L'assessore Donazzan in visita all'Officina Bernardi: "Un gioiello della Pedemontana"

L'assessore: "Questa azienda è un vero gioiello in termini di visione, di continua innovazione di prodotto e di processo, capace di conquistare mercati stranieri con le proprie relazioni"

Un momento dell'incontro

Qualità del prodotto, unitarietà di filiera e innovazione nel processo produttivo sono gli elementi che hanno fatto dell’azienda orafa Officina Bernardi di Borso del Grappa un piccolo gioiello della Pedemontana veneta. E’ quanto ha sottolineato l’assessore regionale al lavoro del Veneto Elena Donazzan visitando la realtà imprenditoriale di Borso, nata da una famiglia veneta di origine contadina di sette fratelli: nel 1991 alla morte del padre, scomparso a soli 50 anni, i due figli maggiori Francesco e Carlo, rispettivamente di 27 e 26 anni, iniziarono l’ avventura imprenditoriale partendo da un garage. Oggi esportano in 70 Paesi di tutto il mondo e possono vantare un fatturato di 66 milioni di euro anno e 130 dipendenti, tra cui la seconda generazione della famiglia Bernardi cresciuta in azienda tra management e direzioni.

“Questa azienda è un vero gioiello in termini di visione, di continua innovazione di prodotto e di processo, capace di conquistare mercati stranieri con le proprie relazioni, magari talvolta espresse in un coinvolgente dialetto, ma con un’altissima qualità ed una grande convinzione nella difesa del prodotto totalmente italiano - ha affermato l’assessore regionale - La tutela del Made in Italy è un valore economico e competitivo, e la convinzione di cui danno prova fratelli Bernardi testimonia alla politica che meno burocrazia e più difesa della produzione italiana nei confronti dei mercati, della contraffazione e del dumping dei prezzi sono fondamentali per questo settore strategico per il mercato del lusso”.

“Con i fratelli Bernardi – ha concluso Donazzan - abbiamo affrontato il tema dell’alta formazione di questo comparto, e ho chiesto loro che un’azienda importante come questa si faccia parte stimolante dei tavoli settoriali. Non è tempo di una concorrenza interna tra italiani: dobbiamo pensare che il nostro concorrente è all’estero e purtroppo sì sta comprando le nostre aziende per imparare o copiare e poi produrre altrove”.

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