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Alla scoperta di Giulia Farnia, la preparatrice atletica del Benetton rugby

E' la prima donna a rivestire questo incarico nello staff dei "Leoni". "In questi 9 anni ho imparato a capire che i rugbisti sono dei veri e propri ‘’gentlemen’’ e se riconoscono professionalità e competenza sono molto rispettosi dei ruoli"

TREVISO Giulia Farnia, prima donna italiana a raggiungere questo livello rugbystico e neo preparatrice atletica della staff del Benetton Rugby, ci racconta la sua passione per lo sport diventata poi la sua professione.

Come nasce la tua passione per il mondo della preparazione fisica?

"Lo sport ha sempre caratterizzato la mia vita. Da piccola ho provato varie discipline, ma avevo 7 anni e mezzo quando ho scelto Judo, sport che poi ho praticato fino ai 25 anni. Sono stata un’atleta e tutt’ora mi sento atleta, anche se ormai è da anni che non gareggio. Sono riuscita a prendermi le mie soddisfazioni, con un 2°posto ai Campionati Italiani di categoria e tre 3° posti ai Campionati Italiani Universitari. Ad un certo punto ho pensato seriamente di far richiesta per poter entrare in un gruppo sportivo; avrei voluto che la mia più grande passione diventasse anche la mia professione, non avevo dubbi avrei voluto fare l’atleta professionista, cosa che nel Judo non è così facile. Quindi una serie di valutazioni mi hanno portata a continuare a studiare e ovviamente non avrei potuto che scegliere Scienze Motorie. L’obiettivo è sempre stato ben chiaro: della mia passione avrei voluto comunque fare la mia professione, e così è stato. Respirare sport dalla mattina alla sera, poter parlare quotidianamente di allenamenti, programmazione e performance per me è un sogno."

Qual è stato il tuo percorso lavorativo e come sei diventata preparatrice atletica di un club rugbistico?

"In ambito lavorativo mi ritengo molto fortunata in quanto, due mesi dopo la laurea, ho avuto due contatti importanti che mi hanno permesso di fare esperienza e di crescere molto dal punto di vista professionale. Ho iniziato praticamente subito a lavorare in uno studio di fisioterapia, nel quale sono rimasta per 4 anni e al rugby San Donà dove ho invece lavorato per ben 9 stagioni in prima squadra. L’avvicinamento al Rugby San Donà è avvenuto grazie ad un allenatore del settore giovanile che incuriosito e stupito dagli allenamenti che facevo mi ha avvicinata scoprendo che mi stavo laureando in Scienze Motorie, che la mia massima aspirazione sarebbe stata quella di lavorare nella preparazione atletica e che avevo un’esperienza da atleta non indifferente. Ha individuato in me quella figura di cui avevano bisogno in prima squadra e nell’arco di pochi mesi sono stata inserita nello staff. Durante la prima stagione ho seguito solo il recupero infortuni, ma già dalla stagione successiva mi è stato affidato il ruolo di preparatrice responsabile della prima squadra."

Quanto incide il tuo lavoro (stile di vita condotto, alimentazione..) sua tua vita privata?

"Prima che un lavoro è una passione e come tale occupa gran parte della mia vita. Non nascondo il fatto che seguire una squadra di rugby, sia per l’importanza dei campionati in cui ho lavorato, sia per il numero di atleti che compongono la rosa è molto impegnativo e richiede molta dedizione in campo, cosi come a casa al computer, tanto che a periodi è quasi impossibile non trascurare la vita privata; però le emozioni, le soddisfazioni, che si ricevono in cambio sono talmente uniche che ripagano sempre di tutto il tempo messo a disposizione della squadra. Oltre al rugby sto lavorando su un mio progetto, chiamato appunto ‘’Progetto Stile di Vita’’. Chi aderisce al progetto viene seguito nell’attività motoria con programmi di allenamento cuciti su misura, nel riequilibrio posturale in pancafit e nel riequilibrio del sistema nervoso con particolare attenzione al rilassamento e alla respirazione. Durante le sedute fornisco inoltre curiose informazioni su come migliorare ulteriormente lo stile di vita. Ovviamente tutto questo fa parte di me e del mio stile di vita, io per prima ho aderito al progetto"

Cosa si prova ad essere arrivata a questo livello?

"E’ una gran bella soddisfazione; un’opportunità che non potevo lasciarmi sfuggire. Quando ho ricevuto la telefonata da parte della società, quasi non ci credevo, ho fatto fatica a realizzare che mi stavano chiedendo di far parte dello staff della Benetton Rugby. Sono molto contenta e tra l’altro si sta già rivelando un’esperienza indimenticabile. Inoltre sono veramente onorata di poter lavorare al fianco di un preparatore del calibro di Fabio Benvenuto."

Come ci si sente a lavorare in un gruppo prettamente maschile?

"All’inizio non sapevo cosa mi si sarebbe prospettato e in particolare non avevo idea di come avrebbero potuto reagire al fatto che fosse una donna a gestire un aspetto così importante, come la preparazione fisica. Il preparatore fisico, programma, fornisce e gestisce gli allenamenti da seguire, sprona a dare di più, deve pretendere professionalità, precisione e anche la prima squadra con cui ho lavorato, non aveva mai avuto una donna a ricoprire quel ruolo. In questi 9 anni ho imparato a capire che i rugbisti sono dei veri e propri ‘’gentlemen’’ e se riconoscono professionalità e competenza sono molto rispettosi dei ruoli.  Ma da donna vi assicuro che bisogna dimostrare il doppio della professionalità e competenza rispetto a quanto potrebbe fare una figura maschile per guadagnarsi il rispetto che il ruolo richiede in questo ambito."

L'anno scorso lavoravi nel San Donà, c'è differenza di preparazione atletica tra un club di Eccellenza ed uno di PRO12?

"In entrambe le realtà, i giocatori devo essere forti, veloci, potenti, devono poter resistere per 80’ e devono lavorare sulla prevenzione degli infortuni. Ovviamente in Pro12 c’è una più minuziosa cura dei dettagli, ma la differenza sostanziale è la diversa richiesta ai giocatori. Qui a Treviso abbiamo tutti professionisti, quindi ci si può permettere un maggior numero di allenamenti nell’arco della settimana e dei carichi di lavoro non indifferenti. Inoltre gli stessi atleti della Benetton non sono solo professionisti, ma cosa ben più importante, sono anche molto più professionali nel lavoro."

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