Scambio di foto sexy su Facebook, scatta il ricatto: costretto a vendere il bar

La terribile esperienza vissuta negli ultimi tre anni da un 49enne di Montebelluna. Arrestata e ora ai domiciliari per estorsione un 36enne ed una 25enne, di Ventimiglia: ad incastrare la coppia è stata l'indagine dei carabinieri

I ricatti sexy in rete sono purtroppo sempre più diffusi

Ingannato e ricattato da due truffatori senza scrupoli, un uomo e una donna, capaci di spillargli decine di migliaia di euro attraverso il più classico e certamente più diffuso raggiro on line, via Facebook. A finire nel mirino un 49enne di Montebelluna, proprietario di un bar che è stato costretto a vendere per assecondare il diabolico piano architettato dalla coppia. L'uomo, sull'orlo del baratro, ha trovato il coraggio di rivolgersi ai carabinieri di Montebelluna che dopo mesi di indagini sono riusciti ad identificare e arrestare i responsabili della truffa. Si tratta di una 25enne e di un 38enne, entrambi di Ventimiglia: attualmente sono agli arresti domiciliari per il reato di estorsione in concorso. Il provvedimento è stato eseguito il 19 luglio.

Il lungo calvario del 49enne comincia nel febbraio del 2016 quanto, attraverso la chat di Facebook, l'uomo conosce (virtualmente) una giovane donna residente in Liguria, con la quale, dopo le prime conversazioni, è entrato in confidenza al punto che i due hanno cominciato a scambiarsi delle fotografie intime ed a sfondo sessuale. Trascorsa  qualche settimana, la fantomatica donna lo contattava, sempre via chat e, dopo avergli rivelato il fatto che era una minorenne, gli estorceva la somma di 6mila euro, in cambio del suo silenzio in merito allo scambio delle fotografie. Il 49enne accettava la richiesta e pagava la cifra convenuta, in varie rate, tramite paysafecard. Qualche giorno dopo raccontava l’episodio ad un’altra amica di Facebook, da lui conosciuta come “Laura”, anche lei residente in Liguria, la quale si rendeva disponibile ad aiutarlo presentandogli un hacker che, da remoto, avrebbe ripulito dalle foto e dai dati compromettenti, sia il suo computer che quello della fantomatica minorenne.

Il giorno successivo all’operazione “di pulizia” effettuata dall’hacker, il 49enne è stato nuovamente contattato dalla minorenne che gli chiedeva ulteriori 4mila euro poiché si era accorta di un tentativo di intrusione sul suo computer, che aveva ricondotto a lui. Impaurito per questa nuova richiesta di denaro, il barista ha contattato l’hacker che gli ha spiegato l’accaduto e questi si è subito reso disponibile a raggiungerlo a Montebelluna per prendere in consegna la somma, che avrebbe consegnato personalmente alla minorenne, per mettere fine alla vicenda. Il tutto dietro un compenso di 2mila euro. Il barista ha accettato l’offerta, si è incontrato con l’hacker e gli ha consegnato la somma complessiva di 6mila euro.

Dopo qualche mese, nell’autunno del 2016, l’hacker contattava il barista e gli chiedeva la somma di 10mila euro, poiché si trovava in difficoltà economiche per il pagamento di spese legali conseguenti ad un arresto che, asseriva di avere subito in Venezuela. Al tentativo di resistenza da parte del 49enne, l’hacker lo ha minacciato di denunciarlo, facendogli presente che dopo avere “ripulito” il suo computer, aveva salvato tutto il materiale pedopornografico su una chiavetta USB. Decisamente impaurito per tale eventualità e dietro continue pressioni da parte dell’hacker, il barista, nel periodo compreso tra settembre 2016 e settembre 2017, gli corrispondeva l’intera cifra, in varie tranche da 500 fino 1.000 euro e sempre tramite paysafecard, un totale di circa 25.000 euro. E per far fronte a tali ingenti richieste di denaro, è stato costretto a cedere la sua attività.  

Agli inizi del mese di ottobre 2017, a fronte di un’ulteriore richiesta di 6mila euro arivata da un sedicente appartenente alla polizia postale che lo ha ricattato, rappresentandogli di essere in possesso di una chiavetta USB contenente materiale pedopornografico per lui compromettente, che avrebbe trasmesso all’Autorità Giudiziaria se non avesse pagato la somma richiesta, il 49enne finalmente si è deciso a sporgere denuncia al nucleo operativo della Compagnia di Montebelluna.

Le indagini hanno permesso di identificare la 25enne residente a Ventimiglia, la fantomatica minorenne e per la famosa “Laura” che aveva messo in contatto il barista con l’hacker, a sua volta identificato per il suo convivente 36enne. Entrambi hanno precedenti per delitti contro la persona ed il patrimonio, nonché in materia di armi e sostanze stupefacenti. L’attività investigativa ha permesso di accertare che tutti i pagamenti effettuati tramite paysafecard, erano stati riscossi dalla coppia. Acclarato inoltre che la telefonata effettuata dal sedicente agente della polizia postale, era stata effettuata proprio dall’utenza telefonica del 36enne. Venerdì 19 luglio i carabinieri di Ventimiglia, su delega della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Treviso, hanno arrestato i due responsabili per il reato di estorsione in concorso, sottoponendoli agli arresti domiciliari.

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