Pedemontana Veneta, la Regione minimizza il crollo: «Tutto sotto controllo»

Lo sfondamento da parte dell'acqua di una sponda della trincea nel Montebellunese scatena le critiche da parte dei comitati. Replica della Regione che fa chiarezza sull'accaduto

Foto di Vicenzatoday

Il cedimento avvenuto domenica 8 settembre in una delle sponde della trincea del cantiere della Superstrada pedemontana veneta tra Trevignano e Montebelluna nel Trevigiano continua a far discutere e rinfocola le polemiche dopo un incidente simile accaduto tra il 15 ed il 16 di agosto.

Tra i primi a far sentire la propria voce è stato Osvaldo Piccolotto. Trevigiano doc di Altivole, volto storico della protesta contro la Pedemontana, nota anche come Spv, Piccolotto ieri sera ha diramato una nota al vetriolo: «Dopo il crollo di metà mese - spiega l'attivista - mi ero accorto di altri punti di criticità nel terreno». L'altivolese poi fornisce una sua spiegazione di quanto accaduto ieri: «Ad agevolare il tutto è stato, a mio avviso, una incauta deviazione del corso d'acqua dal punto del precedente cedimento del ponte-canale, dal quale hanno congegnato un canale di scolo dell'acqua sulla trincea, utilizzando la stessa trincea come bacino di laminazione. Tale soluzione - rimarca Piccolotto - è stata non solo incauta, ma molto ingenua, in quanto ha dimostrato, per l'ennesima volta, che chi sta lavorando non ha ben compreso la forza dell'acqua che ha spazzato via non solo la parte finale della nuova canalizzazione, ma anche una consistente parte della sponda, dalle nostre parti si dice: peso el tacon del sbrego, ossia peggio il rammendo della scucitura. A questo punto sarebbe bene ricordare che il territorio attraversato dalla pedemontana è molto fragile e deve essere protetto e salvaguardato e non distrutto. Stupisce inoltre che la magistratura, davanti alla sofferenza degli ecosistemi che si ribellano, resti a guardare inerte questo disastro ambientale».

Non va per il sottile nemmeno il trissinese Massimo Follesa, portavoce del Covepa, un coordinamento che da anni si batte contro la Spv. Follesa alle telecamere di Vicenzatoday.it durante una intervista raccolta domenica a Trevignano ha spiegato che se la superstrada fosse stata in esercizio il rischio per la circolazione sarebbe stato elevatissimo. Il Covepa poi rincara la dose. «È evidente - sottolinea il portavoce, che al riguardo non più tardi di ieri ha anche pubblicato una nota sul blog della associazione - che questa gestione del cantiere è deficitaria e non riesce a gestire le acque del territorio pedemontano. Più che una superstrada il governatore veneto del Carroccio Luca Zaia finirà per inaugurare un idroscalo. Il fatto che non ci siano stati feriti non deve esimerci dal tenere alta la guardia sulla sicurezza. Lo sfondamento di quella sponda sotto la spinta di acqua e terra deve farci riflettere». Nel frattempo sui social media stanno facendo molto discutere anche il video, girato da alcuni residenti, che riprendono il momento in cui la forza dell'acqua, avuta la meglio sulle sponde della trincea, invade la il sedime stradale.

La replica della Regione

«Domenica scorsa, si è avuto uno sversamento di acque piovane superficiali sul sedime di Pedemontana in trincea, nella tratta in cantiere. Era tutto previsto e, quindi, sotto controllo - commenta la Regione del Veneto in una nota ufficiale - Circa dieci giorni fa, infatti, il Concessionario ha scavato un solco provvisorio nel terreno affinché, in caso di rovesci, le acque delle canalette di irrigazione scarichino nel cantiere, per non allagare le campagne circostanti. Non vi sono stati pericoli per i cittadini, poiché quella parte di strada non è ancora in esercizio e si ricorda che, come cantiere, è inibita ai non addetti ai lavori. Nemmeno gli operai hanno corso pericoli, poiché sono al corrente dell'accorgimento assunto e, comunque, fermano le lavorazioni durante le piogge intense che portano l'acqua a tracimare.

La parte di Pedemontana già aperta non ha registrato alcun problema. Cosa è successo tecnicamente: nel periodo ferragostano, gli eventi piovosi hanno portato al crollo di una canaletta in calcestruzzo, e non ad un ponte canale, come anche in quell'occasione era stato sbandierato. La canaletta raccorda il sistema di irrigazione al ponte, al fine di superare Pedemontana in quel punto posta in trincea. Per evitare che un domani un'affluenza straordinaria di acqua tracimi in strada, è stato costruito un troppo pieno che dovrebbe portare gli esuberi di acqua in tre vasche di raccolta, laminazione e scarico nel terreno. Il sistema è stato aperto dal Concessionario pur senza la presenza delle vasche, ancora da costruire, in avvio della stagione irrigua su richiesta del Consorzio di Bonifica che premeva per dare continuità alla rete irrigua eliminando il bypass realizzato. A Ferragosto, durante eventi piovosi intensi, è tracimata l'acqua dalla canaletta, non ha trovato le vasche ad accoglierla e ha dilavato il terreno sottostante la canaletta di raccordo, dietro il sostegno del ponte canale. Quest'ultimo è rimasto indenne, la canaletta, mancandole il terreno di supporto, si è piegata ed è da rifare. Tutti i ripristini sono a completo carico del Concessionario. Appurata la dinamica dell'evento, il Concessionario ha predisposto un solco di scavo per far defluire le acque di troppo, in attesa della costruzione delle vasche necessarie, già previste ed approvate. Questi inconvenienti relativi alla raccolta delle acque superficiali non sono creati da Pedemontana, bensì sono già presenti da tempo sul territorio, tanto che spesso in alcuni tratti le campagne di allagano. La costruzione dell'infrastruttura impone una regimazione strutturata delle acque - in questo caso con troppo pieno e vasche - per evitare che possa un domani allagarsi la sede stradale in esercizio».

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