A Treviso torna anche quest'anno l'attesissimo Mercatino del Libro Usato 2017

Ancora una volta a regia di questa proposta ci sono i Padri Carmelitani Scalzi e gli studenti trevigiani che, gratuitamente, si occupano di vendere i testi scolastici ai compagni

TREVISO La città di Treviso è una location piccola e carina, verde e ordinata, piena di ragazzi più o meno coinvolti in diversi gruppi per condividere e scambiare idee. Fra questi, i ragazzi "del Carmelo" (Padri Carmelitani Scalzi, ndr), meglio noti come "quelli del mercatino" che ogni anno, fra la fine di agosto e il mese di settembre, si rimboccano le maniche per riempire gli scaffali con libri di seconda mano adottati nelle scuole superiori di Treviso. «È un po' faticoso, però ne vale la pena» spiega Alvise, uno di loro.

Una bellissima occasione per tutti, quella del mercatino. Portare i vecchi libri per poi venderli a qualcuno che potrà riutilizzarli significa dare nuova vita ad ammassi di pagine destinati alle discariche, far risparmiare sul caro libri le famiglie, retribuire una buona parte del prezzo di copertina ai proprietari dei libri venduti e sperare di diminuire, seppur in piccolo, produzione di nuova carta. Tutto molto bello, ma dietro a tutto questo cosa si nasconde? Non sembra strano che tanti ragazzi, ormai etichettati come "svogliati" dalla società, si diano così da fare per un'attività del genere? Si potrebbe pensare che dopo tutto il lavoro di allestimento, schedatura, immagazzinamento, vendita e inventario, questi ragazzi vengano generosamente ricompensati dal punto di vista lucrativo. Null'affatto in realtà!

«Di tutti i soldi che riceviamo non guadagnamo nulla» spiega lo staff. «I libri vengono venduti a metà prezzo, perciò chi compra paga metà del prezzo di copertina, a cui chiediamo di aggiungere un euro. Un euro che non ci finisce in tasca, ma che viene dato in beneficenza per le opere che i padri Carmelitani svolgono in Romania ed Albania per i più bisognosi». Così questi ragazzi, che non si direbbe mai lavorino gratis, sono lì, ogni pomeriggio, ad accogliere la gente. Tuttavia l'obiettivo primario non è quello di aiutare le persone, perché ciò a cui veramente tiene lo staff del mercatino è tutt'altro.

«L'altro giorno una signora che veniva da fuori Treviso è andata via proprio contenta. Mi chiedeva se nel suo paese ci sono attività come quelle che organizziamo noi, perché ne era rimasta entusiasta» spiega padre Gabriele, uno degli adulti che si occupa della gestione del mercatino. «Mi è dispiaciuto molto doverle dire di no. Però questo fa riflettere sul fatto che solo i Cristiani fanno certe cose, e di certo non perché sono meglio degli altri». Sulle magliette dei ragazzi del mercatino e sullo striscione all'entrata pronto ad accogliere chi viene per vendere o comprare, compare una frase, una frase che sembra racchiudere l'essenza e il perché di questa iniziativa: "Solo lo Stupore conosce".

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All'apparenza non sembra dire molto, ma se ci pensate è proprio così: si diventa capaci di ri-conoscere (o conoscere di nuovo) ciò che ci circonda quando si smette di dare per scontato tutto ciò che accade, quando si ritorna a essere un po' bambini, capaci di nuovo di provare stupore e commozione per le belle cose che non sappiamo più apprezzare. Se ci pensate, non è affatto scontato o dovuto il servizio che il mercatino offre. «Alla base di questo progetto, quello che ci interessa è far vedere a chi viene cosa significa fare Chiesa insieme, in amicizia, per restituire a chi viene a trovarci ciò che noi abbiamo incontrato e che ha cambiato il sapore della nostra vita. Si chiama Gesù e speriamo che anche voi possiate incontrarlo qui come è successo a noi. Perché alla fine è questo il guadagno più grande: far sentire le persone volute bene».

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