Terziario e commercio, è boom della cassa integrazione

Secondo la Confcommercio provinciale sono almeno 7 mila i lavoratori trevigiani coinvolti in procedimenti di cassa integrazione in deroga o relativi al fondo di integrazione salariale

La chiusura dei negozi sta provocando danni enormi all'economia locale

E' boom di ricorso agli ammortizzatori sociali per le imprese Marca del turismo e del commercio non alimentare: sono infatti  almeno 7 mila i lavoratori trevigiani coinvolti in procedimenti di cassa integrazione in deroga o relativi al fondo di integrazione salariale. A fornire i numeri sulla portata dello tsunami economico che sta investendo il tessuto produttivo è la Confcommercio provinciale  il cui presidente Federico Capraro dichiara: « le nostre imprese sono in guerra, per migliaia esiste concretamente il rischio di chiudere».

Secondo la ricerca condotta da Confcommercio ad oggi si registrano oltre 800 pratiche per la Cassa integrazione in deroga (e altre  500 rimangono da scaricare) che interessano all'incirca 2.400 lavoratori mentre sono 340 gli accordi stipulati per il Fis (Fondo integrazione salariale) che invece riguardano  4.500 lavoratori. Tra i  settori il maggior numero di pratiche si conta nell'ambito dei  pubblici esercizi, del  turismo, della ristorazione e della moda. Il Fis prevede 9 settimane di contributo per  imprese con numero di dipendenti tra 5 e 50, mentre la CIGD (cassa integrazione in deroga) prevede, anche per microimprese sotto ai 5 dipendenti,  30 giorni ordinari più 9 settimane per un totale di 13 settimane di contribuzione. Grazie agli accordi tra Confcommercio e Parti sociali, per la provincia di Treviso, l’Ente bilaterale (EBiCom) facilita la procedura di accesso ed è diventato il riferimento di consultazione per tutte le pratiche per aziende che applicano i contratti del terziario e del turismo.

«In Provincia di Treviso sei stipendi su dieci - afferma Capraro – sono pagati da ziende del terziario. Di queste sono rimaste attive però solo quelle dei beni essenziali mentre tutte le altre hanno le serrande abbassate e sono alle prese con una gestione dei costi fissi e del lavoro dipendente che restano inalterati malgrado lo stop». 

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«Cassa integrazione in deroga e fis  sono soluzioni tampone che offrono una sopravvivenza temporanea - sottolinea il presidente provinciale di Confcommercio - mentre resta il problema gravissimo dell’anticipo del denaro ai lavoratori a casa per decreto. Se non si trova una soluzione immediata dal prossimo mese il crollo del potere d'acquisto sarà tale da mettere in discussione la capacità di spesa  delle famiglie anche solo per i  consumi essenziali. In pericolo c'è la tenuta  tenuta sociale del territorio anche considerando che i tempi di erogazione dell’ammortizzatore sul conto corrente del lavoratore potrebbero superare  qualche mese». «Il terziario privato - conclude capraro - ha subito uno shock, le imprese non recupereranno i fatturati perduti e i lavoratori hanno una perdita di reddito enorme. Sono a rischio chiusura migliaia di imprese: occorre un’assunzione di responsabilità immediata da parte delle banche e da parte dello Stato. Serve un cambio di passo ed un nuovo approccio economico: lo stesso che, in campo sanitario, ha consentito di allestire le camere di terapia intensiva in pochi giorni e di riallestire  gli ospedali in disuso in una settimana. Anche le imprese sono in guerra».

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