Stop alle attività produttive per il Coronavirus, Piovesana: «Governo inadeguato»

«Proviamo come imprenditori un sentimento di sconcerto e solitudine per un modo di operare, in una situazione senza precedenti, che sta creando caos e incertezza»

«Le persone e la salute vengono prima di tutto - dichiarano Maria Cristina Piovesana e Massimo Finco - Se le Autorità sanitarie dicono che serve una ulteriore stretta sulle attività produttive, lo faremo responsabilmente così come abbiamo già adottato ogni possibile misura per la sicurezza. Le imprese sono al servizio della comunità e del Paese e lo saranno anche in questo momento drammatico, assicurando la continuità delle filiere essenziali e gli approvvigionamenti. Ma questo non significa non evidenziare l’inadeguatezza con cui è stato gestito un provvedimento così grave e complesso da attuare. Ancora una volta l’annuncio, aleatorio, è arrivato ieri a tarda sera ma al momento (pomeriggio di domenica) ancora non è noto ufficialmente quali siano le attività coinvolte, ci sono centinaia di migliaia di imprese e milioni di lavoratori in Italia che non sanno ancora cosa dovranno fare domattina. Fin dalla prima mattina di domenica l’Associazione è stata operativa per rispondere alle domande di centinaia di aziende che non sanno chi deve chiudere, quali comunicazioni dare ai collaboratori, quali tutele per chi dovrà rimanere a casa».

«Proviamo come imprenditori un sentimento di sconcerto e solitudine - proseguono Piovesana e Finco - per un modo di operare, in una situazione senza precedenti, con improvvisazione, che sta creando caos e incertezza non solo tra gli imprenditori ma anche nella popolazione, aggiungendo alla sofferenza e magari al lutto di questi giorni l’incertezza del lavoro e del reddito». «Le imprese hanno impegni e doveri ai quali adempiono con responsabilità, come, per esempio, il pagamento dei fornitori, il rispetto delle consegne o le buste paga dei collaboratori, e ad oggi non sappiamo come si potrà procedere. Emerge, una volta di più, la mancanza di conoscenza del sistema industriale moderno e della sua organizzazione di filiera per cui c’è il rischio concreto, che come sistema Confindustria stiamo cercando in tutti i modi di evitare, che si blocchino attività necessarie all’operatività delle stesse produzioni considerate strategiche ai fini della tenuta del Paese e per la gestione dell’emergenza sanitaria».

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«Come imprenditori abbiamo sempre rispettato le disposizioni delle Autorità sanitarie e del Governo, se non fossero ritenute sufficienti ci adegueremo. Ma chiediamo che ci sia chiarezza - concludono Piovesana e Finco - decisioni nero su bianco e non annunci, condivisione preventiva e valutazione degli effetti, tempi tecnici per chiudere le lavorazioni in corso e le consegne. E soprattutto un piano all’altezza della situazione, proporzionato all’emergenza, che ponga già ora le basi per la ricostruzione e attivi tutte le risorse che saranno necessarie per dare immediata liquidità alle imprese, piccole medie e grandi, estendere gli ammortizzatori sociali, compensare l’azzeramento degli ordini e dei fatturati per gran parte delle aziende, per evitare conseguenze irreversibili e far sì che un sacrificio necessario non renda incerta la sopravvivenza stessa di migliaia di imprese quando verrà il momento di ripartire».

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