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Treviso-Ostiglia, l'armonica di Giuseppe contro la canicola

Viale della Serenissima · San Giuseppe

Giorni di canicola e solleone che mietono menti e corpi alla ricerca disperata dell' ombra ristoratrice degli alberi dove, magari,fruscia un po' di fresco vento a lenire l'appiciccaticcio della pelle madida di sudore. Ed il bosco lineare dell'Ostiglia domenica scorsa, "festa dei Omeni" , regalava a piene mani quel paradisiaco ristoro a quanti la percorrevano , a piedi od in bici, certi di aver trovato quello che cercavano senza avventurarsi in chilometriche code lungo roventi nastri d'asfalto. I più attenti poi hanno avuto un'inaspettato ,singolare regalo: una musica lieve ed allegra che proveniva dalla "Bravi Alpini" , la vecchia, inossidabile armonica a bocca di Giuseppe che lo segue sin dagli anni giovanili quando, per raggranellare qualche spicciolo, percorreva gli sterrati delle montagne matesi suonando nelle feste di paese o nelle aie delle case coloniche. La sua teutonica Hohner. Bravi Alpini, armonica 80 voci in do e sol,  produce un suadente, caratteristico tremolo che arricchisce il suono facendo ballare anche i più riottosi. E' seduto all'ombra di un vecchio olmo , unico riparo dal solleone in attesa che il filare di carpini da un lato e quello appena ripiantumato di oleandri, pittospori, piracantha e berberis dall'altro cresca ed ombreggi questo tratto di Ultimo Miglio. Al suo fianco la fedele Atala tanto scolorita e rugginosa quanto leggera e lunga nella pedalata che sviluppa da far mangiare la polvere alla maggioranza dei supergriffatissimi cicli sfreccianti a pochi metri di distanza. Si ferma un attimo per picchiettare sulla cassa armonica "serve a ricalibrare le  voci" - spiega- e fissa le rotoballe di erba spagna nel campo davanti a sè. I ricordi per un'istante lo avviluppano e torna alle sue " cime brulle e rocciose con forre e burroni coperti di quecioli, rovi e ginestre dove tra una frana ed un botro, s'inerpicano sulle coste dei monti piccoli campi di grano, di olivi e pascoli rassodati a braccia con infinita pazienza.."come scriveva Francesco Jovine parlando della sua terra natìa. Partì da quella miseria senza scampo con la sua Filomena conosciuta in uno dei suoi concertini in quel di Cercemaggiore, paesello arroccato tra siepi di pruno e lentisco ed arrivò qua " e ci sembrò un paradiso.." Mi mostra da una scatolina un disegno di un costume popolare del suo paesello "Filomena era bellissima così..."  e riprende a suonare regalando note di gioia che stemperano l'afa canicolare. Noi "omeni" ringraziamo di cuore : non ci poteva essere miglior regalo per la "nostra" festa...

Vittore Trabucco

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