sicurezza nel reparto principale, dopo 14 giorni di isolamento e altri 3 tamponi negativi. «Non possiamo permettere al Coronavirus di entrare all’Oras. Per molti dei nostri pazienti, un’infezione acuta rappresenterebbe un rischio troppo grande – spiega la caposala Antonella Manzan – Ci siamo allora posti il problema: come possiamo continuare a dare risposte ai pazienti che arrivano da altre Terapie Intensive? Così lo scorso 23 marzo abbiamo inaugurato il “repartino”, un settore separato dal resto dell’Unità Operativa e con personale specificatamente dedicato. Chi vi entra viene sottoposto a 3 tamponi: a zero, sette e quattordici giorni. Solo in caso di triplo esito negativo, il paziente può essere trasferito in reparto». Per mettere in moto il “repartino”, l’Oras ha inserito in organico 10 nuovi infermieri, 1 Oss e 2 fisioterapisti (attraverso l’utilizzo della mobilità interna), uno staff che lavora esclusivamente nell’antireparto come se si trovasse ad operare in un’area Covid, indossando rigorosamente i Dpi obbligatori: mascherine Ffp2 o Ffp3, sovracamici, visiere e occhiali, cuffie e copriscarpe. Non solo: per dare  un supporto quotidiano ai pazienti privi di autonomia  e che non possono essere assistiti dai familiari (che non possono accedere al reparto sempre per garantire la sicurezza dei degenti),  è arrivato in soccorso il personale prima occupato all’interno di ORAS presso servizi momentaneamente sospesi o che hanno dovuto ridimensionare la propria attività (Pneumologia, Cardiologia, Ortopedia).

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«Qual è la nostra mission in questa guerra al Covid19? – si domanda il dottor Humberto Cerrel Bazo, primario dell’Unità operativa di Recupero e Riabilitazione funzionale e Unità Spinale - Continuare ad assicurare in primis la salute dei soggetti fragili e di chi li cura ma anche la massima qualità ed efficacia del percorso riabilitativo. È fondamentale che tutto il personale Oras, così come i pazienti e i loro cari, siano consapevoli che qui la sicurezza sanitaria viene prima di tutto, perché è l’unica condizione che ci permette di seguire adeguatamente i nostri pazienti, che hanno bisogno di molto. Per questo motivo, tutti i lavoratori sono stati sottoposti più volte ai tamponi, che per fortuna hanno finora restituito sempre esito negativo». La metodica organizzativa dell'Oras si è dimostrata efficace, e l’Unità operativa di Recupero e Riabilitazione Funzionale – Unità Spinale, che a pieno regime conta 51 ricoverati, oggi sta ospitando ed erogando servizi a 48 pazienti. Il dr. Francesco Rizzardo, amministratore delegato di Oras, spiega come «Il Covid si contrasta con le norme e i protocolli, ma anche con la diffusione di una nuova cultura organizzativa. In questo senso il repartino sta rappresentando uno strumento di miglioramento umano e professionale per tutta l'equipe Oras, perché il personale proveniente da reparti diversi condivide informazioni, competenze, esperienze, generando maggiore coesione in funzione del servizio al paziente».

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