Domenica, 14 Luglio 2024
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Migliori panettieri d'Italia: i premiati in Veneto

Sei eccellenze nella nostra regione, la panettiera emergente dell'anno è Giulia Busato

Pane buono, di filiera, realizzato da artigiani incredibilmente appassionati. La quarta edizione della guida Pane e Panettieri d’Italia 2024 firmata Gambero Rosso riparte da qui, dai grandi panificatori che portano sulle tavole il buon pane quotidiano. Sono 61 quest’anno i Tre Pani in Italia, in Veneto sono 6 le attività premiate, purtroppo nessuna nella Marca. Ma una trevigiana d'adozione, tutti gli studi in città dal liceo Canova alla facoltà di legge, è la panettiera emergente dell'anno Giulia Busato, molto nota anche per aver partecipato a Masterchef. Il suo pane arriva ogni sabato allo Spazio Caffelarte a Paese.

E' stata presentata mercoledì 14 giugno a Roma la guida che raccoglie le eccellenze della lievitazione, sono stati premiati gli artigiani sempre al passo con i tempi che esprimono il legame col territorio, valorizzano e rispettano la materia prima e sfornano prodotti di alta qualità. Quel pane che racconta i grani con le loro mille sfumature, si premia la fatica di chi si sveglia molto presto, quando la città dorme ancora, e si mette all’opera per sfornare capolavori del gusto che accompagneranno alcuni dei momenti più belli della giornata, quelli in cui ci si siede a tavola in famiglia per condividere il pasto. 

Tre Pani 2024 Veneto

  • Cinto Caomaggiore [VE] - Marinato
  • Mestre [VE] - Grigoris LaBakery
  • Conselve [PD] - Forno Zogno
  • Piove di Sacco [PD] - Forno Veneziano
  • San Martino Buon Albergo [VR] Renato Bosco Bakery
  • Sommacampagna [VR] Il Fornaio Fratelli Zenatti dal 1979
  • Arzignano [VI] - Olivieri 1882

Panettiere emergente

Giulia Busato di Tocio a Noale (Ve) ha portato un profumo nuovo di pane molto speciale. Giovane e brillante, una laurea in legge e un passaggio a Masterchef nel 2019, ha finalmente capito di essere innamorata del pane. Giulia non ha aperto un ristorante, è andata a bottega, ha studiato e ha scelto una strada precisa, quella della panificazione, contribuendo a risvegliare il Veneto sull’argomento. “Il pane come una volta, ma di adesso” racconta, con il sogno di allargarsi, dal laboratorio odierno, ad una solida bottega. Tocio è una “Micro Wild Bakery” della rete PAU (panificatori agricoli urbani), con punti di rivendita nelle piccole botteghe o locali tra Venezia e Treviso, e il resto della produzione per la ristorazione. Pane di sola pasta madre, con tre lieviti, e grani di piccoli agricoltori biodinamici, privilegiando vecchie varietà: la pagnotta agricola (da grano tenero e vecchie varietà con aggiunta di segale integrale, cereali e farro monococco), il bauletto saraceno con porridge di avena, il Cacao Meravigliao (con cacao, misto vecchie varietà di grano, cioccolato monorigine e nocciole), Rugbrod (segale e semi in stile danese), Khorapan (Khorasan locale) e tanto altro. Anche gluten free.

Giulia Busato-2

Bakery dell’anno

Forner di Brescia dei due fratelli Andrea e Paolo Piantoni hanno reso contemporanea, la storia del panificio avviato da papà Davide. Sei oggi i punti vendita di questo piccolo impero, con shop on line, nato nel 1937 in cui il lievito madre la fa da padrone fecondando farine di qualità, come nel caso del miscuglio evolutivo di grano tenero Solibam per trasformarsi in infinite proposte, dal filone di semola di grano duro al cereali e malto d’orzo, da Tuttograno da macinatura a pietra al soffice con germe di mais e semi di girasole, fino ai mitici tigrati alla farina di riso (i panini simbolo della casa, spennellati di burro fuso). Non da meno le focacce, i crackers e i grissini e la sezione dolce.

Il pane oggi

Parlare di pane oggi significa in primis allargare il raggio: panifici che radicano in aziende agricole, bakery moderne che vedono il pane protagonista di infinite sperimentazioni e trasformazioni in piatti capaci di fare felici da mattina a sera, micropanifici laboratorio in cui le mani all’impasto sono di veri talenti, e luoghi ancora saldamente ancorati alla tradizione. Con una circolarità che vede le donne tornare protagoniste di un lavoro che avevano “abbandonato”.

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