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Cronaca Vedelago

Finge di essere il comandante dei carabinieri, 42enne condannato

Virco Tere, residente in provincia di Vicenza, ha ricevuto una sentenza di 8 mesi per truffa. Era accusato di aver fermato due giovani che erano in scooter e aver chiesto loro 20 euro per evitare il sequestro del mezzo dicendo che era a capo della stazione dell'Arma di Vedelago

«Sono il Maresciallo comandante della stazione dei carabinieri di Vedelago, lei ha commesso svariate violazioni al codice della strada, paghi 20 euro di multa». Ma con le forze dell'ordine Virco Tere, un vicentino di 42 anni, non c'entrava proprio nulla. Così oggi, 20 luglio, l'uomo (difeso dall'avvocato Stefania Bertoldi) è stato condannato a 8 mesi  di reclusione per truffa, reato derubricato rispetto alla più grave fattispecie dell'estorsione e dell'usurpazione di posizione pubblica.

La vicenda risale risale all'agosto del 2016. Due giovani entrambi 18enni, un ragazzo e una ragazza, erano a Vedelago e si stavano recando ad una festa di compleanno a bordo di uno scooter che è omologato per portare due persone. Ad un certo punto sarebbero stati affiancati da un'auto, che facendo segnali con i fari e affiancandoli avrebbe cercato di fermarli. «Ma lo sai che non si può andare in due in motorino?» avrebbe esclamato Virco, qualificatosi come il capo della locale stazione dei carabinieri. «Qua ci sono tutti gli estremi per un sequestro del mezzo» avrebbe continuato. E, per rendere la sua versione più credibile, fa una finta telefonata, chiedendo rinforzi ed un carro attrezzi per portare via il mezzo.

Peccato che l'auto "di servizio" fosse in realtà una comune utilitaria, peraltro senza tappo sul serbatoio e per giunta con una bambina che dormiva sul sedile del passeggero. La ragazza, insospettita dalle inusuali circostanze del "controllo" avrebbe quindi chiamato al telefono un amico e a quel punto  il 40enne avrebbe detto al guidatore dello scooter, in evidente stato di shock: «Va bene, se mi dai 20 euro la chiudiamo qua». I giovani hanno però la prontezza di riflessi di prendere nota dal numero della targa e, fatte un paio di telefonate, erano riusciti a scoprire l'inganno.     

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