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San Giuseppe, il giovedì grasso con le Bergamasche

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Strada Boiago · San Giuseppe

Un giovedì grasso all'insegna del sole e del caldo, temperature ben oltre le medie stagionali, ha visto la sfilata delle Mille,questo il numero delle possenti pecore di razza bergamasca, oltre i 100 kg di peso per un'altezza di poco inferiore al metro, scese a svernare a fine autunno dalle loro malghe di Lusia in val di Fiemme nei coltivi a riposo della Marca. Una sfilata ritmata dallo scampanellio degli agnellini, oltre una decina i parti in questi ultimi 2 giorni- racconta Lucio il pastore- e dal ragliare insistito dei 4 asinelli nati nella nottata e già sgambettanti , ancorchè con qualche impaccio,attorno alle madri. A completare il ciarliero corteo una ventina di capre, anche loro con i cuccioli nati in settimana. Un saltellante asilo nido tenuto a bada con fermezza e discrezione dai vecchi cani pastore quando, per l'esuberanza dell'età, la frotta di pargoletti s'allontana un po' troppo dal gregge. A movimentare la giornata, dimostrando come sia difficile e dura la vita del pastore, l'arrivo di una pattuglia della Polizia Locale accorsa in seguito alla denuncia del proprietario di un fondo che aveva redarguito il pastore reo, a suo dire, di aver invaso la proprietà senza autorizzazione e di averla danneggiata gravemente. Una situazione paradossale e, se vogliamo, pure grottesca visto il prezioso lavoro gratuito che il gregge fa a beneficio proprio dei campi in riposo. Un siparietto, quello tra agricoltore e pastore con invito perentorio del primo al secondo di cambiare lavoro (sic!) affatto nuovo basti vedere i cartelli di divieto e le catene metalliche tese a sbarrare gli accessi in vari punti tra Quinto e Paese, accessi, guarda un pò, del tutto liberi per i cacciatori e le loro mute scodinzolanti il cui beneficio ai coltivi è davvero assai arduo intuire. Se gli armenti infatti concimano in modo bio, i novelli Rambo dopo aver sforacchiato qualche implume fertilizzano a suon di bossoli, un concime talmente a lenta cessione che impiega la bellezza di circa 120 anni per degradarsi.

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