Treviso misteriosa: storie, leggende e fantasmi

Simboli arcani, antiche presenze, alchimia e arte, tiranni e cavalieri sono racconti tutti da scoprire della nostra Marca

Treviso è un gioiello: elegante, accogliente, racchiusa tra canali e spazi verdi, con le mura a farle da corona. Possiede tuttavia anche un lato nascosto che l'ha accompagnata dagli albori della sua esistenza ed è rimasto al suo fianco quasi fino ai giorni nostri, per poi celarsi dietro la distrazione dei secoli moderni. Fortunatamente, esso ha lasciato tracce indelebili e ben visibili a chiunque desideri osservarle. 

Lo sapevate che Treviso, assieme a Torino, Lione e Praga viene definita una città magica fin dalla seconda meta del XIII secolo, ossia dai tempi di Pietro d’Abano che qui insegnò presso la storica università? È una storia che viene da lontano… C’è chi dice che Treviso derivi da Taurisium, l’appellativo dato al suo fondatore Osiride, successore di Noè, adorato dopo la morte sotto forma di Toro. Ma si narra anche che possa derivare dalla raffigurazione di una figura femminile con tre visi, posta su una delle torri erette da Antenore per difendere la nuova città.

La Marca trevigiana è una terra arcana: nascoste tra le pieghe della sua storia si possono scoprire racconti di grandi casati, anime dannate, spiriti vaganti e creature misteriose. Sono le vicende tormentate e i segreti celati di una terra “gioiosa et amorosa” tra realtà e fantasia, con la magia del passato che riemerge nelle feste e nelle rievocazioni.

Questo non è che l’inizio, le terre trevigiane celano spiriti di dolci fanciulle e di prelati, discendenti dei Collalto e dei Minucci, anime dannate della dinastia degli Ezzelini e ancora, monaci vaganti tra i ruderi di una abbazia, creature misteriose di un antico Bosco Veneziano, per non parlare delle forme inquietanti delle Motte di Castello di Godego e altro di terribile ancora.

Luoghi misteriosi

MONASTIER - L’abbazia dei fantasmi

I ruderi dell’abbazia dei monaci benedettini del X ll’abbazia di Santa Maria del Pero di Monastier, uno dei siti più misteriosi della Marca. Fu fondata dall’imperatore tedesco Ottone I al posto di uno scalo fluviale. Immaginate cosa si presentò agli occhi dei monaci: una distesa lacustre e boscosa, che bonificarono in osservanza della regola che affiancava alla preghiera il lavoro. All’interno del chiostro romanico fiorivano le rose e le ortensie, l’erbolarius offriva una varietà di erbe officinali al monaco speziale, la vigna dava frutta e ortaggi per le conserve. Di tutta questa vita, scandita dalla preghiera e da piccoli gesti operosi, non resta che uno scenario semi abbandonato. Le stanze del convento non risuonano più dei canti dei monaci, il campanile svetta muto, orfano di ore. Ma qualcuno, passando di là al crepuscolo, ha ancora l’impressione di udire un fruscio, un bisbigliare liturgico. Un’impressione che si fa man mano reale. Poi campane inesistenti scandiscono ore perdute nel tempo, le finestre del chiostro iniziano a sbattere, dalla porta della chiesa un lume precede una processione di monaci che fa il giro del piazzale, entra in abbazia e sale una scala che non esiste più da molti anni. Poi tutto svanisce come se non fosse mai accaduto, spazzato dal vento, inghiottito dalla notte. 

ANTICA PIEVE DI SAN SISTO A VILLORBA

L’antica pieve di san Sisto appartiene alle chiese dette “campestri” che sorgono in luoghi isolati e spesso non sono facilmente visitabili pur contenendo delle opere d’arte di valore.
Di chiese dedicate a san Sisto, papa martire del III secolo e quindi detentrici di una dedicazione molto antica, nella provincia di Treviso ne sono rimaste tre. La struttura di quella che sorge a Lancenigo risale al principio del XVI secolo ma al suo interno, illuminate sotto una lastra di vetro, si possono vedere i resti delle sue fasi precedenti databili dal VII-VIII secolo. Sarebbe quindi una delle poche costruzioni fuori Treviso del periodo longobardo di cui ci sia traccia..
Questo porta al perché essa sia stata costruita in questo luogo e dedicata a san Sisto. Come le altre nel trevigiano che portano questo nome, sarebbe stata edificata vicino all’acqua. Erano luoghi in cui in epoca preromana e romana erano venerate divinità sananti femminili divenute maschili, come mostrano le offerte in altre antiche località di culto nel Veneto, con la romanizzazione. Che la devozione a san Sisto possa essere parte della cristianizzazione di tali tradizioni, lo suggerisce quanto riportato dall’Agnoletti in Treviso e le sue pievi. Il canonico riferisce che nel 1640 in san Sisto di Musano c’era la tradizione, osteggiata dal clero come superstizione, di trarre terra da dietro l’altare contro le affezioni alla gola. La credenza si rifaceva alla relazione fra il tipo di martirio subito dal santo e la parte del corpo che ciò avrebbe guarito. San Sisto era stato decapitato e quindi la sua azione sanante aveva effetto sulla gola e sul collo. (da Treviso Misteriosa)

SAN ZENONE - La leggenda dei crudeli Ezzelini

Tutti i castelli scricchiolano di rumori sinistri, anche quelli che non esistono più, ma che mai scompariranno dalle leggende e dai racconti. Uno di questi è il castello degli Ezzelini, sorto nel territorio di San Zenone, dimora del crudele tiranno Ezzelino III, alla morte del quale fu raso al suolo. La fortezza, agli albori del XIII secolo, poggiava sulla cima di un colle da cui ancora oggi si può godere un panorama meraviglioso sul massiccio del Grappa e sul Montello. Ezzelino si distinse per efferatezza e sete di potere, cosa che gli procurò parecchi nemici, papa compreso, che condusse contro di lui una crociata. Ezzelino aveva un fratello, Alberico, al pari votato alla conquista, e una sorella, Cunizza, anch’essa impegnata in dispute, ma di tipo amoroso: ebbe tre mariti e parecchi amanti. Le leggende legate al castello narrano i delitti del tiranno e il massacro della famiglia di Alberico. Si dice che Ezzelino fece anche murare le porte delle prigioni senza pietà alcuna per uomini, donne e bambini e che a questi ultimi facesse strappare gli occhi. Le loro urla si udivano fino a valle e, dicevano, le loro anime avrebbero gridato in eterno paura e dolore. Fu così che Dante lo sbatté all’inferno, immerso in un fiume di sangue. Ezzelino morì dissanguato e peccatore, senza pietà neppure per se stesso, rifiutando medicine e sacramenti. Alberico fu trucidato con tutta la famiglia per mano dei nemici. Fu costretto ad assistere alla decapitazione dei sei figli maschi e al rogo della moglie e delle due figlie. Morì attaccato alla coda di un cavallo in corsa. Ciò che restò del suo corpo fu bruciato a Treviso. La sua anima, che non trova pace per non essere riuscita a proteggere i suoi figli, continua a vagare sulla collina in compagnia dello spettro di Ezzelino e di tutte quelle anime straziate. Unica anima bianca è Cunizza: volteggia in una danza perenne tra i pini e i cipressi, fra le braccia del suo amante più caro, Sordello il poeta, che per lei, nelle notti serene, continua a cantare.

IL MONTELLO - Fate, diavoli,draghi e spiriti

Esiste nella Marca un luogo misterioso ed impenetrabile. Vi sto parlando di un piccolo monte dal profilo azzurro e ben disegnato. Si distende sulla riva destra del fiume Piave. È il Montello, luogo di memoria e di pace, dove la natura stupisce ad ogni stagione con sfumature ritratte nei secoli da artisti e poeti, paesaggio invisibile al sole, fatto di alberi secolari, i cui rami s’intrecciano alle radici sporgenti, ruscelli e sorgenti di acqua incandescente, uccelli parlanti, basilischi dal corpo di serpente, draghi che sputano fuoco e altre creature misteriose, folletti, orchi e satanassi.

SUSEGANA - Il castello di Collalto e la leggenda di Bianca

Risalendo le colline che da Susegana portano a Pieve di Soligo, vi accoglierà, in tutta la sua fierezza, il Castello di Collalto, di cui il tempo e la storia ci hanno restituito solo il gigantesco mastio, tracce di mura, la porta d’accesso al borgo medievale. Ma tutto, nell’immobilità del silenzio, lascia intuire un passato audace e vittorioso: il feudo fu proprietà della famiglia dei Collalto, primi conti di Treviso nel 1300. Se il tempo leviga le pietre e la storia distrugge con le guerre, niente può intaccare la memoria. Più che mai viva è la triste storia di Bianca, bellissima ancella di Chiara da Camino, nobildonna che il conte Tolberto di Collalto prese in sposa per sedare la lotta tra la sua famiglia e quella dei Caminesi di Ceneda. La castellana non eccelleva in bellezza ed era assai gelosa del marito. Bianca era invece dolcissima, incline al sorriso ed ignara del male. Tolberto se ne innamorò perdutamente per i modi gentili e i capelli lunghi del colore del grano. La passione fu travolgente! Quella di Bianca, Tolberto e Chiara è la storia di un terribile delitto. Il giorno che Tolberto fu chiamato alla guerra, si recò dalla moglie per congedarsi. Bianca le stava pettinando i capelli. Chiara vide riflesso nello specchio l’incrocio dei loro sguardi, una lacrima di lei scivolare sul volto e il sorriso di lui posarvisi come una carezza, non potendola toccare. Chiara capì e la vendetta fu atroce. Partito Tolberto murò viva la fanciulla in una torre. Bianca morì di stenti, Tolberto non tornò mai più dalle Crociate. Da allora il fantasma di Bianca apparve ai membri della famiglia, velata di bianco per annunciare una buona novella, di contro, nascondeva il volto con un velo nero. Quando vi recherete ai ruderi dell’antico castello, invocate il fantasma di Bianca, senza averne paura, vi apparirà sicuramente vestita di bianco per annunciarvi l’immortalità dell’amore.

VITTORIO VENETO - La pietra di Santa Augusta

Se volete conoscere la storia leggendaria di Augusta e la pietra miracolosa, dovete raggiungere Vittorio Veneto, luogo che diede i natali alla Santa nel II secolo d.C., quando ancora al posto dell’attuale cittadina esistevano due nuclei urbani di antica memoria: Serravalle e Ceneda. Appena dietro il duomo di Serravalle s’inerpica una scalinata che porta al punto più alto della città: il Santuario di Sant’Augusta. Si offrirà ai vostri occhi un belvedere vasto e profondo, di monti, laghi e valli, intuendo più ad oriente il luccichio del mare. Augusta era figlia di Matrucco, re visigoto, che costruì sul monte Marcantone, presso l’attuale Serravalle, la sua fortezza. Avido di potere, conquistò il Friuli e perseguitò con ferocia i cristiani. Si narra che un eremita battezzò in segreto la piccola Augusta, segnando il suo destino. La fanciulla crebbe nella fede cristiana, proteggendo i perseguitati dalla crudeltà del padre. Matrucco scoprì la sua devozione per quell’unico Dio morto in croce e cercò invano di persuaderla, imprigionandola e sottoponendola a brutali torture: la ruota dentata che si ruppe, il rogo che si spense, lo strappo dei denti ed, infine, la decapitazione. Il corpo fu ritrovato diversi anni dopo, sepolto in cima alla collina che ancora porta il suo nome, deposto con cura nel punto più alto, più vicino alle stelle e al suo Dio, forse per mano della stessa pietà cristiana che lei difese per sé e per il mondo intero fino alla morte. Dietro l’altare dove riposano le spoglie di Augusta troverà una pietra forata di origini antichissime. Se vi infilerete la testa, pregando la Santa, ogni male passerà come se non vi avesse mai tormentati.

ASOLO MISTICA - Simboli esoterici, decorazioni simboliche, ombre di personaggi leggendari

Passeggiando tra le vie e gli angoli del centro storico di Asolo sono numerosi i luoghi legati ad antichi misteri, esoterismi e simbologie dell’arte. Il tutto arricchito dal lato nascosto delle leggende e degli spiriti che un tempo, o ancora oggi, hanno popolato questi luoghi.

  • La misteriosa forma della città (lo scorpione) e l’animale fantastico dello stemma del borgo (il pardo rampante) fanno da cornice ai simboli negli affreschi e nelle particolarità architettoniche dei luoghi storici del centro storico, dalla casa gotica, al castello, alle case dei personaggi del passato.
  • Gli affreschi con animali mitologici e fiabeschi compaiono già in via Browning e intersecano i loro misteri con la quadrifora con decorazioni a stelle a cinque punte di magia bianca della Casa Gotica e con i simboli esoterici e le figure mitologiche della Casa Longobarda.
  • Molte sono poi le storie sinistre che aleggiano attorno ai personaggi che hanno abitato Asolo: il veneziano Francesco Zorzi, noto alchimista e realizzatore del testo di cabala cristiana nel 1515 De Harmonia Mundi, il pittore veneziano Marius Pictor nella cui casa si dice risieda lo spirito di un fantasma che si palesa agli abitanti spostando mobili e accendendo il fuoco, la mitica Eleonora Duse, spirito femminile che ancora aleggia nella città. E poi ancora personaggi leggendari e misteriosi tramandati dai racconti popolari del borgo di Asolo, figure che hanno animato le storie e le fantasie nei dintorni della Rocca, del borgo e del castello della Regina Cornaro:
  • A lumiera: fuoco fatuo, luce di spiriti che di notte illuminava cimiteri, sentieri, strade e la rocca stessa a volte spaventando ma altre aiutando i viandanti in difficoltà nel buio della notte. A tutti rimaneva sul viso il marchio della lumiera: uno stampo a forma di chiave.
  • El Masariol: spirito satirico e dispettoso che si presentava sotto forma di uomo vestito di rosso con le gambe lunghissime, tanto da scavalcare le colline, ma che a piacimento, per prendere in giro la gente, poteva trasformarsi in qualsiasi animale.
  •  I can de Baldan: spiriti sotto forma di cani che terrorizzavano i contadini e che si dice fossero appartenuti ad un uomo che nell’incendio della sua casa, vicino alla rocca, avesse preferito salvare loro piuttosto della famiglia.

Leggende della Marca

EZZELINO III, LO SPIRITO DI UN LEGGENDARIO TIRANNO - Anime e spiriti maligni, fuochi fatui e dispettosi folletti nella terra del mitico personaggio

  • 750 anni fa moriva Ezzelino III detto il Tiranno. Si narra che il suo fantasma abbia trovato rifugio in Valle Santa Felicita. Con le sue scorribande il fantasma del Tiranno acquisì notorietà ed in breve la valle divenne roccaforte di strane creature. Dall’anno domini 1260, si racconta di misteriosi soggetti che albergano nella valle: folletti dispettosi, perfide ninfe, serpenti con la corona e ali da drago, anime di spiriti maligni e inquietanti fuochi fauti danzanti nell’aria.
  • Fu detto flagello di dio, come Attila prima di lui, e figlio del diavolo, come il valacco Vlad III Tepes, meglio conosciuto col soprannome di Dracula, dopo di lui.
  • Ezzelino III fu scomunicato, contro di lui fu indetta una crociata da Alessandro IV, il suo nome fu maledetto, la sua famiglia fu sterminata, fu distrutto il suo sigillo, bruciati i documenti sulla sua amministrazione, un dominio di quasi quarant’anni su tutto il Pedemonte veneto.

IL MAZARIOL, FOLLETTO PROTETTORE DELLA SINISTRA PIAVE - A bordo di una zattera lungo il fiume

Mazariol era un folletto burlone e scanzonato, vestito di rosso e autore di scherzi atroci ai danni dei contadini e dei viandanti solitari. Secondo antiche leggende era molto piccolo e viveva nei boschi dentro le grave del Piave. Egli era molto legato alla sua terra e la difendeva da coloro che la mettevano in pericolo.
Nell’anno 452 i contadini delle campagne scorsero all’orizzonte delle sagome nere: erano gli Unni guidati da Attila che venivano a conquistare Opitergium. Il Mazzariol, venutolo a sapere, pensò di fermare i barbari usando tutti i suoi poteri. Mentre gli Unni dormivano nei loro accampamenti, senza farsi vedere, mise in atto molti dei suoi leggendari scherzi: rovesciò i pentoloni della minestra, soffiò sul fuoco par incendiare le pelli con cui i soldati si coprivano, tirò loro i capelli e impiastricciò le barbe con il vischio. Per finire, legò le code e i crini dei cavalli ed aspettò, sogghignando, il mattino seguente.

Gli Unni, dopo la notte tormentata, si prepararono per attaccare Oderzo, ma, montando in sella ai cavalli, si accorsero del sinistro scherzo. Tagliarono le code agli animali per partire all’attacco, ma non sapevano che mai si deve tagliare ciò che il Mazzariol unisce, così i cavalli cominciarono a sbandare qua e là, storditi e senza forza. Non riuscendo a spiegarsi l’accaduto, gli Unni scapparono, lasciando Attila solo e umiliato. Opitergium, secondo questa leggenda, fu salvata dal Mazzariol. Da allora il Mazzariol è amato e rispettato in tutti i paesi della Sinistra Piave. Si dice che nelle notti di luna piena lo si possa ancora vedere a bordo di una zattera lungo il fiume. Egli passa dicendo a chi incontra: ”Salve, io sono il Mazzariol che sconfisse Attila, il flagello di Dio”.

REALTA’ MAGICHE NEL SOTTOBOSCO DI COMBAI - Alla corte del Matharol tra le Anguane sotto l’occhio sulfureo del Bisbadalis

Molti e antichi sono i misteri del bosco di Combai. Nell’intrico di alberi ed arbusti è facile sentire qualche scricchiolìo, un veloce frusciare e, forse, qualche voce. Nascosto o disperso nel verde, tra i muschi, sotto le cortecce può essere nascosto il Picchio Verde, oppure il Matharol, folletto nato da un pezzo di legno, vibrante e pieno di brio. In un lampo si trasforma da vecchio in bambino, oppure da bambino in vecchio, entra di notte nelle abitazioni e si mette a dormire tra gli sposi, fa perdere la memoria.

I CAN DA CEETA, OMBRE DI ANIME DANNATE - Respiri affannati di anime in pena a Follina

Si racconta che anticamente, nelle zone di Follina, durante le sere d’estate si sentivano “i can dei siori”. Si sentivano ma non si vedevano. Se ne percepiva la presenza dall’abbaiare finissimo come latrati lamentosi che parevano giungere dalla profondità del tempo e sicuramente dal buio delle notti rischiarate sinistramente dalla luna piena. Si udivano i guaiti prolungati e strazianti avvicinarsi rapidamente tanto che, ad un certo momento, si poteva perfino percepire il respiro affannato della belva in corsa repentina lungo i colli. L’animale era seguito da un rumore sinistro di catene trascinate sul selciato, di ceppi come di chi tenti di liberarsi da una costrizione di carcerato. I vecchi dicono che lo sentivi soppraggiungere il “can dei siori” o “can da ceéta” poi scorgevi l’ombra incalzante, ti passava velocissimo tra le gambe e spariva sempre più affannato e disperato come un animale in pena. I bambini ne avevano paura, i grandi timore. “Anime del purgatorio, forse” o “anime dannate, forse”, dicevano i vecchi e recitavano con più fervore la corona del rosario.

VILLA WASSERMAN E VALLE DEL FORAME - E là le fate avevano trovato la loro dimora..

La valle a nord di Giavera chiusa e poco accessibile, il bosco, le grotte e la sorgente hanno alimentato fin dai tempi antichi le più strane e suggestive leggende. Vari erano i personaggi che la popolavano e che Gerolamo Bologni (1454-1517) nella poesia evoca con il nome di Satiri, Fauni, Driadi, Ninfe. Il popolo, che non conosceva queste figure mitologiche, ne avvertiva comunque la presenza nella valle e le denominava in modo diverso: fave o fate, lumiere, anguane.

Nella storia di Giavera, scritta da Mons. Costante Chimenton (1925) si legge: “E là le fate avevano trovato la loro dimora; e il popolo nella sua fantasia superstiziosa le sentiva danzare presso il Forame, e attorno il camposanto, o apparire, nelle loro forme più strane, all’incauta montanina che si fosse arrestata nel bosco dopo il tramonto”.

LA LEGGENDA DI MURGANIA - L’origine leggendaria del fiume Sile

Francesco Colonna nel romanzo allegorico Hypnerotomachia Poliphili del 1499 narra di una splendida fanciulla, chiamata Murgania, dalla quale il paese di Morgano prenderebbe il nome. Tra le figlie del console romano Lelio Sylirio o Syliro e di Trivisia Calardia Pia, tra le quali anche Quintia e Septimia, Murgania era la più bella. A tal punto che i contadini del luogo scambiandola per Venere eressero un sacello per adorarla, attirando così le ire della vera figlia di Zeus, che spinse il padre a incenerire il tempio di Murgania, trasformata in fonte insieme alle sorelle mentre il padre Sylirio fu mutato nel fiume che oggi conosciamo come Sile

LA CASA DELL’ALCHIMISTA - Pozioni e magie contro la peste

Verso la fine del 1600 Paese come Comune ancora non esisteva; due erano le località riconosciute (tutt’oggi mantengono lo stesso nome): Sovernigo e Villa. Erano gli anni dell’epidemia della peste che mieteva vittime a centinaia. Sovernigo nel 1630 era situata al limite del bosco Montello che si estendeva quasi fino alle porte della città di Treviso; il territorio invaso dai lupi (tutt’oggi chi abita a Sovernigo sente parlare dei “lupi di Sovernigo”) era attraversato da un’unica via, detta “Sfojana”, che metteva in comunicazione Montebelluna e Treviso.

Recentemente, a seguito di scavi, sono emerse nel territorio del “Trojan” delle fosse comuni risalenti al 1600 dove si presume siano stati seppelliti i morti di peste. Dalla tradizione orale viene tramandata la storia di un Mago che, con infusi e medicamenti ricavati dalle erbe che trovava nel bosco ed alcune porzioni magiche, pare avesse salvato numerose persone. Di lui mai è stata rivelata l’identità, è sempre rimasto nel mistero. Oggi pare che alcuni studiosi abbiano identificato la sua abitazione o meglio il suo laboratorio di Alchimista.
Infatti presso l’antica “Villa Perissinotto”, situata a Castagnole di Paese, si trova una strana costruzione non restaurata. L’unico esempio di una simile costruzione si trova solamente a Praga.

Il sito, utilizzato negli anni con diverse destinazioni, è stato oggetto di studi, tra cui quello degli architetti Fioretti ed Angonese, i quali ipotizzano che il forno, contenuto all’interno della singolare struttura, possa essere stato utilizzato in passato come forno di un alchimista. Un luogo che senza dubbio, tra realtà e magia, è permeato da un affascinante alone mistero

BIANCA COLLALTO

Bianca Collalto – Racconti di spettri e fantasmi animano da sempre l’immaginario popolare e i castelli sono sempre stati il luogo ideale, misterioso e sinistro, per ambientare tali leggende, legate per lo più alle vicende delle antiche nobili famiglie. E’ quello che accade per il Castello di Susegana, in località San Salvatore, ancora oggi ben conservato e visitabile.

  • La fece murare viva – In questo luogo si sarebbe svolta la triste storia di Bianca, una damigella orfana che fu affidata ad Aica da Camino. Bianca si sarebbe resa colpevole di un’occhiata maliziosa indirizzata al marito di Aica, il Conte Tolberto. Questo fu sufficiente a segnare il suo destino. Non appena l’uomo partì per una campagna di guerra, Aica punì la giovane e la fece murare viva nella stanza dove dormiva facendola morire di stenti.
  • La vicenda di Bianca – Secondo voci ben più diffuse, la vicenda di Bianca sarebbe legata all’altro maniero dei Collalto, a circa cinque chilometri dalla cittadina. Il castello fu quasi completamente raso al suolo durante le aspre vicende che coinvolsero la zona durante il primo conflitto mondiale. E’ dunque facile che la storia sia stata fatta traslare (forse per mantenere in vita il ricordo della damigella) ambientandoli nella struttura di San Salvatore.
  • Lo spettro dell’infelice Bianca è solito apparire ancora oggi – In ogni caso sta di fatto che lo spettro dell’infelice Bianca è solito apparire ancora oggi nei pressi del castello. Anticamente il fantasma sarebbe apparso ai membri dell’antico e nobile casato dei Collalto indossando vesti candide per annunciare eventi lieti o abiti scuri per presagire sventure

LE UNGHIE DI CHECHE - Il passaggio dalla vita alla morte

Cheche, una vecchia senza età, vive lungo il Piave in un casone di paglia. Ha delle unghie lunghissime, veste sempre di nero e vaga incessantemente per ogni dove. Tutti la conoscono, ma nessuno saprebbe veramente descriverla in quanto lei possiede la capacità di sfuggire al ricordo delle persone. Si dice che le campane, con un loro linguaggio segreto, le parlino e la invitino a recarsi al capezzale dei moribondi per aiutarli a lasciare serenamente la vita.

IL MISTERO DI GAIA DA CAMINO - Da Dante al fantasma di Portobuffolè

Mille anni fa sulla riva destra del fiume Livenza c’era un castello con sette torri, mura merlate, un ampio fossato. Qui, tra queste case e all’interno di quella che gli storici indicano essere stata la sua dimora, abitava Gaia da Camino, figlia del “buon Gherardo” il cui fantasma si dice sia presente ancora oggi.

Di lei parla anche Dante negli immortali versi della Divina Commedia.

Gaia: “Giovane bella et costumata, domina (donna) prudente, letterata, magni consilii et magne prudentie, sì onesta et virtuosa che per tutta Italia era la fama della bellezza et onestà sua” (F.Buti, sec XIV) oppure “figliuola di messer Gherardo e fu domina di tal reggimento circa le dilettazioni amorose, ch’era notorio il suo nome per tutta l’Italia” (Jacopo della Lana – 1290/1365)?

Erano forse due donne che portavano lo stesso nome? Perché è morta così giovane? Alcuni commentatori dicono che fosse donna di note virtù, altri dicono che, invece, fosse nota per i suoi costumi dissoluti: di certo la sua fama non le sopravvisse a lungo.

TREVISO - LA FONTANA DELLE TETTE

La fontana delle Tette fu costruita nel 1559 su ordine di Alvise Da Ponte, all'epoca podestà delle Repubblica di Venezia in seguito a una forte siccità che colpì la città di Treviso e la campagna circostante. Originariamente la statua era posta all'interno del palazzo Pretorio, in via Calmaggiore. Da allora fino al 1797, anno della caduta della Serenissima Repubblica di Venezia, in onore di ogni nuovo Podestà dalla fontana sgorgavano vino rosso da un seno e vino bianco dall'altro e tutti i cittadini potevano bere gratuitamente per tre giorni. Qui non c'è mistero ma la gio

Fantasmi e spettri 

Segusino – Secondo alcune antiche leggende il castello di Segusino sarebbe infestato dai fantasmi. Si tratterebbe di spettri grassi e freddi che si nasconderebbero sugli alberi vicino al ciglio della strada per spaventare i viaggiatori. Pare che i fantasmi riescano ad insinuarsi sul collo delle vittime.

Terribili fantasmi di donne morte – Ci sarebbero anche terribili fantasmi di donne morte durante il parto. Queste, secondo le leggende, vagano per i viottoli al crepuscolo, oppure si nascondono nel raccolto vicino ad un villaggio, ed emettono un seduttivo richiamo. Ma rispondere alla loro voce significa morte in questo mondo e nel prossimo. I loro piedi sono girati al contrario, in modo che gli uomini assennati possano riconoscerle.

Fantasmi di bambini piccoli – Voci popolari raccontano poi dell’esistenza di fantasmi di bambini piccoli che furono anticamente gettati nei pozzi. Questi abitano i bordi dei pozzi e piangono di notte, afferrano le donne per i polsi e supplicano di prenderli e portarli via. Si dice che questi fantasmi siano tutti nel castello di Segusino e ogni notte facciano una festa.

Folletto dispettoso con mani e piedi caprini – Curiosa anche la leggenda che vede i boschi intorno a Segusino da sempre abitati dal Mazarol, sorta di folletto dispettoso con mani e piedi caprini, un abito rosso e un cappello appuntito, un’immagine simile a quella tradizionale del diavolo, che si nasconde fra gli alberi, in attesa di tormentare i passanti

Il fantasma della villa sul Sile – Si racconta che in una villa lungo il fiume Sile, appartenuta ad una damigella di Caterina Cornaro, fa abitualmente la sua apparizione il fantasma di una donna.

Un gran rumore di catene – La dama si farebbe notare a scadenze regolari ogni dieci anni, e in molti assicurano che la sua comparsa sia accompagnata da un gran rumore di catene che, trascinate, producono un gran baccano udibile anche a grande distanza.

Fonte: Marcadoc e Guida ai luoghi della Treviso misteriosa di Giovanni Golfetto e Gino Carraro

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