Cesana, l'appello della CGIL: "Basta omertà, prima l’interesse collettivo"

La denuncia del Sindacato: Ripristinare la legalità significa imporre le responsabilità a chi ha sbagliato. Dubbi sull’asilo: “Qual è il reale oggetto del contendere se non il futuro del servizio?”

VITTORIO VENETO “Un anno fa denunciammo pubblicamente la malapolitica nella gestione del Cesana Malanotti. Dicemmo allora che se quello che pareva emergere fosse stato confermato, la Regione avrebbe dovuto costituirsi parte civile. Tanto più oggi, considerando le indagini che sta svolgendo la magistratura, sul quale siamo certi si andrà fino in fondo nella ricerca della verità e delle responsabilità, la questione Cesana non può essere relegata a questione locale e la Regione Veneto deve essere il primo soggetto che chiede verità e che supporti quanti la esigono”.  Questa la posizione della CGIL trevigiana nell’intervenire sulla vicenda del Cesana Malanotti di Vittorio Veneto.

Ivan Bernini, segretario generale della Funzione Pubblica CGIL non nasconde l’amarezza rispetto alle dinamiche che stanno animando il dibattito nel vittoriese e che vede ancora protagonista il centro di servizi e le sue prospettive future. “Anche la questione che attiene al possibile passaggio di gestione dell’asilo dal Comune al Cesana, sulla quale come sindacato stiamo confrontandoci con Comune, Cesana e lavoratori, in un dialogo che mira in primo luogo a garantire qualità e continuità dei servizi e tutela per lavoratori e famiglie, viene usata per altri scopi, meno nobili. E parte di chi si fa promotore delle firme, non chi firma in buona fede, non si è mai preoccupato di sentire il parere di chi lavora o di ascoltare più voci – puntualizza Ivan Bernini -. Viene da pensare che l’oggetto del contendere non sia allora il futuro del servizio e le prospettive di investimento per la collettività, dando discontinuità netta alle gestioni precedenti, quanto proprio l’opposto”.

“Ci preoccupa non poco l’atteggiamento di coloro che, a fronte delle pluriennali gestioni precedenti oggetto delle indagini della magistratura, continuano muoversi come se nulla fosse accaduto. Trattando quelle questioni come piccolo incidente di percorso, sperando, forse, che tutto cada nel silenzio o nel dimenticatoio. Così come non comprendiamo fino in fondo l’atteggiamento di coloro che dovrebbero pretendere il ripristino di condizioni di legalità e di massima trasparenza di un bene pubblico della comunità vittoriese, che qualcuno pare avesse spremuto per altri fini.  In altri termini – affonda Bernini -, troppi ancora fanno finta che nulla sia accaduto, che nessuna indagine sia aperta o che tutto sommato sia più utile metterci una pietra sopra”.

“È tempo che la comunità, la politica e tutti i soggetti che gravitano sul vittoriese, ma anche la stessa Regione Veneto, assumano senza ambiguità e distinguo alcuno che legalità, trasparenza e correttezza nell’utilizzo di risorse e beni pubblici di interesse collettivo, e non di ristretti gruppi di interesse, devono essere punto fermo, una barriera invalicabile oltrepassata la quale non si possono fare sconti di responsabilità” conclude Giacomo Vendrame, leader della CGIL provinciale.

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