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Casi Covid nascosti dall'azienda: «L'aziendalismo prima della salute»

Redazione

«La scorsa primavera due aziende di Preganziol (dopo ripetute pressioni sui giornali e attraverso i sindacati) hanno attivato a tutti lo smart-working, senza nessun problema tecnico o produttivo. Infatti, anche durante il lockdown non hanno mai chiuso né messo nessuno in cassa integrazione - ci scive un dipendente di queste due aziende - Sebbene quindi lo smart-working sia ampiamente testato e comprovato, la dirigenza ha fatto tornare tutti a fine estate ed ora non concede più a nessuno la possibilità di lavorare da casa, nemmeno ai conviventi con persone "fragili" (solo ai dipendenti "fragili" perché costretti dalla legge)».

«Nel frattempo, purtroppo, si stanno verificando diversi casi di Covid all'interno delle aziende e interi uffici sono stati messi in quarantena. Ma l'unica risposta da parte della dirigenza è stata quella di cercare di mantenere il segreto su questi episodi arrivando anche a minacciare i dipendenti perché dicano il falso ai colleghi sui motivi della loro assenza - chiosa il dipendente - Il clima è sempre più degradante e ne testimonia il fatto che nottetempo siano stati disegnati nel parcheggio vicino all'azienda numerosi (più di 100) peni sull'asfalto».

«Mi chiedo quindi come sia possibile una miopia così forte da parte della proprietà. Nonostante le raccomandazioni del Governo di attivare il più possibile la modalità di lavoro da casa, e nonostante la reale e concreta possibilità di contagi all'interno dell'azienda, qui in azienda l'aria si fa sempre più pesante. Tutto questo nella consapevolezza del fatto che siamo costretti a recarci al lavoro mettiendo a rischio non solo le nostre vite, ma soprattutto le vite delle persone care più fragili che ci aspettano a casa. Mi auguro che la mia segnalazione attiri l'attenzione della proprietà verso la salute dei propri dipendenti e delle loro famiglie e sproni a portare l'azienda verso il futuro e non a tenerla ancorata a concezioni di lavoro ottocentesche» conclude il dipendente.

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Commenti (2)

  • È riprovevole che, anche se trattasi di “ordini dall’alto”, qualcuno (e non di poca importanza), si presti a contattare i dipendendi per intimarli a tener nascosta una cosa, tra l’altro personale. Imbarazzante invece l’atteggiamento di Banca Intesa, che sembra ignorare completamente le modalitá scorrette, fuori da ogni limite, superficiale nei confronti della salute dei dipendenti e relative famiglie (per non parlare del fatto che sia complice attiva dello schiavismo umiliante che dilaga nell’azienda da quando questa è nata - oggi peggiorato con l’appoggio di chi potrebbe invece aiutare lavoratori che collaborano inequivocabilmente a tutti gli effetti con questa banca) che questa azienda continua a perpetrare, fregandosene di ogni senso etico, civile e di buon senso.

  • La segnalazione è anche troppo morbida. È vergognoso che nel 2020 i dipendenti di questa azienda siano trattati come schiavi.... da una proprietà ottusa sostenuta da una dirigenza sottomessa e pavida. Se negli anni l'azienda è cresciuta è soprattutto grazie ai lavoratori che si dimostrano capaci e responsabili e che continuano ad essere trattati in modo vergognoso. Invito gli organi competenti a intervenire a tutela del personale sperando che qualcosa possa cambiare.

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