Molinetto della Croda, la Procura presenterà ricorso contro l'assoluzione

Il Procuratore capo di Treviso, Michele Dalla Costa: «Nessun processo al volontariato, quello che si voleva chiarire era la situazione relative alle misure di sicurezza che erano state adottate per lo svolgimento della festa»

Il procuratore di Treviso, Michele Dalla Costa

La Procura di Treviso si prepara a presentare ricorso contro la sentenza con cui ieri il gup di Treviso ha assolto dall'accusa di disastro colposo e omicidio colposo i tecnici che si sono occupati della redazione del Pat in vigore a Refrontolo quando avvenne la tragedia del 2 agosto del 2014, l'onda di acqua e fango del Lierza gonfio di pioggia che travolse e uccise Luciano Stella, Giannino Breda, Maurizio Lot e Fabrizio Bortolin durante lo svolgimento della cosiddetta "festa dei omi". «Non si può morire per una festa - ha detto oggi il Procuratore capo Michele Dalla Costa - dalle indagini si evince che nel Pat del 2014 non vi erano chiare indicazioni sulla pericolosità della zona».

Per la Procura, mentre nella cartografia Molinetto della Croda veniva segnalato come «a rischio esondazione e ristagno idrico» nella parte di testo del documento di programmazione urbanistica non vi sarebbe alcun riferimento alla pericolosità dell'area, come invece è per il piano urbanistico precedente e per quello in vigore attualmente. Per questo erano stati indagati l'architetto Annalisa Romitelli (all'epoca dei fatti la responsabile dell'ufficio tecnico del Comune), l'architetto Leopoldo Saccon e il geologo Celeste Granziera, questi ultimi i tecnici della Tepco che è lo studio che si occupò della consulenza per la redazione tecnica del Pat, oltre a Valter Scapol, presidente della Pro Loco che, secondo l'ipotesi investigativa, non avrebbe richiesto le autorizzazioni per collocare la tensostruttura

«Leggeremo il dispositivo della sentenza - ha sottolineato dalla Costa - e poi faremo le nostre valutazioni». Il Procuratore ha anche risposto al presidente della Regione Veneto Luca Zaia, che aveva parlato di come con Scapol (per il quale era stato lo stesso pubblico ministero a chiedere l'assoluzione) fosse stato messo sotto accusa l'intero mondo del volontariato. «Nessun processo al volontariato - ha ribattuto il capo della Procura trevigiana - le indagini si sono invece mosse su un piano assolutamente diverso. Quello che si voleva chiarire era la situazione relative alle misure di sicurezza che erano state adottate per lo svolgimento della festa e la eventuale necessità di avere delle specifiche autorizzazioni per installare il tendone che poi è stato travolto dall'acqua e dal fango del torrente».

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