Scuola, Veneto tra le regioni con il minor tasso di abbandono degli studi in Italia

Lo rivela un'indagine dell’istituto Invalsi, divulgata dal Sole 24 Ore. Meglio del Veneto solo la provincia di Trento. Entusiasta il Governatore Zaia: «Premiati per i nostri investimenti»

Studenti in attesa di entrare a scuola (Foto d'archivio)

Il sistema scolastico veneto si posiziona ai primissimi posti nell'ultimo rapporto nazionale sulla dispersione scolastica, meglio della provincia autonoma di Bolzano e della Lombardia. In Italia due studenti su 10 non arrivano al diploma perché lasciano i banchi prima del tempo. In Veneto la percentuale è dimezzata, 1 su dieci. Meglio di noi solo la provincia di Trento, con il 9,6 dei giovani che abbandonano la scuola o perdono più di un anno”. Il presidente del Veneto Luca Zaia sottolinea con soddisfazione la classifica dell’istituto Invalsi, divulgata dal Sole 24 Ore.

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«Un buon risultato per il Veneto, tutt’altro che scontato, visto che storicamente siamo stati una regione contadina e manifatturiera, con il minor tasso di laureati e di diplomati in rapporto alle altre regioni europee - ricorda Zaia - Se oggi il Veneto registra contemporaneamente il minor tasso di dispersione scolastica e la più bassa percentuale di disoccupazione giovanile – prosegue il presidente – significa che scuola, istituzioni e mondo del lavoro hanno saputo costruire una sana alleanza e lavorare al meglio per accompagnare ragazzi e famiglie nel percorso di orientamento e di scelta, tenendo conto delle attitudini dei ragazzi ma anche delle richieste del mondo del lavoro. Lo scorso anno, lo ricordo, 40 studenti di terza media su 100 hanno scelto di iscriversi ad un istituto tecnico, in media circa il 10 per cento in più rispetto alla percentuale nazionale – aggiunta Zaia – Ciò non significa che in Veneto non ci siano ottimi licei, con brillanti risultati, ma che abbiamo un sistema educativo regionale maturo e consapevole che riesce ad offrire ai nostri ragazzi un ventaglio di valide opportunità formative, dagli istituti professionali di Stato ai centri di formazione professionali, ai percorsi formativi in partnership con le associazioni di categoria. Tutti percorsi costruiti ‘su misura’ per far incontrare abilità e aspettative dei giovani con le richieste di competenze delle aziende di oggi e di domani. Credo che anche su questo l’esperienza del Veneto, che ogni anno da decenni investe decine di milioni di euro del proprio bilancio per i centri di formazione professionale, per favorire l’alternanza scuola-lavoro e per una rete capillare di iniziative territoriali di orientamento e accompagnamento al lavoro - conclude Zaia - possa fare scuola in Italia. In Paese che vuole crescere e guardare al futuro non può permettersi di perdere per strada la propria gioventù».

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