Anziana travolta e uccisa a Maser, assolto "per non aver commesso il fatto"

La decisione del giudice Marco Biagetti nei confronti di Matteo Bragagnolo, il 40enne di Crespignaga accusato di omicidio stradale per la morte della 75enne Anna Furlan

Anna Furlan

Matteo Bragagnolo non ha ucciso la 75enne Anna Furlan. E' questa la conclusione a cui è giunto oggi, mercoledì, il giudice Marco Biagetti che ha assolto il 40enne di Crespignaga dall'accusa di omicidio stradale "per non aver commesso il fatto". Decisiva, o almeno questa è la tesi della difesa dell'uomo, affidata all'avvocato Daniele Toffanin del Foro di Treviso, quanto contenuto nella super perizia dei consulenti nominati dal Tribunale secondo cui l'anziana era stata travolta da un'altra vettura prima che il mezzo di Bragagnolo impattasse sul suo corpo in mezzo alla strada che era però già privo di vita.

L'incidente era avvenuto la sera del 9 febbraio 2015 a Caselle d'Asolo. Anna Furlan morì a pochi metri dalla sua abitazione, vittima di un investimento che le causò, oltre alla frattura delle gambe, lo schiacciamento della gabbia toracica. Per la Procura a causare l'incidente sarebbe stato Bragagnolo, che dopo aver colpito il corpo della Furlan si fermò e fu il primo a chiamare i soccorsi. «Non l'ho vista in tempo, non mi sono accorto e non ho potuto frenare»: disse agli investigatori. Ma secondo i consulenti del Tribunale, un medico legale e un perito stradale, la 75enne sarebbe stata centrata e uccisa da una auto diversa da quella del 40enne. Le ferite riportate dalla vittima, hanno riferito oggi in aula, non sono compatibili con i danni rilevati sull'auto dell'imputato. Per il Ctu Anna Furlan sarebbe stata colpita da una vettura che viaggiava ad alta velocità mentre il veicolo di Bragagnolo, al momento dell'impatto con  l'anziana distesa sull'asfalto, non avrebbe superato i 30 chilometri all'ora. Impossibile che la Volvo Station Wagon dell'imputato potesse, come risulterebbe dalla ricostruzione della dinamica dell'incidente stando alle lesioni riscontrate sul cadavere, averla sbalzata sul cofano per poi farla cadere rovinosamente a terra e investirla.

Bragagnolo peraltro non avrebbe visto la Furlan a terra perché distratto da un automobilista che, passato poco prima lungo il tratto dove si trovava il corpo, si sarebbe fermato e all'arrivo della Volvo del 40enne avrebbe fatto i fari, mettendosi a sbracciare per indicare proprio al 40enne quel corpo in mezzo alla carreggiata. «Ma quando mi sono accorto di quella sagoma sulla strada - ha raccontato  l'uomo - era troppo tardi e non sono riuscito ad evitare l'impatto». La famiglia della donna è già stata risarcita dalla compagnia assicurativa di Bragagnolo. Ma, in attesa delle motivazioni della sentenza, attese entro 90 giorni, pare di capire che il pirata della strada che l'ha uccisa resterà senza nome.  

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