rotate-mobile
Giovedì, 26 Maggio 2022
Sport Monastier di Treviso

Sport e giovani: un incontro nel segno della formazione

Lunedì 15 ottobre a Monastier si è tenuta un'importante iniziativa rivolta agli studenti delle scuole trevigiane per avvicinarli al mondo dello sport. Tantissimi i temi trattati

Avvicinare i giovani studenti delle scuole superiori venete alla professione giornalistica, attraverso la gestione dell’ufficio stampa del convegno “Sport & giovani”, organizzato dall’Unione nazionale veterani dello sport, sezione di Venezia, e delegazione del Veneto in collaborazione con la Casa di cura “Giovanni XXIII” di Monastier.

E’ accaduto, per la prima volta in Italia lunedì 15 ottobre presso il centro servizi “Villa delle Magnolie” a Monastier di Treviso, nel corso del convegno durante il quale si sono toccate molte e importanti tematiche legate all’attività sportiva giovanile.  Studenti dei licei scientifici ad indirizzo sportivo “Da Vinci” di Treviso e “Brandolini” Rota di Oderzo che hanno posto le domande ai relatori e studenti dell’Ipsia “Scarpa - Mattei” di Fossalta di Piave” che hanno ripreso con le proprie telecamere il convegno e le interviste. Una collaborazione quella tra scuola, mondo giornalistico, dell’impresa e dello sport, fortemente voluta e portata avanti da Carlo Mazzanti  organizzatore del focus e che è stata sancita dai patrocini della Regione del Veneto - rappresentata dall’assessore Cristiano Corazzari -, del Comitato Veneto del Coni e dell’Ordine dei giornalisti del Veneto e che ha permesso agli oltre 100 studenti presenti di vivere “sul campo”, l’esperienza di addetti stampa dell’evento e di ascoltare gli interessanti interventi dei molti relatori presenti. 

L’incontro, dal titolo “Sport e giovani”, seconda edizione dell’annuale appuntamento di Sport & Cultura ha accolto diversi momenti di confronto tra sportivi, donne e uomini delle istituzioni regionali, nazionali ed europee, presentando un parterre de rois di assoluto livello. Si è parlato di sport ed etica con la premiazione da parte dell’ex giocatore di calcio ed ora amministratore delegato della “Giovanni XXIII” Gabriele Geretto di 3 giocatori speciali, soprattutto sotto l’aspetto umano: Simone Ranzato 13 enne di Casale sul Sile affetto da Sma2, top player 2017 e 2018 dei Black Lions squadra di wheelchair hockey e due giocatori di calcio veneti che hanno donato il midollo osseo Fabio Caramel dello Spinea e Marco Giacomini del Noventa di Piave. «Spero in voi! – ha detto Marco Giacomini giocatore del Noventa rivolgendosi ai numerosi giovani presenti in sala – La donazione del midollo osseo non è niente di più che una donazione di sangue. Fuori per un braccio, dentro per l'altro. 4 ore distesi sul letto e ti danno anche la cioccolata in bocca» ha detto sorridendo Marco.  «Non ho fatto niente di importante per meritarmi questo premio – ha detto con umiltà Marco che fino ad oggi ha sempre evitato interviste ma che lunedì ha voluto essere presente per parlare di persona ai giovani – Nulla di importante da sottolineare sui giornali ma importante per il prossimo in quanto la donazione del midollo è fondamentale perché si può salvare una vita. Informatevi – ha detto Marco rivolgendosi agli studenti in sala, quasi suoi coetanei – chiedete! Perché è davvero importante». «E’ stata per me è una cosa molto naturale – ha detto Fabio Caramel giocatore dello Spinea -  Ero donatore di sangue e mi è stato chiesto di registrarmi per un eventuale donazione di midollo osseo. Ho accettato a cuor leggero senza nemmeno sapere di che cosa si trattasse. Mi era stato detto che si poteva salvare una vita ed effettivamente quando sono stato chiamato per la mia compatibilità ho capito effettivamente che cosa volesse dire. La donazione di midollo osseo è qualcosa di molto semplice rispetto a quello che si può fare salvando una vita. Nel mio caso c'era una persona malata di leucemia e c'era bisogno di una donazione di midollo osseo. La donazione è molto più semplice di quanto si possa pensare perché ora la tecnologia ha fatto dei grossi passi avanti soprattutto nel mondo della medicina. Non vengono bucate ossa almeno se si opta per la soluzione delle periferiche che sia io che Marco Giacomini abbiamo adottato. Per chi dona il sangue è una donazione paragonabile ad una donazione di plasma quindi non ci sono interventi. Si è coscienti c'è una doppia spina, un ago che restituisce il sangue e una macchina che preleva solamente quello di cui ha bisogno e si torna subito alla vita di tutti i giorni senza nessuna complicazione. Pensare quindi che con una semplice donazione si ha la possibilità nell’85 per cento di salvare una vita credo che un piccolo sforzo sia il minimo che si possa fare».

Daniele Furlan e Sauro Corò intervistat-2

«Lo sport è molto importante - ha detto Simone Ranzato - perché ti diverti, esci di casa e scopri i nuovi amici. E poi ci dà anche tante soddisfazioni. Quando l’anno scorso ho ricevuto per la prima volta il premio come miglior giocatore di wheelchair hockey - ha detto Simone Ranzato tredicenne di Casale sul Sile affetto da Sma2 – ho pensato che forse si erano sbagliati. Quando invece ho avuto il premio in mano ho capito che era proprio mio». Con Simone ha parlato ai ragazzi presenti anche Sauro Corò, team manager della Nazionale italiana Weelchair hockey laureatasi campione del Mondo 2018. Sauro ha parlato del suo approccio con il wheelchair hockey avvenuto quasi per caso su suggerimento di un amico sottolineando come questa disciplina, essendo praticata su una carrozzina elettrica, sia uno sport che può essere praticato da tutti, anche da disabili motori gravissimi, poiché basta avere il controllo della carrozzina. «Nell’attività paraolimpica il Veneto è una delle regioni più virtuose – ha detto Daniele Furlan presidente del comitato Melograno rispondendo alla domanda della provetta giornalista della 5 i del Liceo Scientifico “Da Vinci” di Treviso Camilla Mascherin - ma c’è ancora margine di miglioramento. A livello nazionale solo l’1,5% della popolazione disabile pratica lo sport e quindi anche se in Veneto abbiamo delle percentuali un po' superiori il margine di miglioramento c'è soprattutto perché lo sport a volte è quel coadiuvante che riesce a unire le persone ma anche a far uscire dalle mura di casa quelle persone disabili che normalmente invece vi trascorrono quasi tutto il loro tempo” Daniele Furlan ha poi parlato di  Scendi in pista solo per il bene. Un'iniziativa rivolta sia alle alle persone disabili che a quelle normodotate che due o tre giovedì al mese si incontrano presso gli impianti sportivi di un qualunque paese e trascorrono un'ora insieme facendo attività fisica non agonistica, alla quale ovviamente possano partecipare anche le persone disabili. «Attualmente l'iniziativa è in atto in due paesi del veneziano: San Donà di Piave ed Eraclea, ma contiamo – ha detto il presidente del Comitato Melograno - di esportare il format anche in altri paesi limitrofi». Daniele Furlan ha poi rivolto un appello affinché determinate pratiche sportive vengano incluse tra le terapie riabilitative riconosciute dal sistema sanitario nazionale viste le ben conosciute qualità curative e soprattutto portatrici di benessere psicofisico.

Chi pratica sport deve anche essere consapevole delle proprie capacità. E così quando durante il pannel diretto da Luigi Bignotti due studenti del Liceo scientifico “Da Vinci” di Treviso hanno chiesto all’allenatore della Reyer come può un giovane anche non promettente trovare spazio nel roster di una squadra come la Reyer, Walter De Raffaele ha risposto: «Trovate una persona che la pensa all'opposto di tutti. Vi risponderò schiettamente come sono. Credo che adesso i giovani purtroppo stiano perdendo la fame che c'era un po' di tempo fa e l'umiltà che c'era un po' di tempo fa. Questo è un grosso limite e mi dispiace. Ho tre figli e parlo a ragion veduta. Adesso è tutto subito e tutto facile e naturalmente non c'è una ricetta. Io credo che la cosa più importante sia essere umili avere molta voglia di sacrificarsi e cercare di raggiungere il massimo. Che non vuol dire per forza arrivare in serie A ma vuol dire essere la migliore versione di sé stessi». «La qualità più difficile da tirar fuori dagli atleti, soprattutto quelli che giocano in squadra - ha detto Mario Pollini consigliere nazionale dell’associazione allenatori - è la capacità di capire che ogni persona è utile all'altro e che lavorando insieme, soffrendo insieme, giocando insieme si raggiunge il risultato». Stando ai dati Istat-Coni del 2015 nel Veneto sono 457.665 gli sportivi tesserati ci sono 5.636 le società sportive attive e sono 90.129 gli operatori sportivi. «Nel calcio diminuiscono le società per problemi economici e di ricambio dirigenziale - ha detto Giuseppe Ruzza Presidente della Figc Veneto durante il pannel coordinato da Mario Caporello - ma aumentano i tesserati e questo sta a dimostrare che la voglia di giocare a calcio e di fare sport è sempre alta”. L’attività agonista è impegnativa - ha detto il dottor Maurizio D’Aquino primario del reparto di medicina della Casa di Cura “Giovanni XXIII” di Monastier e sportivo intervenendo al convegno nel pannel diretto da Paolo Ghisoni- ma va fatto nella giusta misura. Lo sport è legato all'età e a quella che è la propensione per una singola disciplina. Ma per chi vuole semplicemente star bene e fare della salute il proprio proponimento è necessario praticare attività fisica almeno per tre volte alla settimana». Durante il convegno “Sport e Giovani” si è parlato anche dell’insegnamento dell’attività motoria nella scuola primaria. «La figura professionale che segue l'attività motoria nelle scuole primarie – ha detto Guido Guidi vicepresidente vicario del Coni Veneto - deve essere un esperto non soltanto di attività fisica vera e propria ma anche di psicologia del bambino. Deve avere competenze sotto vari aspetti: quello sanitario e di quelli legati alla dieta. Un esperto a 360° perché si tratta di creare uno stile di vita che poi è quello che condiziona la persona per tutta l'esistenza».

convegno sport e giovani-2

I pro e i contro della pratica sportiva giovanile di oggi rispetto al passato è stata la domanda che Carolina Marchesin del Liceo Scientifico “Da Vinci” di Treviso ha posto allo scrittore/giornalista/giocatore Luca Pinzi, autore del libro “Un calcio all’amore” che mette in luce le difficoltà psicologiche dell’atleta che vive la panchina “Lo sport fa bene dal punto fisico ma può fare anche male se l'approccio psicologico non è quello giusto. Sotto questo aspetto molta responsabilità ce l'ha l’adulto nell' accompagnare lo giovane nello sport. Mi riferisco al genitore che potrebbe proiettare sul figlio tutte le sue ansie da vittoria. Tutti vogliamo campioni, tutti vogliamo figli titolari, tutti vogliamo figli bravissimi in tutto. E questo invece non succede. Ognuno di noi fa quello che può. Chi pratica sport deve farlo innanzitutto per imparare le regole, per divertirsi, per rispettare gli avversari e poi viene anche la vittoria che fa piacere”. Al termine del convegno è stato consegnato il Premio “Ercole Olgeni” a Luigi Brugnaro in qualità di imprenditore e uomo che ha rilanciato lo sport nella città lagunare e non solo.  In un messaggio video Luigi Brugnaro ha voluto ringraziare e salutare tutti coloro “che credono nello sport”. Anche la Casa di Cura “Giovanni XXIII” di Monastier per tutto il lavoro che svolge e per tutto quello ha donato alla Reyer e al mondo dello sport in genere. Si è poi rivolto a tutti i presenti “A voi che vi occupate di sport sia in ambito sanitario che tecnico dico: credete nello sport, perché i giovani hanno bisogno di un sistema che funzioni”. Altro premio “Giorgio Mazzanti” è stato conferito a Ferruccio Gard, storico giornalista televisivo della RAI ed un particolare riconoscimento è stato consegnato da Carlo Mazzanti dell’UNVS a Gabriele Geretto ora amministratore della Casa di Cura Giovanni XXIII di Monastier ma in passato promettente giocatore di calcio: un quadro che lo ritrae in una delle sue storiche rovesciate. 

Gallery

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Sport e giovani: un incontro nel segno della formazione

TrevisoToday è in caricamento