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Ciao Samu! L'ex capitano della Sisley, Samuele Papi, appende le scarpe al chiodo

Nel weekend la sua ultima partita da professionista nelle file di Piacenza a oltre 40 anni d'età. Un addio doloroso arrivato insieme anche a quello del compagno di squadra Zlatanov

TREVISO Ci sarebbe una partita da raccontare, non una qualsiasi ma la vittoria di Piacenza che chiude la serie contro Latina e proietta i biancorossi alla Final four di qualificazione alla Challenge. I biancorossi vincono 3-1 e proseguono il cammino per un pass europeo, ma per un giorno è giusto lasciare in secondo piano la pallavolo giocata perché tutti i riflettori sono puntati sulla storia della pallavolo, su Hristo Zlatanov e Samuele Papi che per l’ultima volta entrano da protagonisti al PalaBanca. Gli occhi sono lucidi e non potrebbe essere altrimenti, lo sono quelli di Zlatanov (Papi riesce a mascherare meglio l’emozione) ma anche dei tanti tifosi che in una domenica stupenda si chiudono in un palasport bollente con oltre 2500 persone che rendono omaggio a due campioni capaci di segnare la storia del volley italiano e non solo.

Non mettono piede in campo i due, ma sono i grandi protagonisti del pomeriggio, di una giornata che rivoluziona completamente il programma per rendere merito a una coppia di campioni. Lo fa un PalaBanca tanto caldo quanto emozionato, in cui i venti minuti inizialmente previsti per ricordare la carriera dei due giocatori diventano più di mezz’ora senza che nessuno si lamenti. Entrano il fratello di Samuele Papi che consegna la maglia di Falconara, poi tocca a Claudio Galli, Giani, Bagnoli Fei e Tencati quindi spazio ai videomessaggi di Paolini, Pistolesi, Da Re, Simon e del presidente federale Cattaneo. Roberto Pighi ha consegnato poi un quadro con lo sfondo di piazza Cavalli prima che Massimo Righi, in rappresentanza della Legavolley, chiedesse ai due giocatori di restare nel mondo del volley una volta appese le scarpe al chiodo. Perchè si tratta di due veri e propri monumenti del volley azzurro, in cui "Samu" ha avuto un ruolo fondamentale, soprattutto con la Sisley Volley con la quale, tra il 1998 e il 2011, ha vinto: sei Scudetti, quattro Coppe Italia, sette Supercoppe Italiane, tre Champions League, una Supercoppa Europea, e due Coppe CEV, oltre ad essere nominato sia Cavaliere che Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana. In Nazionale invece ben 339 presenze con all'attivo: due medaglie olimpiche, tre agli Europei, due ai Mondiali e altre tre in World League.

Tocca però poi a Zlatanov ricevere le “visite” di Eugenio Gollini e i messaggi video di Sergio, Meoni, Grbic, Marra e Federica Lisi con i figli di Bovolenta e il premio del sindaco Dosi e dell’assessore allo sport Cisini. Il momento più toccante, quello in cui Zlaty deve nascondersi per non mostrare gli occhi rossi, arriva nel finale: mentre i Lupi Biancorossi espongono gli striscioni “Un bacio grande” ai lati del campo, il presidente Molinaroli e l’amministratore delegato Pighi ritirano la maglia biancorossa numero 11, quella che il capitano ha indossato per 14 stagioni consecutive. E a fine partita ecco lo striscione con 14 cuori, uno per ogni stagione, e una festa che prosegue ben oltre il termine della gara. Una dimostrazione che sia Papi sia Zlaty hanno lasciato un segno indelebile anche fuori dal campo.

«E’ stata una serata bellissima, ma vi posso assicurare che non ci ho ripensato. Un momento stupendo, ringrazio davvero tutti, un pomeriggio che porterò sempre nel cuore. Ma è sicuro al cento per cento, smetto davvero». Sorride Samuele Papi; la partita fra Piacenza e Latina ormai è finita da tempo ma lui e Hristo Zlatanov sono ancora in campo a fare selfie con i tifosi e a firmare autografi.

Qual è stato il momento più emozionante della festa organizzata per il vostro addio alla pallavolo?

«Forse quando è entrato mio fratello, perché mi aveva tenuto tutto nascosto. Ho avuto un po’ di difficoltà ma ho comunque tenuto botta. Pensavo invece che Zlatanov piangesse di più, ma ha resistito abbastanza bene pure lui».

E’ stato difficile anche riassumere in un quarto d’ora una carriera infinita come la tua.

«Direi di sì perché è stata veramente lunga. Sono molto contento di quanto ho fatto, non solo per i risultati ma in generale per quanto ho vissuto e per le esperienze che mi porterò sempre dentro di me come ricordo. La pallavolo mi ha insegnato molto, è stata una parte importante della mia vita».

Tu e Zlatanov avete annunciato che smetterete, ma oggi in campo c’erano altri due giovanotti come Luca Tencati e Alessandro Fei, mentre sulla panchina di Latina sedeva Daniele Bagnoli, tuo tecnico negli anni di Treviso. Significa che la vostra classe prosegue.

«Noi abbiamo mollato, sono rimasti in pochi della nostra età. Faccio un grosso in bocca al lupo sia al Tenca sia a Fox per proseguire ancora un paio di anni».

Anche Hristo Zlatanov non riesce a uscire dal campo, travolto dall’affetto dei tifosi. E’ la sua giornata, giusto che se la goda fino all’ultimo istante.

«Gli occhi erano lucidi, non posso negarlo. Ho tenuto botta fino all’ultimo, ma quando ho saputo del ritiro della mia maglia numero 11 ho ceduto. La voce tremava, ma penso sia assolutamente normale e lo avevo anche dichiarato; sono un sentimentale, non mi nascondo. Dirò di più: sono contento di come è andata, pensavo peggio».

Oltre alla maglia i tifosi ti hanno preparato un megastriscione con 14 cuori, uno per ogni stagione trascorsa a Piacenza.

«Però se guardavi bene erano tutti un pochino tagliati. Come in tutti gli amori ci sono momenti buoni e quelli meno buoni. L’importante è il risultato, questo affetto dei tifosi che ci hanno sempre seguito e mi hanno sempre incitato; mi sono identificato nella città e loro mi hanno aiutato parecchio».

A Samuele Papi hanno portato tutte le maglie della carriera. Tu ne hai indossate parecchie ma una sola è tatuata addosso.

«E’ andata benissimo così, sono contento e adesso devo pensare a cosa farò quando divento grande, cioè da domani».

Tutti vi hanno chiesto di restare nel mondo della pallavolo.

«Molto volentieri. Sarebbe una bella cosa anche per noi, sapremmo di cosa stiamo parlando, l’ambiente lo conosciamo così come le regole del gioco, potrebbe essere un’ottima idea».

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