Protesi mammarie scadute, interviene l'Ulss 2: «Nessun rischio per la salute»

L'azienda sanitaria ha voluto fare chiarezza sulla vicenda delle protesi finite nella bufera per la scadenza del marchio CE. Nessun allarmismo per le donne portatrici

In foto: protesi mammarie

Dal mese di dicembre 2018  l’azienda Ulss 2 in collaborazione con il Ministero della Salute, l’assessorato alla Sanità della Regione Veneto e l’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Plastica, segue le notizie sulle protesi mammarie con l’obbiettivo di garantire la massima tutela delle pazienti, evitando al contempo inutili allarmismi e assicurando la continuità degli interventi.

Il 19 dicembre l’Agenzia nazionale francese dei medicamenti e dei prodotti per la sanità ha sospeso sul territorio nazionale la commercializzazione e l’utilizzo delle protesi della ditta Allergan per la scadenza del marchio CE di questi prodotti. Il 20 dicembre 2018 la ditta Allergan ha annunciato la sospensione della vendita delle protesi al seno testurizzate e il ritiro di tutti i lotti rimanenti nei Paesi dell'Unione Europea. Il Ministero della Salute a partire dallo scorso 21 dicembre ne ha vietato l’utilizzo su tutto il territorio nazionale e l’’Ulss 2 ha immediatamente recepito tale ordinanza: da tale data, tutte le ricostruzioni mammarie sono state eseguite con protesi di altre ditte autorizzate.

Non sono note le ragioni per le quali alla decadenza dei termini, il marchio CE non è stato rinnovato alla protesi in assoluto più utilizzata in tutto il mondo, Stati Uniti  compresi. Si ipotizza che siano state richieste da parte del ministro francese alcuni chiarimenti sulla superficie delle protesi stesse; gli impianti infatti si distinguono tra quelli a superficie liscia o ruvida (testurizzata), quest’ultima caratteristica è stata introdotta  per ridurre la contrattura capsulare ed evitare la rotazione dell’impianto. Ad oggi, non ci sono evidenze scientifiche che identifichino alcun rischio immediato per la salute delle donne con protesi testurizzate. Il Ministero della Salute ritiene che non sia giustificato alcun allarmismo tra le donne portatrici di protesi.  

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