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Aeroporto Canova, nuovo sit-in con oltre 200 lavoratori: «Nubi nere sul futuro»

Via Noalese, 63E · Treviso

Lunedì 5 ottobre oltre 200 persone, tra dipendenti dello scalo e titolari delle attività commerciali che vi gravitano attorno, hanno riempito il parcheggio antistante l'aeroporto Canova per ascoltare dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali notizie precise sul loro futuro.

Momenti di tensione quando si è parlato di numero di voli e di passeggeri che Treviso avrebbe già ora per poter riaprire e che sarebbero stati dirottati "in casa madre" da Save, a Venezia cioè, azzerando quindi ogni possibilità di ripartenza dello scalo trevigiano. Di più, ascoltando i discorsi degli esponenti sindacali, arroccati sulla genericità e sui desiderata più che sulla concretezza immediata, l'impressione generale è stata di una tristissima arrendevolezza allo status quo che nulla di buono fa presagire per il futuro. L'uscita recentissima di Mario Pozza: «Trovo naturale che Treviso sia l'asset di Save che riaprirà per ultimo» ha di fatto sancito quanto anche oggi nell'assemblea di fronte all'aeroporto vuoto si è udito : Treviso si sta preparando ad essere sacrificato per Verona, ridisegnando così tutto il comparto aeroportuale regionale. Se ciò accadesse, ed ormai solo un cieco lo negherebbe, i riflessi sull'economia della Marca ma, visto gli stretti contatti che intercorrevano e si erano consolidati negli anni, anche con la provincia bellunese relegando così ad un ruolo di totale subalternità 2 realtà ancora vive e pulsanti, sarebbe un colpo micidiale e del tutto immotivato. Le testimonianze raccontano di attività chiuse per sempre perchè da un giorno all'altro la clienrela s'è azzerata, come bed&brekfast, agenzie turistiche, bar e caffetterie, taxi, uno stillicidio quotidiano di microimprese che il Canova aveva contribuito a far nascere e crescere. Ad un certo punto i presenti si sono sentiti rivolgere la domanda: «Allora vogliamo continuare nella lotta?» Pareva ovvio a tutti , così un silenzio tombale ha accolto la richiesta. Tra i presenti ci si chiedeva come mai non ci fosse il sindaco o, almeno, un suo rappresentante che avrebbe dato un segnale fortissimo di vicinanza a queste persone e ribadito in loco la ferma volontà, peraltro sempre espressa con chiarezza, di voler assolutamente evitare la chiusura dello scalo cittadino. Ed è maturata pure la convinzione, ascoltando gli interventi che nemmeno a marzo dell'anno prossimo il Canova tornerà operativo, Covid o non Covid. Intanto aeroporti più piccoli, sia in termini di movimento passeggeri che di strutture, stanno operando in serenità.

Vittore Trabucco

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