Museo della polizia sfrattato dalla stazione: «Pronti a trovare un accordo»

A San Biagio di Callalta, Reti Ferroviarie Italiane ha chiesto al World Police Museum di abbandonare gli spazi della stazione. Le precisazioni delle forze dell'ordine sulla vicenda

Con una comunicazione scritta, inviata tramite raccomandata, Reti Ferroviarie Italiane (Rfi), ha notificato al World Police Museum l’inadempienza ad un termine del contratto di comodato d’uso gratuito sulla stazione di San Biagio di Callalta.

In sostanza, all'unico Museo della polizia presente nella Marca è stata presentata una lettera di sfratto in cui veniva chiesto alle forze dell'ordine di lasciare liberi entro il 31 ottobre i locali della stazione ferroviaria, sgomberando tutti gli oggetti presenti all'interno del museo. Sulla vicenda Michele Mastrosimone, presidente del World Police Museum, ha voluto esprimere una serie di importanti considerazioni. «Prima di tutto - esordisce - cercheremo di giungere ad una soluzione che possa essere quanto più soddisfacente possibile per entrambe le parti. Ci tengo, però, a precisare alcuni aspetti per noi molto importanti, a scanso di equivoci. Il World Police Museum ringrazierà sempre l’amministrazione comunale di San Biagio di Callalta e il sindaco Alberto Cappelletto dal momento che è sempre stato l'unico a dimostrarci con fatti e non parole quanto a cuore avesse il museo fino ad instaurare con i membri della nostra associazione un rapporto di amicizia vera e propria e dal punto di vista meramente economico, con sponsorizzazioni a vario titolo che hanno permesso la sopravvivenza del museo fino ad oggi. Smentisco tutte le voci di “mancanza di cooperazione” tra l’amministrazione comunale ed il museo circa la sistemazione di alcuni cassonetti per la raccolta dei rifiuti nei pressi della struttura. Ciò non corrisponde a realtà in quanto lo stesso sindaco Cappelletto si era più volte offerto per trovare una soluzione all’emergenza che, complice la nuova illuminazione della stazione stessa, era diventata insostenibile. A tal fine, giova precisare che tutta l’area, compreso l’immenso piazzale antistante la stazione è di proprietà di Reti Ferroviarie Italiane a cui spetta, sempre e comunque, ogni decisione finale». 

Rfi ha poi accusato i rappresentanti del museo di non essersi mai presentati agli incontri per chiarire la situazione nei mesi scorsi. «Ciò non corrisponde a realtà - continua Mastrosimone - infatti ci risulta essere stata organizzata un’unica riunione lo scorso 5 settembre, alle ore 15.30, presso gli Uffici di Rfi a Mestre alla quale non ho potuto partecipare in quanto colpito da una gravissima forma di sciatalgia lombosacrale che mi ha tenuto lontano dal lavoro per 3 settimane. Dopo questa convocazione, nè via email, nè via posta nè via telefono abbiamo ricevuto comunciazione di altre riunioni e rimaniamo in attesa di conoscere dove e quando sono state organizzate. Detto ciò - prosegue Mastrosimone - sono assolutamente pronto a trovare una soluzione che possa essere accettata in primis da Rfi e, se così non dovesse essere, di voler richiedere fin d’ora la possibilità di uno slittamento della data di riconsegna dell’immobile. Un unico mese di preavviso - conclude il direttore del museo - è assolutamente improponibile in quanto, questa associazione deve rapportarsi con le varie ditte che verranno a disinstallare condizionatori e sistemi di allarme/videosorveglianza, operazioni che devono essere svolte unicamente da personale qualificato e che ci richiederanno diverso tempo prima di poter lasciare il museo».

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