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«E' stato un anno difficile, ma Treviso tornerà a splendere»

Il bilancio del sindaco Mario Conte: «Il Covid ci ha tolto la socializzazione e molte persone care, ma non ci può togliere le bellezze della città e su questo dobbiamo progettare il nostro rilancio, il nostro futuro»

 

«E' stato un anno evidentemente complicato, difficile e doloroso, che ci ha messo tutti a dura prova, ma che ha saputo anche esaltare una delle caratteristiche migliori della nostra comunità che è la solidarietà, soprattutto grazie al mondo del volontariato che ha spesso fatto da "legante" tra cittadini e Istituzioni». A dirlo è il sindaco di Treviso, Mario Conte, che ha così voluto iniziare il suo personale bilancio finale di un 2020 davvero atipico.

«Alla fine di questo anno, quindi, oltre alle borse sotto gli occhi per aver perso moltissime ore di sonno mi sento di ringraziare i trevigiani, ma anche di scusarmi perché alcune volte abbiamo dovuto prendere delle decisioni impopolari o di difficile comprensione anche se necessarie. Ora lo sforzo che dobbiamo fare è quello di lasciarci alle spalle questa annata...e io non leggerò nemmeno più l'oroscopo visto che quest'anno non mi ha portato tanta fortuna, ma sono comunque convinto che nel 2021 ci prenderemo delle belle soddisfazioni - continua il primo cittadino trevigiano - Dobbiamo però ancora ricominciare all'insegna della responsabilità, dell'attenzione, ma progettando il rilancio della città. Il Covid ci ha tolto la socializzazione e molte persone care, ma non ci può togliere la bellezza delle caratteristiche di Treviso e su questo dobbiamo progettare il nostro rilancio, il nostro futuro. Lo faremo facendo squadra, collaborando e rimanendo uniti senza tante polemiche sterili...solo così vedrete che la città tornerà molto presto a splendere».

LA LETTERA APERTA DEL SINDACO AI CITTADINI: 

Cari concittadini,

è un 2020 da mandare in archivio…o dove volete voi. Io, ve lo dico, un’idea ce l’avrei. Un anno “funesto”, inimmaginabile, inedito, stremante che finalmente se ne va. Se, da un lato, tutte le limitazioni, le frustrazioni e le sofferenze portate da questa pandemia non verranno sciacquate via da un semplice cambio di calendario (magari fosse così!), dall’altro dobbiamo avere la certezza che 𝗶𝗹 𝟮𝟬𝟮𝟭 𝘀𝗮𝗿𝗮̀ 𝘂𝗻 𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝗹𝗮𝗻𝗰𝗶𝗼 𝗲 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮. C’è un vaccino, c'è una scienza che sta facendo, in poco tempo, passi da gigante nella cura del virus, ci sono i comportamenti responsabili dei cittadini. Ma non potremo mai dimenticare i 924 morti solo a Treviso e Provincia, i mesi passati a casa, gli appelli a non uscire, la paura di ammalarsi o che i nostri cari, magari più deboli, potessero essere contagiati e finire in ospedale. Un anno nel dramma della propria attività chiusa ma con le spese fisse segnate sul calendario, l’affitto, il mutuo, la famiglia, i bambini da crescere e mandare a scuola. La scuola, altro capitolo doloroso: i banchi vuoti, la socialità azzerata. Per non parlare delle conseguenze economiche: le richieste al Comune di 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗼𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 sono aumentate del 𝟯𝟱% così come il 𝟯𝟱% delle imprese ha rischiato di abbassare definitivamente le serrande. Le famiglie che hanno ricevuto 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝘁𝗶 𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗰𝗶 𝗲𝗺𝗲𝗿𝗴𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗶 sono passate dalle 𝟵𝟰 𝗱𝗲𝗹 𝟮𝟬𝟭𝟵 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝟭𝟳𝟰 𝗱𝗲𝗹 𝟮𝟬𝟮𝟬 (+𝟴𝟱%). 150 sono le partite Iva che hanno aderito al Treviso Fund con 𝟯 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗴𝗮𝗿𝗮𝗻𝘇𝗶𝗲 e 𝟲 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘃𝗲𝘀𝘁𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶. Abbiamo cercato, come Amministrazione, di dare risposte immediate in tutti i settori ma non voglio, in questa sede, tracciare bilanci. Dietro i numeri che vi ho appena elencato ci sono storie, generazioni di lavoratori, icone della “trevigianità”, persone oneste, piccoli imprenditori, sorrisi dietro al bancone spenti da un virus, orrendo nella forma e nelle conseguenze. Da sindaco ero consapevole che avrei dovuto affrontare periodi belli e meno belli, ma mai di dover asciugare così tante lacrime, comprese le mie. Sapevo che le sfide da affrontare sarebbero state tante, ma mai avrei pensato a un dramma di questa portata, alla Città desolatamente vuota nei suoi eventi più importanti e all’assurda paura che si riempisse. Mai avrei pensato di non poter stare in mezzo alla mia gente, a voi. Ecco perché voglio mandare a quel paese, a remengo, in malora, questo 2020. Che ci ha insegnato qualcosa, certo, ma ci ha tolto troppo. L’augurio che ci si fa di solito il 31 dicembre è “buona fine e buon principio”. Io preferisco augurare a tutti voi una giornata serena e tanta forza, energia e tenacia per affrontare il 2021. Lavoreremo insieme, sempre di più, per il bene della città. Per una Treviso piena di opportunità piena di verde, di eventi, di sport, di turismo e di vita. Forza trevigiani e grazie del vostro sostegno!

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