Elezioni a Ponte di Piave, Boer: "Dal sindaco poca trasparenza e troppa attenzione all'immagine"

A parlare, alla presenza degli altri sei consiglieri dimissionari, è l'ex vicesindaco durante l'incontro pubblico di mercoledì sera sulle cause del commissariamento del Comune

Paola Roma alla fine non si è presentata. L’ex sindaco di Ponte di Piave non ha accolto l’invito della sua ex vicesindaco Silvana Boer a confrontarsi pubblicamente davanti ai cittadini sulle ragioni e le conseguenze del commissariamento del Comune, avvenuto lo scorso agosto in seguito alle dimissioni di 7 consiglieri comunali, tra cui la stessa Boer.

L’incontro pubblico però si è tenuto ugualmente, ieri sera alla Casa Comunità Luciano Martin di Ponte di Piave, condotto da Silvana Boer con gli altri sei consiglieri dimissionari seduti in platea. Un appuntamento che ha fatto prevedibilmente registrare una larghissima partecipazione, con la sala già esaurita diversi minuti prima dell’inizio del dibattito. D’altronde, il desiderio dei pontepiavensi di comprendere cosa sia davvero avvenuto al termine della scorsa estate è ancora molto forte, a 10 giorni esatti dal voto amministrativo che rinnoverà sindaco, giunta e consiglio comunale di Ponte di Piave: ora Silvana Boer si candida come consigliere comunale per la lista civica trasversale Ponte per Tutti, a sostegno della candidatura a sindaco dell’avvocato Alvise Tommaseo, mentre Paola Roma si ricandida al ruolo di prima cittadina con la lista ViviPonte, stavolta sostenuta dalla Lega, partito a cui non era affiliata cinque anni fa.

“Le mie dimissioni non furono una decisione improvvisa ma maturata nel tempo – riafferma Silvana Boer - dovuta soprattutto alla poca trasparenza, allo scarso coinvolgimento, alla poca propensione al confronto e al dialogo di Paola Roma. Ovviamente questo atteggiamento ha avuto dei riflessi negativi su alcune opere, comportando costi discutibili”. A riaccendere il desiderio di ristabilire la verità, una postilla che Paola Roma fece aggiungere agli uffici comunali nella relazione di fine mandato, in cui si elencavano le opere pubbliche non portate a termine a causa del commissariamento: “Una falsificazione della realtà, una strumentalizzazione propagandistica dei più ordinari iter burocratici, oltre ad una grave mancanza di rispetto per l’egregio lavoro svolto dall’ex commissario Signoriello”.

Per circa un’ora, carte alla mano, Silvana Boer ha mostrato i conti del Comune, gli atti pubblici e il calendario delle opere: l’oneroso arredo della rotonda dei Carabinieri, gli orti urbani, la tanto discussa rotonda di Levada, il mancato coinvolgimento della commissione consiliare nella trattativa con l’Ater per gli affitti e i restauri degli alloggi popolari, l’inefficace azione legale nei confronti di Asco Holding per l’aggiramento della Legge Madia, intrapresa su consiglio dei partiti nazionali, nonostante le perplessità espresse a Paola Roma dai sette dimissionari. “D’altronde Paola Roma non è nuova a questi episodi: viene prima di tutto la sua immagine, spesso a discapito del lavoro di gruppo, dell’operato altrui e della verità. Anche i materiali diffusi durante la sua campagna elettorale lo confermano”.

Il materiale cui fa riferimento Silvana Boer è un depliant di ViviPonte diffuso nelle scorse settimane, in cui vengono rivendicate la buona gestione finanziaria, gli investimenti e le opere del Comune: “Sono d’accordo con Paola Roma: la gestione finanziaria della precedente amministrazione fu conforme alle norme – riprende Silvana Boer, che dell’amministrazione Roma fu anche l’assessore al bilancio – ma i dati numerici riportati in quel volantino sono tutti sbagliati, ed alcune opere fortemente volute da Paola Roma si sono rivelate scelte politiche opportunistiche che hanno impoverito i servizi ai cittadini. Opere onerose ed azioni legali avventurose, intraprese esclusivamente per il loro ritorno in termini di popolarità immediata e di voti il prossimo 26 maggio. Io però mi considero una responsabile amministrativa al servizio dei cittadini, ossia del bene comune, mentre quella su cui cammina Paola Roma è una strada diretta al successo personale: i nostri percorsi non sono più compatibili, per questo ci siamo chiamati fuori. Per responsabilità verso il mandato elettorale del 2014, Daniele Furlan, Stefano Favaro ed io abbiamo dato le dimissioni solo dopo la partecipazione al bando regionale per la realizzazione della rotonda di Levada, a nove mesi dal termine del mandato, in modo che il commissario potesse portare avanti la normale amministrazione senza alcun disagio per i cittadini. Cosa che ha fatto molto bene”.

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