Risparmio energetico, scoperta maxi truffa allo Stato per 110 milioni di euro

Indagine della Guardia di Finanza di Treviso: sette persone arrestate, tra cui due trevigiani, 28 indagati. La frode riguardava i "titoli di efficenze energetica" per lavori che in realtà non venivano mai eseguiti ma per cui quindici aziende ottenevano contributi pubblici

La presentazione dell'operazione al comando provinciale di Treviso

Avevano il compito di effettuare progetti di efficentamento energetico per conto di aziende di tutta Italia, presentare la documentazione apposita e ottenere così i rimborsi per i clienti e i "certificati bianchi", dei titoli da monetizzare alla borsa dell'energia. Una truffa dalle proporzioni enormi quella portata alla luce dagli investigatori del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Treviso. Una frode soprattutto ai danni dei contribuenti che pagano poi in bolletta, alla voce "oneri di sistema", questo tipo di illecito.

Complessivamente sono ben 28 gli indagati per il reato di truffa aggravata per il conseguimento indebito di erogazioni pubbliche. Sette di loro si trovano agli arresti domiciliari: un 30enne ed un 50enne, residenti a Treviso e a Ponzano Veneto, una 40enne padovana, due uomini residenti in provincia di Frosinone (tra cui Marco Perfili, giovane imprenditore ciociaro e presidente del settore Ambiente di Federlazio ed il padre), un milanese e un cosentino. Disposto il sequestro in via preventiva per equivalente di beni per 110 milioni di euro complessivi, in corso di esecuzione (già sottoposti alla misura circa 6 milioni di euro). Sono solo alcuni dei numeri dell’operazione “Energia Cartolare” condotta dalla Guardia di Finanza di Treviso, che da oltre un anno sta svolgendo indagini nei confronti di società operanti nel settore dell’energia, che hanno ottenuto i così detti “titoli di efficienza energetica” dopo la presentazione di progetti di efficientamento energetico, in realtà non eseguiti. Si tratta dello stesso filone d'inchiesta che nei primi mesi di agosto aveva portato all'arresto del coneglianese Paolo Cesaro e dell'opitergino Bruno Saccomani, oltre allo stesso Perfili.

I finanzieri hanno appurato che i fornitori di società detentrici di “certificati bianchi” erano evasori totali, oppure presentavano dichiarazioni annuali con valori irrisori, e comunque incongrui rispetto a quelli indicati dai clienti. Ha così preso il via un’attività mirata di approfondimento, che ha portato alla scoperta del sistema di frode e che ha indotto il Gip del Tribunale di Treviso, su richiesta della Procura della Repubblica, a disporre l’esecuzione un’ordinanza applicativa della misura cautelare personale degli arresti domiciliari nei confronti dei sette principali artefici, responsabili della realizzazione del meccanismo fraudolento.

le indagini hanno portato ad appurare che quindici E.S.Co. (Energy Saving Company), hanno attestato falsamente al Gestore dei Servizi Energetici (un organo del Ministero dell’Economia e delle Finanze) di aver eseguito oltre 3.900 interventi di efficientamento energetico, consistenti principalmente nella sostituzione di vetri semplici con doppi vetri, isolamento di pareti e coperture per il riscaldamento o raffrescamento di involucri edilizi. In tal modo maturavano il diritto al rilascio di Titoli di Efficienza Energetica (i “certificati bianchi”), rappresentativi, in sostanza, di un contributo pubblico strutturato volto ad incentivare la riduzione dei consumi di energia.

La negoziazione di questi titoli sul mercato regolato dall’apposito Gestore (GME) ha garantito ai soggetti indagati il conseguimento di un indebito profitto pari a circa centodieci milioni di euro. Si tratta solo di una parte dell’importo, stimato in oltre cinquecento milioni di euro, che gli indagati avrebbero potuto monetizzare negli anni successivi.

Le quindici "Energy Saving Company", sequestrate dalle fiamme gialle, avevano sede: due a Treviso, due a Torino, una a Padova, Frosinone, Milano, Pordenone, Catanzaro, Cuneo, Parma, Potenza, Roma, Cosenza e Vercelli.

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