«Andare oltre. Così com'è strutturato oggi, il sistema sanitario non può reggere»

L'emergenza Covid 19 ha svelato tutte le debolezze del nostro sistema sanitario, nazionale e regionale. Le riflessioni di Giancarlo Brunello, coordinatore provinciale di Cittadinanzattiva Treviso.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrevisoToday

Cittadinanzattiva Treviso, associazione di promozione sociale che si occupa dei diritti dei cittadini e della cura dei beni comuni, sta programmando alcune proposte per la Giornata nazionale della Salute e del Benessere nella Città 2020, che si celebrerà il 2 luglio prossimo. L'idea è quella di ripensare ad una vera “salute diffusa”, collegata agli stili di vita e alle abitudini delle persone, ponendo come punto di riferimento il cittadino. “Oggi questo purtroppo non sempre avviene – commenta Giancarlo Brunello, referente provinciale di Cittadinanzattiva Treviso – poiché la natura pubblica e sociale del Servizio Sanitario Pubblico è stata accantonata, sovente a favore solo degli interessi di chi vi lavora. Questa circostanza, però, fa sì che restino inevase sia parte della domanda, ipotetica e necessaria dei cittadini, sia parte dei bisogni di prospettiva, a medio e lungo periodo, derivata da un diverso e più lungo modello di vita”. In tale contesto, Cittadinanzattiva Treviso individua tre emergenze sanitarie e sociali. Quella immediata, ma con prospettive ancora più pesanti, che è l'invecchiamento della popolazione, carico di acciacchi e malattie croniche. La seconda emergenza, costituita dalle patologie legate alla disabilità e alla fragilità sociale, che sono comunque concatenate alla salute. Infine, una terza emergenza, che stiamo già drammaticamente vivendo, connessa alle pandemie virali e delle malattie infettive.

«La gestione dell’emergenza da Covid 19 – continua Brunello - ha fatto esplodere l'urgenza di riportare il cittadino al centro del dilemma fra la domanda/offerta, privilegiando l'esigenza di concentrarsi sulla domanda di salute. Oggi, infatti, in modo spesso dispari, vige il modello della consultazione e del coinvolgimento, che è ben diverso da quello della partecipazione. È inaccettabile la convinzione, spesso sussurrata a mezza voce e fatta trapelare, che il cittadino, non sapendo bene come stanno le cose, sia incapace di decidere. Spetterebbe poi ai manager (che dovremmo decidere come nominare e cosa dovrebbero saper fare e come giudicarli) decidere come attuare le politiche di co-decisione, fino ad arrivare a politiche diffuse di co-progettazione nella fase attuativa. Termini rifiutati dalla maggioranza dei manager e dirigenti delle attuali Ulss». Eppure Cittadinanzattiva insiste sulla necessità di co-progettazione sanitaria e sociale, poiché questa “è una strada da percorrere, costituendo la salute un preciso diritto del cittadino (non una regalìa) sancito dalla Costituzione Italiana, dai trattati dell'ONU, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e da quelli dell'Unione Europea”.

In merito all’emergenza da Covid 19, Cittadinanzattiva dichiara: «La situazione drammatica che si è venuta a creare ha dimostrato, in modo immaginabile e prevedibile, quanto inadeguato sia il modello sanitario italiano. In modo particolare, e con ulteriore sorpresa, anche quello delle Regioni, che al contrario avrebbero dovuto essere modelli di riferimento. Profeta a questo furono le dichiarazioni del dottor Silvestro Scotti, segretario generale della FIMMG (medici di famiglia), il quale disse che il suo dubbio era che il sistema sanitario reggesse alla situazione. Così purtroppo si è avverato negli ospedali, nelle case di riposo per anziani, nelle comunità domiciliari, malgrado l'impegno - oltre al limite fisico - del personale sanitario. Una delle questioni urgenti odierne è prenderne atto e cominciare a porvi rimedio». Quali piste di lavoro si potrebbero suggerire? «In primis, vi sono le risposte, con fatti e non chiacchiere, sul ruolo delle strutture e della funzione degli ospedali. Va anche rivalutato il ruolo dei medici di famiglia, come da richiesta unanime e dalle lettura dei fatti. In questa tragedia, infatti, i medici di famiglia hanno avuto un ruolo cruciale nella frontiera malato/ospedale. Andrebbero dotati degli strumenti idonei e sburocratizzati dalle carte inutili. Va inoltre ridimensionata l'intrusione fuori ogni limite della politica, più delle seconde file dei partiti, che dei leader”. Ma tutto ciò, non è ancora sufficiente. Per Cittadinanzattiva “va anche (ri)fatto il Piano Socio Sanitario regionale con due obiettivi di fondo. Uno è la gestione quotidiana della sanità, legata alla guarigione e alla cura con farmaco o interventi chirurgici. L'altro è quello, oramai permanente, delle pandemie e delle infezioni. Da diversi anni, attraverso la voce di autorevoli fonti, si discute che nei prossimi anni l’esistenza di molti popoli e nazioni sarà fortemente condizionata da pandemie virali. Su questo, la narrazione è piena di studi e propositi chiari e precisi. Le pandemie, le epidemie, le infezioni di vario genere, sono oramai la prima condizione di morte dell'uomo. In questo caso, la farmacologia non è di grande aiuto, come si è visto nei confronti del Covid 19». Oggi il sistema sanitario italiano, è smarrito nella sua battaglia contro il Covid 19. «Non abbiamo a sufficienza posti letto nè ventilatori polmonari. Non abbiamo medicinali, ma come unico rimedio lo distanziamento sociale. Un problema che vale per tutta l'Europa (anche per chi, come i tedeschi, hanno 28mila posti letto per le pandemie e abbondanza di ventilatori polmonari...). Sulla farmacologia è forse è il caso di riflettere bene sul progetto europeo di ricerca e di studio di farmaci specifici per le pandemie e le malattie infettive, magari riprendendo ed aggiornando vecchi farmaci. Su questo terreno c'è una progetto del Forum delle Disuglianze & Diversità». «Ne usciremo?” - si chiede Giancarlo Brunello di Cittadinanzattiva Treviso. “Credo di sì, anche se possiamo contare per ora solo sul distanziamento sociale e sulla forza, speriamo ancora intatta, del Crocefisso dei Miracoli, che salvo già Roma dalla peste del ‘500».

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