Aggressione in spiaggia, i testimoni: «Scene da panico». E i violenti deridono i bagnini

Una quindicina di giovanissimi identificati dopo l'episodio di violenza a Jesolo. Forze dell'ordine al lavoro per accertare le responsabilità. Foto e video pubblicati su Instagram

La spiaggia di Jesolo

I giovanissimi che domenica hanno aggredito gli addetti al salvataggio in spiaggia a Jesolo hanno agito con modalità da baby gang: in branco, con spregiudicatezza e violenza. Calci e pugni solo perché erano stati invitati ad andarsene da un punto della spiaggia in cui non potevano stare. Sulla vicenda stanno indagando sia la polizia locale che la polizia di Stato, impegnate a ricostruire nei dettagli l'accaduto e a individuare tutti i partecipanti. Sono una quindicina quelli già identificati, ma in tutto si parla di una trentina di persone. Alcuni di loro hanno pubblicato dei contenuti su Instagram: foto che preannunciano l'attacco e, più tardi, video in cui deridono i bagnini picchiati. L'episodio è stato commentato dal sindaco Valerio Zoggia, che ha parlato di «profondo senso di amarezza». «Si tratta di un gesto che condanno con forza e che non può essere tollerato in alcun modo - ha detto -. La provocazione e la violenza non fanno parte del dna di Jesolo e dei suoi cittadini e nessuno deve sentirsi in diritto di macchiare la reputazione e l’immagine della nostra città».

L'episodio è avvenuto domenica all'altezza della torretta 16, all’interno del Consorzio Trieste. Inizialmente erano una decina, provenienti da Treviso e provincia, e sono stati invitati ad andarsene dal titolare dello stabilimento. Avrebbero reagito con insulti e sputi, ma si sarebbero allontanati. Poi, però, hanno progettato una sorta di "azione punitiva": sono tornati in trenta e hanno malmenato il titolare più altri due bagnini che hanno tentato di difenderlo. Causandogli ferite fortunatamente poco gravi, e seminando il panico in spiaggia. «Oltre a dover rispondere di quanto fatto - ha aggiunto il sindaco Zoggia - porteranno il peso e le conseguenze del loro comportamento. Quanto accaduto ci spinge però anche a riflettere sulla direzione che sta prendendo la società di oggi e in particolare i nostri giovani. Deve arrivare una risposta univoca da parte dell’intera società».

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Renato Cattai, presidente di Federconsorzi, chiede «pene severe contro questi teppisti: oltre alla situazione in sé, ovvero gli insulti e l’aggressione, va stigmatizzato il luogo in cui il tutto è avvenuto, ovvero in mezzo ai turisti, e soprattutto il fatto che hanno impedito eventuali interventi di salvataggio». Quindi, aggiunge, «auspico una dura condanna con  che preveda anche l’interruzione di pubblico servizio. Quindi chiediamo un daspo». Non solo: «Ci costituiremo parte civile e chiederemo i danni per il grave danno d’immagine provocato alla nostra città. Questi sono dei criminali e come tali vanno trattati».

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