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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Sport Susegana

Flavio Vanzella espone il Collare d’oro per la prima volta a casa sua

L'ex professionista di Susegana ha ricevuto la più alta onorificenza sportiva da Gianni Bugno, nella Tenuta Cadella, suo compagno di squadra tra i professionisti

Flavio Vanzella, 57 anni, ex professionista di Susegana, espone per la prima volta il Collare d’Oro al merito sportivo, la più alta onorificenza sportiva. E’ stato l’unico ciclista trevigiano -  Treviso, la patria del ciclismo - alla manifestazione che si è tenuta a Milano. Assente per motivi di lavoro, il Collare gliel’ha portato a Susegana, nella Tenuta Cadella, Gianni Bugno, suo compagno di squadra tra i professionisti. Miriade di ricordi. Il Collare d’Oro è stato assegnato a Flavio Vanzella per il campione mondiale cronometro a squadre dilettanti 1987 (con Roberto Fortunato, Eros Poli, Mario Scirea), quando correva con l’Arredo House. E’ nato a Vazzola il 4 marzo 1964 ed ha cominciato a correre da juniores con la Cavalier Lodi, da dilettante ha gareggiato con la Quarella, Uc Trevigiani e Arredo House. E’ stato professionista dal 1989 al 1998. E’ stato l’ultima maglia gialla veneta il 6 e il 7 luglio 1994 nell’edizione del Giro di Francia numero 81. Da professionista ha corso con le squadre 1989 Malvor, 1990 Diana-Colnago, 1991 ZG Mobili, 1992-1994, GB-MG Boys, 1995 MG Boys Maglificio, 1996 Motorola, 1997-1998 Française des Jeux.

Nella sua azienda - nella sala della “Confraternita del ciclista” - racconta le sue avventure di ciclismo per quasi due ore. Nel salone c’è la maglia di campione del mondo di Villach con le relative medaglie, ci sono le foto che raccontano la storia di Flavio. Una con Guido Bontempi, e altri professionisti in corsa, c’è una gigantografia con la maglia gialla al Tour e un’immagine del Giro del Veneto 1995 vinto all’arrivo di piazza Borsa, a Treviso, con un’azione solitaria quando correva con la Mg Technogym. A quel tempo il Giro del Veneto era una delle premondiali. Nella carriera di Flavio manca solo la maglia azzurra. “L’unico rammarico è che non sono mai convocato in nazionale. Si vede che ad Alfredo Martini non ero simpatico (ride, ndr), ma vent’anni di ciclismo ad alti livelli me li sono vissuti e goduti. Mia piaceva girare il mondo. Purtroppo ho avuto la carriera condizionata dagli infortuni. Sono stato tre volte operato di ernia del disco. E ogni volta dovevo ricominciare daccapo, ma le mie soddisfazioni me le sono tolte ugualmente”.

Tra il Leone che ha ricevuto quando ha preso la maglia gialla al Tour e il pupazzo-ricordo delle Olimpiadi di Seul, con il Collare in mano sotto la maglia iridata - le due maglie gialle sono all’ingresso dell’azienda incorniciate - racconta un’altra delusione. “A proposito di bici rubate. Quando parlo di Olimpiadi mi viene il magone. A Seoul nel 1988 l’Italia è arrivata solo quinta alla cento chilometri su strada. Ma se io, il veronese Poli, Maggioni e Scirea avevamo le “nostre” biciclette, vincevamo con una gamba. Invece, a causa del lungo viaggio, le bici della nazionale sono arrivate due giorni dopo la gara… Ho fatto tanti sport, con il ciclismo ho continuato perché ho cominciato a vincere subito anche se ho cominciato tardi e per continuare la tradizione di papà Giuseppe”. Adesso, nella Tenuta Cadella ai piedi del Castello di San Salvatore, a Susegana (Treviso), è un coltivatore-produttore di Prosecco e di altri vini. Nella cantina c’è la sede de “I Fortissimi”, ciclisti che in estate, hanno fatto l’operazione di beneficenza per la malattia di Sammy Basso con il resort Ca’ del Poggio.

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