Studenti-tutor aiutano a recuperare le insufficienze

Il peer-tutoring online attivato dall'istituto Max Planck piace ai ragazzi

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrevisoToday

All’istituto Max Planck gli studenti diventano i maestri dei loro compagni. In questo periodo di scuole chiuse per Covid-19 una ventina di studenti eccellenti hanno rotto il muro della solitudine mettendosi a disposizione in videoconferenza per aiutare chi deve recuperare a scuola. Nelle loro lezioni con Zoom, organizzate per piccoli gruppi, rispiegano argomenti difficili, fanno insieme gli esercizi e danno buoni consigli come fratelli maggiori. E’ così che il progetto di peer-tutoring del Planck durante la pandemia è diventato “virale” spopolando in queste settimane di recuperi fine anno scolastico. E a grande richiesta ci sarà anche per i recuperi estivi. La formula delle “ripetizioni” di istituto tenute dagli studenti più bravi era iniziata in via sperimentale ancora prima del lockdown nell’ambito di un articolato progetto di introduzione al “metodo di studio” rivolto agli studenti delle classi prime e coordinato dal gruppo di insegnanti che costituiscono il Centro di ascolto. Ora dopo la scoperta delle grandi possibilità offerte dalla didattica a distanza, il peer-tutoring diventa una pratica gradita e frequentata da tanti studenti che in questi mesi hanno familiarizzato con l’aula virtuale e le video-lezioni.

I tutor multimediali sono una ventina di studenti molto bravi ma soprattutto anche molto generosi che hanno deciso di condividere il loro tempo con i ragazzi più piccoli per aiutarli nell’approccio allo studio. Attualmente aderiscono alle “ripetizioni virtuali” quasi un centinaio di alunni con risultati positivi. Gli insegnanti coordinatori raccolgono le richieste e organizzano dei gruppi da tre massimo quattro studenti che faranno tre o quattro lezioni su un determinato argomento. I ragazzi poi si accordano su giorno e ora della video-conferenza. «Abbiamo iniziato il progetto con l’intenzione di aiutare i ragazzini di prima a ritrovare il giusto equilibrio dato da motivazione allo studio e applicazione -spiega la professoressa Callegher, referente dello spazio Ascolto- quindi sono state avviate lezioni di studio-guidato tenute da insegnanti delle discipline di area matematica e linguistica. In questa fase sono entrati da protagonisti i ragazzi come “maestri”. E da lì il successo: i ragazzi sanno coinvolgere e farsi capire».

La formula funziona perché fa incontrare esigenze diverse. «La sperimentazione -aggiunge la professoressa Berlese, coordinatrice del progetto- ha mostrato i suoi punti di forza proprio in questo periodo di novità e cambiamento legati alla didattica a distanza. Noi insegnanti si siamo limitati a mettere a punto un’organizzazione efficace rispondendo alle richieste». Il bello della partita in gioco è che non ci sono ricompense se non nell’amicizia, nella soddisfazione personale e nella possibilità di sentirsi parte di una comunità di ragazzi che si aiutano e si sentono solidali. Una lezione importante per contrastare la depressione da pandemia.

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