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Lo sport di contatto non riparte, la rabbia del Calciotto: «Falliranno migliaia di società»

Massimiliano Cattarin, Team Manager della Nazionale Italiana di Calcio a 8: «Non riaprire vuol dire impedire di far praticare sport ai nostri circa 800 tesserati, per un danno che ha già raggiunto i 50 mila euro»

Nelle ultime settimane in tutta Italia stanno montando le polemiche da parte dei lavoratori dello sport che ritengono alquanto iniquo l'ultimo Dpcm del Governo che ha impedito, ancora una volta, le riaperture di palestre, impianti sciistici e di tutto ciò che a che fare con il mondo dello sport di contatto a livello non agonistico (a differenza di quanto accade invece con il padel e il tennis, ad esempio). In molti, infatti, ritengono di essere stati ingiustamente e oltremodo danneggiati da un provvedimento che non tiene conto delle impellenti esigenze economiche del comparto, nonostante il settore sia da tempo pronto a tornare in attività in piena sicurezza, rispettando ogni norma igienica del caso.

«La situazione è sempre più difficile, anche perché nessuno è in grado di dirci quando potremo veramente riaprire - dichiara Massimiliano Cattarin, Team Manager del Calciotto TV di Morgano e della Nazionale Italiana di Calcio a 8 - Ad oggi, dopo mesi di blocco forzato di ogni attività sportiva sul territorio, ancora non abbiamo una singola proiezione di quando potranno ricominciare le nostre attività ed eventualmente di come dovremmo farlo, di quali saranno i protocolli da seguire. Di questo passo migliaia di piccole società sportive scompariranno. All'inizio contavamo i giorni, poi le settimane e infine i mesi. Oggi, invece, tutto è cambiato». Secondo Cattarin, infatti, il problema principale starebbe nella politica che «ha disintegrato la base sportiva in Italia, vietando lo sport e lasciando fallire tantissime piccole società sportive. Il tutto con praticamente zero ristori per chi da anni lavora ed investe nello sport e negli impianti sportivi. Non ci sono dunque prospettive per il futuro».

Cattarin fa poi un paragone tra il settore sportivo e le altre attività che hanno già da tempo riaperto: «Noi non possiamo lavorare in smart-working, né per asporto né in video-conferenza. Noi viviamo di sport, facciamo star bene le persone nel fisico e nella mente e siamo in migliaia in tutta Italia. Abbiamo rispettato tutti i protocolli previsti, vogliamo perciò solo tornare a fare quello che amiamo, ossia il nostro lavoro. Siamo infatti pienamente convinti che ci siano tutte le condizioni per poter riaprire, campionati compresi, pur rispettando le normative vigenti. Abbiamo anche fatto investimenti importanti, ma abbiamo bisogno di programmazione. Oltretutto facciamo sport all'aria aperta, quello che da sempre viene considerato come uno stile di vita perfetto oltre che l'antivirale per eccellenza. Pretendiamo che ci sia qualcuno che difenda i nostri diritti, altrimenti sarà anarchia totale – chiosa l’imprenditore trevigiano - Lo sport interessa in Italia milioni di persone, contribuendo al 4% del PIL nazionale, ed ha centinaia di migliaia di persone che lavorano nel settore. Solo il calcio vanta oltre 4.600.000 praticanti tra Figc ed Enti di Promozione Sportiva. Che si tolga dunque il coprifuoco delle 22 e si lasci gli italiani liberi di fare sport, qualsiasi esso sia!».

Cattarin conclude poi così: «Non riaprire vuol dire impedire di far praticare sport ai nostri circa 800 tesserati, fermando al contempo numerose manifestazioni sportive tra cui la nostra Seria A, la Serie B, le coppe e l’attività della Rappresentativa del Calciotto TV, per un danno che ha ormai raggiunto circa 50mila euro. Inoltre, vista la poca chiarezza in questa tragica situazione, alcuni sponsor in questi mesi si sono purtroppo ritirati. In ogni caso, mi confronto costantemente con molteplici realtà simili alla nostra presenti in altre regioni e posso dire che siamo tutti "nella stessa barca" e per questo la rabbia è sempre di più. Il Governo deve dare delle indicazioni precise e deve farlo presto. Ci diano quindi una finestra temporale certa in cui sarà possibile ricominciare, così da poter almeno impostare le attività future ed evitare di doversi indebitare ulteriormente con le banche o, ancora peggio, fallire».

Fortemente deluso dall’ultimo Dpcm è anche Ivan Schiavinato, titolare del Centro sportivo Carlotta di Casier, oltre che allenatore di futsal per l’U19 della Came Dosson: «Nessuna riapertura vuol dire zero incassi e quindi un lento declino verso la fine. Senza ristori i danni alla mia attività si aggirano oggi sugli 80mila euro considerando che nel 2020 ho lavorato solo tre mesi. Nessuno, infatti, può usufruire dei campi da calcetto o da tennis, almeno che non sia agonista. Peccato, però, che la stragrande maggioranza dei nostri clienti siano amatori dello sport. Se la situazione non cambierà repentinamente, sarò costretto a chiudere. L’ho anche già comunicato al sindaco Carraretto. Così non si può più andare avanti e la verità è che i problemi non stanno in mezzo ad un campo da gioco, ma chiusi in una stanza romana».

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