Foss Marai dona un'opera imponente per ricordare Vaia a due anni esatti

E'un larice in ferro battuto a mano lungo sette metri, sradicato ma con il germoglio di una nuova esistenza che si apre. Un dono della famiglia Biasiotto da sempre vicina al mondo dell’arte

A due anni esatti dalla tempesta Vaia, che devastò boschi e paesi della montagna veneta in particolare nell’area della Marmolada, l’azienda spumantistica di Valdobbiadene “Foss Marai” e l’artista Valentino Moro hanno installato in località Belvedere del comune di Colle Santa Lucia (Belluno) l’opera in ferro realizzata a mano e denominata “Sfida”.

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Si tratta del profilo di un larice lungo sette metri, che si presenta sradicato dal terreno – a rappresentare la devastazione – ma con il germoglio di una nuova esistenza che si apre, fiera, dal suo tronco tramortito. La scultura, il cui nome raffigura lo sforzo vittorioso del ritorno alla vita, è stata richiesta all’artista di Miane dal Comune di Colle Santa Lucia, ed è stata installata in località Belvedere sabato scorso, a picco sul vuoto, di fronte all’incantevole veduta della Marmolada.

La famiglia Biasiotto di Foss Marai, da sempre vicina al mondo dell’arte, ha colto la sensibilità di Valentino Moro ed il profondo significato di questo progetto. Per questo motivo, ha deciso di sostenerlo e di valorizzarlo, dandone il massimo risalto anche attraverso mirate attività di comunicazione.

All’inaugurazione, sabato scorso presso il Belvedere, hanno partecipato diverse autorità, oltre agli operatori che hanno avuto un ruolo critico durante i drammatici eventi del 2018.

“Ringraziamo l’artista Moro e Foss Marai per questa loro sensibilità – dichiarano la deputata Angela Colmellere, di Miane, e il già assessore regionale alla Protezione civile Gianpaolo Bottacin -. L’opera è impressionante per dimensioni ed impatto sul paesaggio, e a due anni dalla tragedia di Vaia ci invita a non dimenticare quello che è stato, e l’emergenza che il Veneto è stato chiamato a risolvere”.

L'Opera

«Le mani eccezionali di Valentino Moro», dice la critica d'arte Lorena Gava, «hanno dato vita ad una scultura di sorprendente impatto visivo e scenico. Il ferro, che da oltre quarant’anni costituisce la materia prediletta dall’artista, viene piegato nella rappresentazione suprema di un albero, potente leitmotiv al centro della poetica e della sensibilità dell’affermato scultore trevigiano. Apparentemente in bilico tra terra e cielo, quasi sfidando la gravità, un tronco spezzato, robusto e nodoso, protende il suo corpo nel vuoto, bloccato al suolo dalle radici ancorate al bellissimo avamposto denominato “Belvedere” di Colle Santa Lucia . Incredibilmente», continua Gava, «da un ramo del fusto tramortito, si innalza una vita nuova, un novello larice, nobile e prodigioso a testimonianza del trionfo, sempre e comunque, dell’istinto alla sopravvivenza, in qualsiasi condizione e circostanza. Un’opera che sintetizza magnificamente la volontà di resistere, di superare il dolore dell’immane tragedia della tempesta che ha provocato lo schianto di milioni di alberi e la distruzione di migliaia di ettari di foreste».

Valentino Moro l'artista del ferro

"Il mio laboratorio artigiano situato nel cuore dei colli del prosecco, tra Valdobbiadene e Conegliano, da anni vive in stretto connubio con la paziente operosità di quei viticoltori che hanno saputo modellare sapientemente le forti pendenze delle colline. Essi hanno prodotto un disegno armonico e regolare scolpendo la natura, caratterizzando il paesaggio. La mia azienda si ispira a questi elementi e riproduce nel ferro le antiche gesta di operosi contadini. La natura modellata, la nervosità dei tralci e l'armonia delle foglie diventano momento di osservazione e di trasformazione della materia.

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Nei caldi fumi del laboratorio, grazie alla forgiatura e alla paziente creatività artigiana, possiamo adeguare le nostre forme ad ogni realtà immaginata mettendola a servizio di tutti coloro che nell'universo vitivinicolo trovano ragione di vita." Valentino

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