Piano Socio Sanitario regionale: il volontariato trevigiano esprime perplessità

Si sta svolgendo la discussione, in V Commissione Sanità, in vista del pronunciamento della Commissione previsto per metà ottobre e del successivo approdo in Consiglio Regionale

TREVISO Volontarinsieme – CSV Treviso, dopo un’attenta lettura e valutazione della proposta di legge che riforma il sistema socio sanitario regionale, condotta nell’ambito delle associazioni aderenti, ha inviato al consigliere Fabrizio Boron, presidente della V Commissione Sanità del Veneto e per conoscenza al Presidente Zaia e agli Assessori Coletto e Lanzarin, un documento con le osservazioni poste dal mondo del volontariato. In particolare si evidenzia come sulla struttura del PSSR incombe il negoziato sull’autonomia, come richiamato all’art. 2 del Ddl. In premessa si ricorda quali sono le principali aree interessate: valorizzazione risorse umane; sistema tariffario, sia per il rimborso che per la compartecipazione; la spesa farmaceutica. Secondo il volontariato la indeterminatezza del Pssr non è quindi giustificata da questo, ma dalla volontà politica di avere le mani libere sui provvedimenti attuativi. All’art. 1, comma 3  vengono elencate quattro aree: assistenza territoriale; assistenza ospedaliera; reti assistenziali; socio sanitario. I contenuti del Pssr saranno quindi decisi dalla Giunta Regionale, con l’elaborazione delle cosiddette “schede” con 4 o più provvedimenti (sentito il parere della V Commissione).

La struttura del Pssr – intesa come indicazioni di politiche socio sanitarie – è assolutamente generica, priva di contenuti oggettivi (standard, parametri, procedure certe, rapporto con i costi ecc.) salvo alcuni aspetti riguardanti i posti letto ospedalieri e delle strutture intermedie territoriali. Anche laddove vi sono indicazioni abbastanza puntuali, queste sono assolutamente subordinate alla preventiva autorizzazione degli apparati tecnici accentrati regionalmente (Azienda Zero e CRITE in particolare), vanificando quindi ogni possibilità di programmazione riferita ai livelli istituzionali.

“Si possono comunque cogliere in modo esplicito - o sottintese - linee di politica generale volte a superare l’universalismo del SSN, a delegare al privato interi pezzi di assistenza, a marginalizzare il sociale e il ruolo dei Comuni, a scaricare sul cittadino costi insopportabili. In sostanza a superare il “modello Veneto”, senza dirlo esplicitamente” afferma il Presidente di Volontarinsieme – CSV Treviso Alberto Franceschini che prosegue “Nel nuovo Piano, da come è formulato, l’accorpamento delle strutture che non raggiungono i parametri indicati sembrerebbe automatico, tecnocratico. Come saranno gestite le situazioni particolari come montagna, laguna e polesine? O le eccezioni valgono solo per i punti nascita, tema sensibile che nella nostra provincia viene già attuato. La programmazione regionale riguarda anche l’autorizzazione all’esercizio di nuove strutture. Viene ribadito il ruolo di analisi del fabbisogno per il sociosanitario dei comitati dei sindaci di distretto, della conferenza dei sindaci e del piano di zona, ma questo non sembra elemento sufficiente per l’accreditamento, che spetta esclusivamente alla programmazione regionale. Noi, rappresentanti del mondo del volontariato, chiediamo che gli organi intermedi abbiano invece maggiore peso nella valutazione dei fabbisogni e dei relativi servizi socio-sanitari, partendo dall’osservatorio privilegiato del territorio e delle comunità che rappresentiamo”.

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