Case Ater, sfratti e morosità: il Comune è creditore di quasi 1 milione di euro

Il sindaco Conte: «Come Comune siamo disposti ad aiutare solo quelle persone che dimostrano buona volontà e hanno voglia di darsi da fare per trovare una soluzione ai loro problemi. Dobbiamo però stare attenti ai "furbetti", perché a volte la pigrizia prevale»

Quasi 1 milione di euro di arretrati sulle spese per il mantenimento complessivo degli alloggi Ater di Treviso. E’ questa l’attuale situazione economico-finanziaria che deve affrontare Cà Sugana, creditrice di ingenti somme di denaro nei confronti di innumerevoli nuclei familiari morosi ormai da troppi anni. «Si tratta di una situazione borderline certamente impegnativa per le casse del Comune – afferma amareggiato Mario Conte, primo cittadino della città – Deve assolutamente cambiare l’idea che il Comune possa aiutare sempre e comunque tutti indistintamente. Come Amministrazione siamo a disposizione solo di chi è realmente in difficoltà. L’obiettivo dei controlli sugli alloggi Ater, da tempo avviati su tutto il territorio comunale, è dunque proprio quello di permetterci di gestire al meglio le poche risorse che abbiamo per aiutare le famiglie in crisi. Dobbiamo infatti evitare di aiutare i “furbetti” e per questo chiunque abbia ottenuto contributi comunali o statali in maniera illecita verrà presto contattato per dare spiegazioni sulla sua posizione. Diversi avvisi sono già stati inviati proprio in queste ultime settimane».

Il sindaco è poi intervenuto sull’episodio, avvenuto nel pomeriggio di giovedì in Via Cadore presso la sede dei Servizi Sociali comunali, nel quale un capofamiglia sfrattato da una casa Ater ha dal nulla minacciato di darsi fuoco in presenza del figlio 15enne, scatenando in tal modo l’immediato arrivo sul posto dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine che, grazie anche all’intervento di Conte, hanno presto riportato l’uomo alla calma. «Il tema sfratti è un argomento attuale, ma fortunatamente si è trattato di un episodio isolato. Come Comune, ripeto, siamo disposti ad aiutare solo quelle persone che dimostrano buona volontà e hanno voglia di darsi da fare per trovare una soluzione ai loro problemi – chiosa il sindaco - Dobbiamo però stare attenti perché a volte la pigrizia prevale, come nel caso di questo capofamiglia che ha un debito di circa 27mila euro con il Comune, accumulato in anni di morosità, per il quale ha già ricevuto in passato innumerevoli proroghe di pagamento e sfratto. Ho spiegato a questa persona che deve assolutamente trovare un lavoro per sé e per il figlio, per mantenere la famiglia come fanno tutti. In caso contrario, siamo pronti anche a eliminare i sussidi di cui la famiglia gode da tempo».

«Il Comune c’è sempre stato, c’è e ci sarà anche in futuro per tutti quei nuclei familiari che daranno dimostrazione di voler superare le difficoltà, a volte anche solo temporanee, con impegno. Però, è un concetto sbagliato pensare che il Comune possa aiutare tutti “vita natural durante”, non è economicamente sostenibile – chiosa un deluso Mario Conte - Inoltre, sul territorio comunale abbiamo veramente tante persone che in questo periodo stanno avendo difficoltà nei pagamenti degli alloggi sociali, ma molti stanno comunque cercando di rateizzare i debiti o magari di onorare anche solo simbolicamente i loro impegni economici. Altri, invece, stanno sottovalutando la situazione, ma i nodi vengono sempre al pettine nella vita. Pensare di vivere per sempre sulle spalle del Comune, adagiandosi ad una situazione di comodo, non è corretto».

«Laddove ci sono difficoltà noi siamo quindi pronti ad intervenire e sostenere, ma dove manca la buona volontà andremo a sensibilizzare e spronare le buone pratiche di convivenza e rispetto delle regole. Nonostante tutto – conclude il sindaco Conte - stiamo comunque continuando con i controlli amministrativi e finanziari nelle case popolari, anche sui patrimoni e sulle fasce Isee delle famiglie che ci vivono. La sinergia con l’Inps e le forze dell’ordine, in primis la Guardia di Finanza, sta facendo emergere uno scenario che ci richiama tutti alla responsabilità, soprattutto nei confronti di coloro che chiedono contributi alle Istituzioni. L’aiuto va dato per superare un momento di difficoltà, ma non dev’essere una sorta di vitalizio per vivere agiatamente tutta la vita».

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