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Lunedì, 17 Giugno 2024
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Il 1 agosto si brinda al mattino con un bicchiere di vino, un'antica tradizione trevigiana

Va fatto al risveglio, a digiuno, e si dice che aiuti a proteggersi dal morso di serpenti e dalla “febbre d’estate”

Il 1 agosto ricordatevi di bere un'ombra di bianco appena alzati. Una tradizione popolare veneta dice che bere un bianchetto al risveglio, a digiuno, aiuti a proteggersi dal morso di serpenti e dalla “febbre d'estate”. 

UN BICCHIERE DI VINO BIANCO IL 1° AGOSTO
L'usanza nasce da una leggenda. La regina d'Ungheria in viaggio da Venezia a Padova, si ammalò di febbre nelle campagne paludose alle porte di Treviso e nonostante le cure di alcune monache la febbre continuava a salire facendo temere per la sua vita. 
La mattina del 1 agosto quando ogni speranza era ormai perduta, la badessa del convento decise di tentare un'ultima via: spillò in cantina una caraffa di vino bianco fermentato e lo fece bere alla Regina ormai in punto di morte, che si rimise immediatamente.
Da allora vige l'usanza di bere il 1 o il 2 agosto un "goto" di bianco, Ramandolo pare sia quello consigliato, (senza esagerare), per proteggere la propria salute e scacciare i malanni. Luca Zaia ha ricordato questa antica tradizione trevigiana.

FESTA DEI OMENI

Un'altra tradizione veneta che cade il 2 agosto è  la Festa dei 'Omeni' tuttora viva soprattutto in alcuni paesi in provincia di Venezia, Treviso e in Friuli.
La data del 2 agosto è nata come sfottò ai soldati francesi di Napoleone di stanza a Venezia, i quali erano costretti ad indossare nella loro uniforme una calzamaglia molto attillata e a tenere i testicoli spostati a sinistra. Addirittura pare che gli ufficiali controllassero e dicessero eventualmente ai soldati: “les deux a gauche!” proprio per ricordare loro che dovevano spostare i testicoli a sinistra (evidentemente per marciare meglio). Frase che probabilmente suonava più o meno così “le do a gos” e in un attimo è diventata “el do agost”, cioè il due agosto, giorno in cui si celebrano, in pratica, “i gioielli di famiglia”.

Per la ricorrenza alcune trattorie e paesi organizzano delle feste o sagre dedicate, a base di pollo in tecia, fagioli e sano spirito goliardico.

Come per la parola schei, dunque, una frase straniera storpiata in veneto ha dato origine a una tradizione.

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