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Coronavirus, dalla laurea alla prima linea nell'emergenza all'ospedale di Cremona

Luca Andriollo, laureato all'Università degli Studi di Padova, ha lasciato il lavoro all'Ulss 7 e ha risposto immediatamente all'appello della Lombardia per la ricerca di medici

 

Dalla sua casa di Borso del Grappa fino all'ospedale di Cremona, in Lombardia, per rispondere a un bando urgente per medici e infermieri indetto dalla Regione Lombardia. Lui è Luca Andriollo, 26enne trevigiano laureatosi in Medicina nel 2018 all'Università degli Studi di Padova nella quale ha svolto per anni anche una proficua attività di rappresentanza universitaria al fianco degli studenti. Dopo la l'abilitazione, Luca ha cominciato a lavorare nella continuità assistenziale dell'Usl 7 Pedemontana di Bassano del Grappa (VI) con l'intenzione di trasferirsi, in un secondo momento, in Germania per completare la propria formazione. Appena iniziata la pandemia del Coronavirus, però, ha deciso di scendere in prima linea e ha risposto al primo bando indetto dalla Regione Lombardia per affiancare i medici del pronto soccorso dell'ospedale cremonese ormai allo stremo dopo giorni di sofferenze nel reparto di terapia intensiva e non solo. Questo prima che in Veneto la situazione diventasse drammatica. 

«Non voglio passare per un eroe, ho solo fatto il mio dovere - dichiara ai nostri microfoni il 26enne medico trevigiano - Per questo invito i miei giovani colleghi, che magari non hanno ancora un impiego, a scendere in corsia e dare una mano il prima possibile nelle strutture vicino a casa». Proprio per incentivare i giovani ad entrare nella sanità nazionale, Andriollo ha raccontato la sua esperienza con un video all'interno di un webinar su Doction, piattaforma web lanciata da Medice Associazione (dedicata ai medici liberi professionisti) per aiutare i medici neo-abilitati ad entrare nel mercato del lavoro nazionale. «La situazione qui a Cremona è al limite, sembra di essere in trincea. Ci sono persone a terra nei corridoi, ricoverate a terra su materassini e brandine in situazioni disumane - continua il 26enne medico trevigiano - L'ospedale di Cremona si è difatti fatto carico dei pazienti di Codogno e del Lodigiano, quindi dal giorno zero è assediato da ambulanze che arrivano in continuazione con le sirene accese». 

«Mettetevi in gioco, non abbiate paura, quello che perdete in termini di studio e preparazione per i vostri esami e per i vostri progetti è infinitesimale rispetto a quello che riceverete di ritorno dal punto di vista umano. Questa situazione vi darà nuove prospettive per la professione medica, sia per come la intendiamo noi sia per come ci vedono i cittadini. Vedere una persona che sta soffocando e che vi guarda è qualcosa che non dimenticherete mai: quando capirete che siete l'unica persona con cui può interagire perché i suoi familiari non li può vedere, avrete la determinazione per proseguire in questa stupenda professione» conclude Andriollo.

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