Martedì, 27 Luglio 2021
Alto Trevigiano Servizi

Cava Morganella, Ats incontra gli ambientalisti: «Massima trasparenza nei controlli»

Consegnata una petizione con le 5mila firme raccolte da sette associazioni. Il presidente di Alto trevigiano servizi, Fabio Vettori: «Controllo e monitoraggio delle acque sono e saranno sempre garantiti»

Incontro tra Ats e associazioni ambientaliste

«Alto Trevigiano Servizi ha intenzione di garantire la massima trasparenza nel controllo e nel monitoraggio della qualità della risorsa idrica, nella consapevolezza e condivisione della sua importanza per la salute dei cittadini e la salvaguardia delle falde». Queste le parole del presidente di Ats, Fabio Vettori, che insieme all’amministrazione delegato della Società, Pierpaolo Florian, e al Direttore generale, Roberto Durigon, ha accolto le associazioni ambientaliste promotrici della raccolta firme per fermare le escavazioni alla cava Morganella. Controllo e monitoraggio delle acque sono e saranno sempre garantiti grazie alla collaborazione di Ats con tutti gli enti preposti a questo scopo come le amministrazioni comunali, Ulss e Arpav. Fondamentale a tale fine anche l’avvio del lavoro per la predisposizione dei Piani di Sicurezza dell’Acqua sull’intero bacino territoriale dei 52 comuni soci. «L’impegno ad assicurare la cura e il monitoraggio dei pozzi e delle sorgenti da noi gestite ai fini idropotabili è sancito nella nostra Carta del Servizio idrico integrato»: ribadiscono Vettori e Florian.

L’incontro, avvenuto nella sede centrale di Ats di via Schiavonesca Priula a Montebelluna, è stata un’occasione per un confronto diretto, positivo e costruttivo con le associazioni preoccupate per le operazioni di escavazione della cava Morganella. La petizione con le 5 mila firme raccolte, firmata da sette associazioni, è stata consegnata da una rappresentanza composta da Fausto Pozzobon (Legambiente Piavenire), Barbara Santoro (Paeseambiente), Fiorenza Morao (Iams e Salviamo il Paesaggio) e Tommaso Valdesolo (XR-Extinction Rebellion Treviso).

Ats aveva già provveduto nei mesi scorsi a rassicurare quanti, via posta elettronica, avevano contattato l’azienda per chiedere garanzie sul controllo della qualità dell’acqua, ribadendo la sensibilità dell’azienda alle potenziali problematiche sottese alla vicenda che ha interessato l’opinione pubblica e informando loro di aver provveduto a inoltrare richiesta di accesso agli atti per visionare i documenti riferiti al procedimento autorizzatorio all’escavazione. Documenti necessari agli uffici tecnici di Ats per uno studio obiettivo della questione, fermo restando che, a prescindere, l’azienda continuerà con il controllo previsto per i propri pozzi e si interfaccerà con i soggetti preposti al piano di monitoraggio richiesto dalle amministrazioni comunali. 

«La trasparenza nei confronti degli utenti sarà sempre garantita – hanno ribadito il Presidente, Fabio Vettori, e l’amministratore delegato di Ats, Pierpaolo Florian – Ogni decisione in merito alla questione Morganella sarà resa nota all’opinione pubblica, nella consapevolezza che l’acqua è un bene comune di tutti e che Ats appartiene ai Comuni e, quindi, ai cittadini».

Concetti riportati a chiare lettere nella Carta del Servizio Idrico Integrato, approvata dall’Ente di Governo dell’Ambito “Veneto Orientale” con deliberazione n. 9 del 28/06/2016 e aggiornata con deliberazione n. 19 del 18.12.2018 (entrata in vigore dal 01.01.2019) e consultabile anche nel sito Internet dell’azienda. Al punto 2.7 (paragrafo “Sostenibilità”), in particolare, si legge: “L’uso non controllato della risorsa idrica può portare all’esaurimento della risorsa stessa. Si rende pertanto necessario un uso della stessa di tipo sostenibile. Il Gestore si impegna, ad assicurare, per quanto di propria competenza e nei limiti dei vincoli tariffari, la cura e il monitoraggio dei pozzi e delle sorgenti gestiti dal medesimo ai fini idropotabili, a ricercare perdite idriche nelle reti di distribuzione, ad intervenire per la riparazione delle condotte per garantire la continuità del servizio, a programmare, a eseguire le opere di rinnovamento, a potenziare e razionalizzare le opere al fine di migliorare il servizio all’Utenza, a potenziare e razionalizzare le opere al fine di migliorare il servizio all’Utenza, a potenziare i servizi di depurazione in termini di rinnovo tecnologico, monitoraggio e miglioramento dell’efficienza".

Ats ad oggi gestisce circa 5 mila chilometri di rete acquedottistica, alimentata da 210 fonti (fra pozzi e sorgenti), per un totale di residenti serviti di 500 mila abitanti. Per garantire la potabilità dell’acqua vengono svolti i necessari trattamenti attraverso 70 impianti di disinfezione, costantemente monitorati con sistema di telecontrollo. La qualità della risorsa idrica è monitorata, grazie alle analisi effettuate dai laboratori. I controlli hanno una frequenza di 3 volte alla settimana, con un numero di campioni analizzati superiore rispetto ai minimi di legge. Nel 2020 sono stati analizzati più di 1600 campioni. Un monitoraggio che vede ogni anno un livello cospicuo di risorse economiche investite da parte di Ats.

A questo sistema si aggiungeranno nei prossimi anni anche i Piani di Sicurezza dell’acqua. Ats sta lavorando a pieno regime per la loro predisposizione che permetterà un approccio del tutto innovativo al controllo della qualità della risorsa idrica. Parola d’ordine dei Psa è infatti prevenzione. I Piani, suddivisi per zone idriche omogenee dell’intero territorio servito da Ats, consentiranno, infatti, di gestire un problema di eventuale inquinamento idrico prima che si manifesti all’utenza. Per ogni Psa verranno creati dei gruppi multidisciplinari di lavoro che comprendono personale interno ad Ats, le Ulss (in particolare il Sian, il Servizio igiene degli alimenti e della nutrizione), l’Arpav, eventuali stakeholder e i comuni interessati. In programma incontri tramite piattaforme online che prenderanno il via già a partire da questa estate. I Piani di Sicurezza dell’acqua daranno un contributo fondamentale anche all’individuazione delle eventuali criticità che potrebbero derivare dalle attività sulle cave nel territorio ma anche di tutti i punti sensibili di captazione dell’acqua presenti nell’area dei 52 comuni soci (province di Treviso, Belluno e Vicenza). Questo proprio grazie al fatto che i Psa costituiscono un lavoro di gruppo che coinvolge enti a vari livelli: comunale, provinciale e regionale. Tali Piani sono previsti dal Decreto Ministeriale Controlli e analisi delle acque potabili del 14 giugno 2017 e recepisce la Direttiva europea 2015/1787/Ue sulla qualità delle acque a consumo umano. La base di partenza per la loro redazione è l’analisi dei rischi che incombono in tutto il sistema idrico, dalla captazione fino alla distribuzione.

«L’obiettivo finale è la tutela della salute dei cittadini –spiega Florian– I Piani di sicurezza dell’acqua consentono di ottenere una conoscenza più ampia degli impianti e delle reti idriche dell’acquedotto, in modo tale da poter individuare eventuali pericoli e rischi sito-specifici e sviluppare un sistema di gestione e monitoraggio che permetta di gestire un problema prima che si manifesti ai cittadini. Questo si traduce in controlli più puntuali. Ma non solo. I Psa permetteranno di pianificare gli investimenti nel territorio in modo più mirato. Ciò significa più efficacia e più efficienza in tutto il sistema di gestione del servizio idrico».

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