Laureati in rivolta contro il ministro Manfredi: «Lo Stato renda abilitante il nostro tirocinio»

I tirocinanti in psicologia, farmacia e biologia chiedono a gran voce una sostanziale modifica dell'esame di Stato abilitante per questo 2020 post-Coronavirus

Una lettera al Ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, per chiedere che il tirocinio di alcune professioni possa diventare abilitante (in sostituzione quindi dell'esame di Stati) per tutti quelli della classe del 2020. E' questo quanto hanno prodotto i laureati italiani nelle ultime ore, ovvero un grido di appello alle Istituzioni affinché si muovano quanto prima per risolvere un problema che interessa ormai migliaia di studenti.

«Siamo i laureati in psicologia, farmacia e biologia, studenti che non si sentono minimamente tutelati dalle Istituzioni che dovrebbero rappresentarci, prime tra tutte il Ministero dell’Università e della Ricerca. Noi abbiamo sostenuto 40 esami, più di 1000 ore di tirocinio e abbiamo conseguito lauree. Canonicamente, per accedere alla nostra professione dovremmo sostenere altre quattro prove: distanziate nel tempo, uguali per tutti, con un costo economico di più di 400 euro. Ad oggi, causa emergenza Covid-19, le nostre prove sono state ridotte ad un unico esame orale a distanza. Allo stesso costo, quindi, verremo valutati su contenuti non ancora definiti - e manca poco più di un mese - con enormi diseguaglianze tra uno studente e l'altro: nessun criterio di valutazione omogeneo, probabili dilatazioni temporali (qualcuno a luglio, qualcun altro probabilmente a settembre) e se non ti puoi permettere un pc, una webcam, una connessione con fibra, sono problemi tuoi visto che in alcuni bandi si trova persino la dicitura "in caso di caduta della connessione è a discrezione della commissione la bocciatura"».

«Chi in politica ha promesso di aiutarci ha misteriosamente fatto sparire il nostro emendamento. È diventato un Odg mai discusso. Siamo studenti che hanno investito soldi, tempo e sudore in una professione. Capiamo che la nostra tassa di iscrizione fa gola alle università, ma non troviamo corretto ad oggi chiedere 400 euro alle famiglie per un esame non formativo, disomogeneo e disorganizzato. Chiediamo l'intervento immediato del ministro Manfredi per rendere abilitante il nostro tirocinio. Essendo laureati, infatti, per poter accedere nel mondo del lavoro necessitiamo dell’abilitazione all’esercizio della professione e dell’iscrizione al nostro Ordine professionale. Per ottenere l’abilitazione è necessario il superamento di un esame di Stato che si tiene due volte l’anno (prima sessione a giugno e la seconda nel mese di novembre). Tale esame si compone di molteplici prove, ed ha una durata di diversi mesi per il suo completamento, in quanto per accedere alla prova successiva è necessario il superamento di quella precedente. In questi mesi di emergenza sanitaria, dovuta alla pandemia di Covid-19, sono state prese diverse decisioni in merito allo svolgimento dei nostri esami di abilitazione, senza tuttavia considerare minimamente la nostra opinione in merito».

«In questi ultimi mesi noi laureati ci siamo mobilitati facendo gruppo e tentando di ottenere informazioni in merito ai nostri esami di Stato dalle diverse istituzioni, ministeriali, ordinistiche e universitarie. Nessuno ci ha considerato, rimpallando la questione da un organo all’altro. Ci siamo dunque radunati sotto un’unica egida chiedendo che il nostro esame di Stato venisse tramutato nel riconoscimento del tirocinio professionalizzante, così come era stato fatto per i medici tramite il DL Cura Italia nel mese di marzo, essendo professioni sanitarie e in quanto sappiamo bene che l’abolizione degli esami di abilitazione risulterebbe anticostituzionale».

«Attraverso diversi canali siamo riusciti ad interfacciarci con alcuni esponenti politici, sia della maggioranza che dell’opposizione, che sembravano avere a cuore i nostri interessi e nelle date del 21/22/23 maggio è stato nuovamente convocato il CNSU. Quest’ultimo ha poi redatto un documento nel quale è stato chiesto al Ministero dell’Università e della Ricerca di analizzare e valutare immediatamente la possibilità, in base alle varie specificità, di effettuare una revisione della procedura di abilitazione per i corsi di laurea che prevedono già un percorso con un tirocinio abilitante che ne attesta le competenze, contemplando la possibilità di abolire l’esame di stato, anche per le altre Classi di laurea che non hanno ancora un percorso formativo abilitante relative a discipline ordinistiche. Ad oltre una settimana, il Ministro Manfredi non si è ancora espresso in merito».

«Le università italiane, nel mentre, pubblicano bandi nel quale viene specificato che nel caso le connessioni Internet saltassero durante il colloquio d’esame, starà alle commissioni esaminatrici la volontà di un eventuale bocciatura, oltre al fatto di esplicitare che la tassa di iscrizione non verrà rimborsata in tale eventualità. Abbiamo più e più volte cercato un dialogo per dimostrare che le barriere tecnologiche purtroppo esistono e che spesso creano disuguaglianze nel nostro Paese, ma anche in questo caso siamo stati ignorati. Siamo arrivati a un punto di sopportazione nel quale non abbiamo paura a intraprendere ricorsi legali qualora queste dovessero rimanere le disposizioni finali, sia nei confronti delle singole Università che nei confronti dei commissari esaminatori».

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«Non è possibile che veniamo esaminati in una simile maniera, nella quale il potere decisionale in merito al nostro futuro sia completamente nelle mani delle commissioni esaminatrici. Un esame che normalmente si svolge in più di 3 mesi con prove intervallate da finestre temporali di più settimane adesso viene accorpato e svolto in un colloquio telematico di cui non conosciamo neppure le tempistiche. E’ impensabile che non vi saranno disuguaglianze tra i candidati che sosterranno l’esame nella prima settimana e coloro che invece si vedrà esaminati settimane dopo. Un colloquio telematico che viene a costare a noi candidati in alcune sedi universitarie oltre i 400 euro, in un momento di totale crisi economica. Per l’ennesima volta non vi è alcuna tutela nei nostri confronti. Ci sentiamo presi in giro dalla politica e non considerati da chi dovrebbe rappresentarci. Non siamo dei ragazzini, e non staremo in silenzio a farci trattare in questa maniera. E’ tempo che l’opinione pubblica dia voce anche a chi fino ad ora non l’ha avuta».

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