Omicidio di Rolle, la difesa di Papa attacca: «Scaduti i termini di carcerazione»

Il presunto killer dei coniugi Nicolasi resterà in cella: la proroga è stata chiesta per effettuare un accertamento dattiloscopico (cioè delle impronte digitali) relativo ad un cellulare appartenuto alle vittime contenuto in una scatola

Sergio Papa

Nuovo scontro fra la Procura di Treviso e la difesa di Sergio Papa, il 35enne accusato del duplice omicidio dei coniugi Loris e Annamaria Nicolasi, avvenuto il 1 marzo dell'anno scorso nella casa della coppia di anziani a Rolle di Cison di Valmarino. Ad accendere le polveri della nuova polemica fra il sostituto procuratore Davide Romanelli e l'avvocato Alessandra Nava la richiesta del pm di prorogare la custodia cautelare in carcere di Papa, i cui termini sarebbero scaduti domani, di altri mesi. 55 giorni quelli invece concessi dal gip Gianluigi Zulian, provvedimento contro cui si scaglia la Nava.

«Rispettiamo il provvedimento del giudice per le indagini preliminari -ha detto l'avvocato- che pure ha concesso meno di quanto il pm avesse richiesto, ma non lo condividiamo in diritto e quindi lo impugneremo in Cassazione. La proroga è un istituto eccezionale che la legge ammette solo in casi tassativi e nessuno di questi è tra quelli indicati dal pubblico ministero». La proroga è stata chiesta per effettuare un accertamento dattiloscopico (cioè delle impronte digitali) relativo ad un cellulare appartenuto alle vittime contenuto in una scatola. Materiale già portato all'attenzione del Ris di Parma che però avrebbe verificato solo l'involucro senza svolgere accertamenti sul telefonino.

Per la difesa questo nuovo accertamento: «Non rende necessaria la custodia cautelare in carcere perché in nessun modo Papa, da uomo libero, potrebbe interferire con attività che potevano e dovevano essere effettuate nei termini ordinari di custodia. Non c'è maggiore ingiustizia di una giustizia strumentalizzata ai tempi delle indagini, che non possono mai forzare le norme in tema di libertà personale di chi non è stato ancora rinviato a giudizio perché non ci sono prove dimostrative della sua responsabilità. Non c'è maggiore ingiustizia di una giustizia strumentalizzata ai tempi delle indagini, che non possono mai forzare le norme in tema di libertà personale di chi non è stato ancora rinviato a giudizio perché non ci sono prove dimostrative della sua responsabilità».

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