Vendere il Sant'Artemio, la "pazza idea" di Marcon

La lettera aperta del gruppo consiliare provinciale "Amministratori di Marca" sul futuro del Sant'Artemio

Una vista aerea del Sant'Artemio

Leggiamo in questi giorni le varie opinioni sul destino del S. Artemio da parte del presidente della Provincia Marcon, dal segretario della Lega Da Re, dal direttore generale dell’ULSS2 dott. Benazzi e dal sindaco di Treviso Conte, opinioni legittime ma esclusivamente personali, considerando che il complesso del S. Artemio è un bene pubblico e la sua destinazione dovrà essere decisa collegialmente. Considerato che:

a) la proprietà dell’area è rimasta pubblica e questo era l’obiettivo fondamentale di ogni iniziativa nel tempo promossa da privati ed associazioni;

b) il piano finanziario proposto all’epoca dell’intervento (anno 2004) dall’Amministrazione leghista è stata quella di mettere in vendita un’enorme fetta del proprio patrimonio in centro storico e contestualmente effettuare un importante indebitamento per un lungo periodo 2034

“La pazza idea” di Marcon di vendere il bene al miglior offerente non ci piace. Riteniamo necessario aprire un confronto tra gli amministratori sul futuro del S. Artemio che dovrà rimanere a destinazione pubblica e non oggetto di scelte speculative, in una fase in cui peraltro il destino dell’Ente provincia è ancora incerto, dopo la riforma “Delrio” e l’indecisione di questo attuale governo che sul futuro delle province non ha ancora legiferato. A questo proposito, proprio per l'incertezza del ruolo di questo ente, nel caso si trovasse un acquirente per S. Artemio, in quale sede sarebbe trasferiti i 250 dipendenti?

E poi ci sono i costi, sostenuti e da sostenere. Ricordiamo che la scelta fatta dall'allora presidente della Provincia Luca Zaia di recuperare l'ex ospedale psichiatrico e definirne un uso pubblico con un progetto che doveva costare 65 milioni di euro ed alla fine è lievitato facendo perdere alla provincia importanti "pezzi" dal valore immobiliare. Sull'unghia poi la Provincia ha dovuto mettere altri beni e indebitarsi per arrivare ai più di 70 milioni di costo finale. Alla luce anche di questi aspetti, a maggior ragione pensiamo che la Provincia dovrebbe fare un operazione inversa ossia: per sostenere i costi di gestione di una cittadella blindata e faraonica dovrebbe aprire il più possibile ai servizi, accogliere per esempio gli ordini professionali e le associazioni di categoria, sfruttare la posizione decentrata e la dotazione buona di parcheggi, fare un operazione di rilancio del patrimonio che ha a disposizione. Chiediamo chiarezza, trasparenza e condivisione nelle scelte che riguardano il futuro di S. Artemio. La Lega deve capire che le chiacchiere si fanno al bar, mentre quando si parla del destino di un bene pubblico, pagato con soldi dei cittadini, serve la serietà di un confronto istituzionale.

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